Una profumata lezione di umiltà

/ Autore:

Editoriali, Politica



Questa mattina i carabinieri del NOE di Lecce hanno messo sotto sequestro trecento metri di strada statale 172, interrompendo, o quanto meno rendendo meno agevole, la viabilità da e verso Locorotondo, quindi da e verso l’Adriatico. Come ormai è noto, la motivazione è da andarsi a ricercare ai danni presunti provocati dall’inghiottitoio del depuratore, sotto sequestro da altri due giorni. Nel cuore della Valle d’Itria è scoppiato un bubbone pieno, è il caso di dire, di merda, e paradossalmente è successo proprio nel giorno in cui Palazzo Ducale annuncia di essere stato ammesso all’associazione Borghi Autentici d’Italia, grazie alla quale si potrà valorizzare meglio il territorio.

Proprio mentre da Palazzo Ducale partiva questo annuncio, carabinieri e vigili urbani erano impegnati a deviare il traffico, perchè l’inghiottitoio del depuratore ha tirato fuori tanti di quei fanghi e liquami che la strada rischia di franare.

La vicenda è ben nota: da ottobre 2013. Una voragine si era aperta in Valle d’Itria, proprio a quattro metri dalla statale, un buco profondo metri, nel quale e dal quale uscivano i liquami. Una vicenda che è sempre stata documentata, raccontata, diffusa, anche grazie al nostro lavoro giornalistico. Ok, la competenza del depuratore è di Aqp, e quella della strada è dell’ANAS, e il Comune non può considerarsi responsabile, penalmente, per quanto accaduto. Lo dice la Procura, lo dicono le carte, lo dice il buon senso. Eppure Palazzo Ducale, dal giorno del sequestro, il 9 febbraio, non ha fatto altro che giustificarsi, dicendo sostanzialmente di aver fatto tutto il possibile. Ma chi ha chiesto niente?

Nei corridoi di Palazzo Ducale si poteva percepire, però, il fastidio che il comitato e la Cgil, che da subito hanno sollevato il problema (per essere precisi, la Cgil ha sollevato il problema del depuratore da ben prima che si aprisse la voragine), come se fossero mosconi rumorosi, fastidiose voci stonate rispetto all’affresco arcadico che si voleva dipingere.

Pure il giorno stesso del sequestro, Palazzo Ducale, il sindaco Ancona, ha preferito affidare ad un comunicato la posizione dell’Amministrazione, sottolineando come si fosse fatto tutto il possibile. Ancora oggi, nei comunicati che si sono susseguiti, la tesi è sempre stata la stessa: abbiamo fatto tutto quello che potevamo. Anzi, oggi si è scritto che ci si stava mettendo in contatto con il pubblico ministero che ha seguito l’indagine, dichiarandolo proprio alla stampa, che un po’ sembra significare che finora non era stato fatto. Al netto del fatto che se ti sequestrano il depuratore dove va a finire la fogna di tutta la città un minimo di interessamento bisogna pur dimostrarlo, quello che resta da chiarire è come mai si è scelto un atteggiamento difensivo, invece che aggressivo, rispetto alla vicenda. Già dal 2013, da quando sono successi i primi episodi, il Comune avrebbe potuto sbattere i pugni sul tavolo dell’Anas e di Aqp minacciando esposti e denunce. Quanto è accaduto non è successo in una contrada nascosta tra boschi e vigneti, ma in uno dei punti più trafficati della Valle d’Itria. Anche se Palazzo Ducale non ha responsabilità dirette, ci chiediamo cosa sarebbe successo se l’esposto fosse partito proprio dall’ufficio legale dell’Amministrazione. Forse avrebbero sequestrato prima, o forse non si sarebbe arrivato a questo punto.

Forse dovremmo pensare che il peso politico del Comune di Martina Franca è scarso, forse dovremmo pensare che se è vero che la strada è stata chiusa e che abbiamo una condizione viaria, a prescindere, pessima, le varie conferenze stampa sull’ammodernamento della 172, delle rotatorie, della strada provinciale 58, presentata in pompa magna non ci ricordiamo nemmeno più quanti anni fa, non erano altro che annunci gettati un po’ per caso, a cui non c’è stato nessun seguito. Le responsabilità politiche di quanto sta accadendo devono essere ricercate nella mancata previsione, nella difficoltà di ascolto del territorio, nella durezza delle proprie posizioni. Sostenere che “prima si fanno le cose e poi si dicono”, a volte non basta, e non solo perchè si dice che non si vuole dire, e lo si fa dicendolo, ma perchè ci sono situazioni per le quali serve innanzitutto l’appoggio della popolazione, che si ottiene dimostrando di camminare insieme, di tenere in conto le loro richieste. La vicenda del depuratore non è come una nevicata, annunciata solo il giorno prima: è una storia che è documentata ampiamente, da anni.

Ritornando al sequestro, non possiamo che considerare con profonda tenerezza i consiglieri di maggioranza, che si sono accorti dopo più di due anni che nella Valle d’Itria sgorgava merda come lava dall’Etna. Adesso annunciano di voler fare un consiglio monotematico, invitando Emiliano, un paio d’ore di teatro in cui non si potrà che prendere altro di una realtà evidente da anni, che proprio a non voler leggere i giornali e chiudersi il naso… La presa di posizione è quanto meno tardiva, inutile. Quasi fuori luogo: i cittadini ora non possono transitare sulla SS 172, ora il depuratore è sotto sequestro. E non pensi chi dall’altra parte invia comunicati di giubilo per il sequestro che la propria posizione è esente da critiche, perchè ci ricordiamo veementi comunicati contro circhi equestri, consigli infuocati, parole durissime contro i cammelli, ma nessun commento e nessun comunicato sul geiser di merda.

Martina Franca ha fatto una figura di merda, oggi. E lo si poteva evitare, ascoltando, aprendo anche una piccola finestra, farsi venire un dubbio, non difendere ad oltranza una posizione, perchè Martina Franca non è Stalingrado e chi assedia non indossa divise nere ma bussa alla porta dei propri rappresentanti.

Domani ci sarà una conferenza stampa, in cui ci farebbe davvero piacere sentire che il Comune di Martina Franca si costituirà parte civile nel processo, che chiederà i danni all’Acquedotto e all’Anas, che difenderà la dignità dei cittadini di Martina Franca. Che l’Amministrazione non abbia responsabilità penali lo sappiamo benissimo, l’ha detto la Procura. Adesso abbiamo bisogno di sentire altre parole.


commenti

E tu cosa ne pensi?