Commissariato di Ostuni, denunciata albanese sul territorio di Carovigno

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Cronaca


Un ulteriore risultato è stato conseguito nella decorsa notte da parte del personale del Commissariato di Pubblica Sicurezza di Ostuni, diretto dal Commissario Capo Gianni Albano.

Nel corso di attività di controllo del territorio eseguita nel Comune di Carovigno, dipendente personale della Squadra Volante, sottoponeva a controllo di Polizia due individui del posto, fratello e sorella nati in Albania, come appurato alla fine di tutta l’attività identificativa.

Le operazioni di corretta identificazione dei due, di fatti, non si mostravano particolarmente agevoli data anche la reticenza della donna che, inizialmente assumeva una condotta furbescamente non collaborativa. Posto che i due erano sprovvisti di documenti personali e che avevano altresì dichiarato di averli in casa, si estendeva il controllo all’ appartamento. Avutovi accesso, all’interno vi erano una minore e la madre dei due, sempre di nazionalità albanese.

Alla vista degli operatori, la madre dei fermati, con un gesto repentino ma che non sfuggiva ai poliziotti, tentava di occultare qualcosa all’ interno dei pantaloni. Notato come detto il gesto, la signora veniva sottoposta a perquisizione personale che, all’ esito della stessa, dava riscontro positivo. Di fatti, all’ interno della biancheria intima, veniva rinvenuto un documento d’identità greco che la signora aveva tutto l’interesse a non far trovare agli agenti. Lo stesso riportava le generalità della figlia, con un particolare però e cioè che i dati anagrafici non coincidevano minimamente con quelli presenti sul passaporto e la patente di guida albanesi della figlia, rinvenuti poi nell’ appartamento con non poca fatica, dato l’ostruzionismo dei presenti, da parte degli accertatori.

Appariva chiaro che il documento occultato fosse falso non potendosi escludere neanche la genuinità del passaporto e della patente albanesi rinvenute. Pertanto tutti i presenti venivano condotti in Commissariato al fine di fare chiarezza sulla vicenda. Qui, onde accertare la corretta identità dei fermati appariva necessario sottoporli a fotosegnalamento, un passaggio operativo che consentiva, tra le altre cose, di avere certezza in merito alla validità del passaporto e della patente di guida albanesi posto che i dati anagrafici riportati coincidevano con quelli scaturenti dal fotosegnalamento della figlia.

Questo acclarava la falsità della carta di identità greca, rinvenuta indosso alla madre, contraffazione svelata e confermata anche attraverso l’ impiego di strumentazione tecnica in uso alla Polizia di Frontiera di Brindisi. E in effetti, sentita in merito a quanto accertato, la figlia confessava di utilizzare la carta d’identità falsa, comprata in Grecia e pagata 600 euro, per rimanere in Italia e grazie al suo uso e alla sua esibizione ai controlli, era riuscita a rimanere sul territorio nazionale per più di un anno a dispetto dei 3 mesi massimi per i quali sarebbe potuta rimanere per motivi turistici, periodo decorso dal mese di novembre del 2014, quando fece ingresso in Italia e abbondantemente scaduto.

La donna, identificata per M.T.,classe 1991, dovrà ora rispondere dinanzi all’ Autorità Giudiziaria cui, d’ intesa con la stessa, è stata denunciata a piede libero, dei gravi reati di possesso e fabbricazione di documenti di identificazione falsi e ricettazione della carta d’identità greca contraffatta, sottoposta a sequestro penale.

La sua posizione inoltre sarà segnalata all’ Ufficio Immigrazione della Questura di Brindisi per le ulteriori valutazioni di competenza.

Le attività d’indagine in merito alla descritta vicenda proseguiranno nei prossimi giorni non escludendosi a breve, ulteriori sviluppi e riscontri investigativi.


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