Lavoro. Filctem Cgil denuncia: “Nelle confezioni lavoratori ormai stagionali”

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Economia



Giordano Fumarola, segretario generale della Filctem Cgil di Taranto, denuncia la condizione di lavoro nel settore della manifattura, a Martina Franca e in provincia, dove, è ormai in atto un mutamento peggiorativo del lavoro, grazie sia alla mancanza di cultura di impresa della maggior parte degli imprenditori e per i colpi inferti dalla legge.

Le pratiche scorrette di alcune imprese del territorio si adattano ai tempi della crisi e trovano comunque un modo per sfruttare il lavoro e la buona fede dei lavoratori. Ancora una volta, il Primo Maggio, siamo costretti a denunciare che in alcune aziende confezionistiche di Martina Franca e della provincia di Taranto, i lavoratori sono considerati alla stregua dei macchinari, intercambiabili, costretti spesso ad accettare licenziamenti con la speranza di essere riassunti. In alcune aziende di Martina Franca, per esempio, può capitare che tutti i lavoratori siano stati costretti ad accettare di firmare lettere di dimissioni, tutti insieme, tutti lo stesso giorno, con la promessa, senza alcuna garanzia, di una assunzione in una nuova azienda. Come Filctem Cgil denunciamo da anni la mancanza di lungimiranza di una classe imprenditoriale locale che continua a preferire escamotage al limite della legalità, o spesso oltre, invece che investire nel processo produttivo e nella valorizzazione delle maestranze, nonostante sullo stesso territorio insistano aziende virtuose, nemmeno sfiorate dalla crisi, anzi, che proprio negli in cui chiudevano numerose imprese, sono riuscite a posizionarsi sul mercato in maniera positiva. Quello che il territorio sta vivendo, quindi, è una modifica strutturale del lavoro manifatturiero, divenuto quasi ormai definitivamente stagionale.

Se non bastasse questo, l’entrata in vigore del Jobs Act ha permesso che le promesse di assunzione a tempo indeterminato fossero accompagnate, qualora si fossero avverate, anche da una serie di incentivi statali e, con l’introduzione delle modifiche previste dal decreto legislativo 148/2015, che taglia, di fatto, gli ammortizzatori sociali, esponendo i lavoratori dopo poco meno di tre anni al rischio di essere nuovamente licenziati. La condizione stessa del lavoratore cambia, sia a causa di una classe imprenditoriale incapace di governare il cambiamento, ma di soccombere ad esso, sia per l’introduzione di nuovi strumenti che, di fatto, non tutela il lavoro, nè il lavoratore, nè l’impresa.

L’appello che lanciamo, quindi, è sia per le imprese, affinchè investano, quindi alle Istituzioni, affinchè possano sostenere processi di sviluppo innovativo, impedendo che un settore fondamentale come la manifattura continui a dissanguarsi e quindi agli organismi di controllo, perchè vigilino con più attenzione su quanto accade sul territorio.


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