L’uomo, l’impresa, il futuro: la prima giornata dei Colloqui di Martina Franca

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Economia, Società



Ai Colloqui di Martina Franca riflessioni sulle relazioni uomo – impresa e sulle alternative al modello socio-economico attuale per garantire la sopravvivenza di società civili, ambiente e culture differenti:

Addetti ai call center, autisti, cassieri e numerose altre professioni, manuali e intellettuali, sostituiti quasi sicuramente dalle macchine nei prossimi 10-20 anni: l’evoluzione tecnologica porterà, secondo recenti studi dell’Università di Oxford e della Forrester Research, a questa sostituzione del lavoro umano, e alla nascita di nuove professioni, insufficienti, però, a compensare quelle perse. E’ questo lo scenario emerso durante la prima giornata dei Colloqui di Martina Franca ‘Quale uomo per quale impresa’ organizzati dal Consorzio Costellazione Apulia, durante i quali un centinaio di imprenditori si stanno confrontando con filosofi, antropologi, giornalisti e accademici sulla relazione tra le diverse forme di impresa e l’uomo che le realizza e le subisce.

Il nuovo scenario caratterizzerà tutto il mondo, dagli USA ai paesi in via di sviluppo per finire all’Italia, Puglia compresa. «Secondo un altro studio della Banca Mondiale – ha spiegato nel suo intervento Nicola Costantino, professore ordinario di Ingegneria Economico-Gestionale del Politecnico di Bari – negli Stati Uniti il 47% dei posti di lavoro è a rischio, addirittura il 77% in Cina mentre per l’Italia si può ipotizzare, pur con la dovuta cautela necessaria nelle previsioni di medio-lungo termine, un valore vicino a quello stimato per i Paesi OCSE, il 57%. La Forrester Research, in particolare, prevede che nei prossimi 10 anni solo il 60% dei posti di lavoro persi negli USA sarà sostituito da nuovi; applicando la stessa percentuale all’OCSE e all’Italia, il tasso di disoccupazione potrebbe salire al 32% nel nostro Paese e al 39% in Puglia».

Per evitare che la disoccupazione raggiunga livelli insostenibili è necessaria una profonda revisione nella distribuzione del lavoro. «Sono proiezioni da assumere con prudenza ma che segnalano trend evidenti; come già intuito da Keynes nel 1930 dobbiamo considerare il lavoro un “bene” disponibile in quantità sempre più limitate, da distribuire con equità. Lavorare meno consentendo a tutti di lavorare diventerà una condizione irrinunciabile per la stessa sopravvivenza delle società civili e democratiche» ha concluso Costantino.

Di possibili nuovi modelli socio-economici, condivisione di risorse e valori, convivenza con culture differenti e conservazione dell’ambiente hanno trattato nei loro interventi (moderati dal vicecaporedattore TGR Rai Puglia Vito Giannulo) anche il filosofo Ermanno Bencivenga, la giornalista esperta di Medio Oriente Paola Caridi, l’antropologo Felice di Lernia, la sindacalista Silvia Candida, l’esperto tedesco in bioedilizia Rolf Ostmann e il sociologo e filosofo connazionale Jascha Rohr, l’esperto di apprendimento organizzativo Ugo Sgrosso, e i professori ordinari presso il Politecnico di Bari Vito Albino e l’Università degli Studi della Basilicata Cristos Xiloyannis.

«La presenza di tanti imprenditori a questa terza edizione dei Colloqui – commenta Vito Manzari, coordinatore dei Colloqui di Martina Franca – dimostra la volontà del tessuto produttivo di ripensarsi in chiave sostenibile da un punto di vista sociale, economico e ambientale. I dati preoccupanti sul prossimo futuro sono uno stimolo per utilizzare al meglio il tempo e cercare di invertire la rotta intervenendo tempestivamente. Una riflessione sulle caratteristiche dell’uomo che può affrontare i grandi cambiamenti dei nostri tempi diventa quindi doverosa».


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