Associazione Salam, continua la raccolta fondi per il popolo saharawi. Tutte le info

/ Autore:

Società


Salam Ong per il popolo saharawi. Continua la campagna di raccolta fondi per aiutare il popolo saharawi colpito dall’alluvione: la ricostruzione dopo le prime donazioni:

A novembre scorso l’Associazione Salam aveva lanciato una raccolta fondi a sostegno del popolo saharawi messo in ginocchio da una violenta alluvione che ad ottobre 2015 ha colpito i campi profughi presenti da oltre 40 anni a Tindouf, nel sud dell’Algeria. Oltre 17000 abitazioni sono state distrutte: le case di mattoni di sabbia si sono sciolte, e le tende sono state spazzate via, facendo salire così a oltre 25 mila il numero degli sfollati. La bomba d’acqua che ha colpito i campi Saharawi, non solo ha distrutto o danneggiato seriamente ospedali e scuole, ma ha causato la perdita di ingenti quantità di cibo e di equipaggiamenti.

Per uscire dall’emergenza umanitaria e sanitaria, le organizzazioni che da anni si occupano di sostenere il popolo Saharawi, e tra queste anche Salam si sono impegnate in una raccolta di fondi che ancora oggi prosegue. Da questo primo appello, Salam ong ha potuto inviare e destinare al popolo saharawi 8.000 euro, fondi raccolti grazie anche alle donazioni di privati cittadini a cui l’associazione Salam esprime il più sincero ringraziamento.

Questi fondi sono stati inviati all’Associazione che ha promosso la raccolta, Kabara Lagdaf il cui Presidente Fabio Campioli è al momento presente nei campi interessati dall’alluvione per verificare che il materiale acquistato interamente con quei soldi, vada utilizzato per gli scopi preposti. A fine marzo, una delegazione dell’Associazione Salam raggiungerà Campioli, così come i rappresentanti delle diverse associazioni impegnati su questo fronte. Il contributo donato da Salam è servito soprattutto a portare i primi aiuti: a coprire, per una buona parte, le spese del viaggio di un container che ha trasportato 10 quintali di riso da La Spezia fino ad Orano, e per la restante parte sono andati ai primi interventi di ricostruzione delle case.

Ma l’emergenza non è finita e molte famiglie, specialmente quelle più povere, non sono riuscite a iniziare i lavori di ricostruzione: per questo, un gruppo di associazioni che da anni lavorano al fianco dei Saharawi (Jaima Sahrawi, El Ouali, Kabara Lagdaf, 1514 Oltre Il muro, UISP e Help For Children) ha lanciato una seconda campagna di raccolta fondi, sostenuta da Salam e dal Coordinamento degli enti e delle associazioni lombarde per la solidarietà al popolo Sahrawi.

COME SOSTENERE LA CAMPAGNA? Contribuendo con una delle quote disponibili e diffondendo le foto e i materiali che raccontano la situazione dei Saharawi: ogni voce in più conta, ogni tetto in più conta. Come ricompensa per il sostegno ricevuto, il donatore avrà l’opportunità di conoscere direttamente la storia di questo popolo attraverso le sue storie, la sua cucina, i suoi giochi e grazie a momenti di vera condivisione. Un incontro da cui – siamo sicuri – potrà nascere un’amicizia, come lo è stato per noi, che porterà a sostenere i Saharawi, a costruire un tetto oggi e una patria, si spera, domani.
La vita dei Saharawi, come la nostra, è fatta di incontri, di cibo, di gioco, di storie e di un tetto sotto cui ripararsi. Questa campagna è anche un’occasione per scoprirlo. Informazioni sulla campagna sono reperibili nella pagina internet: https://www.produzionidalbasso.com/project/ogni-tetto-in-piu-conta/ o nel sito internet dell’Associazione Salam: www.associazionesalam.org

Da sapere su questo popolo: I Saharawi, (letteralmente “gente del deserto”) nel 1975 sono stati costretti a lasciare la loro terra (nelle zone del Sahara occidentale) in seguito all’invasione militare del Marocco. Da allora i Saharawi vivono dispersi e divisi: una parte è rimasta nei territori occupati dal Marocco (nazione occupante), un’altra in Europa e la parte più numerosa (circa 200.000) si è rifugiata, dopo una fuga sotto i bombardamenti di napalm e fosforo, nel deserto algerino nei pressi di Tindouf.

(fonte foto: la rete)

commenti

E tu cosa ne pensi?