Parla un rifugiato: “Finalmente posso parlare senza timore di essere ucciso”.

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Società


Pubblichiamo integralmente l’intervento di H. B., rifugiato politico camerunense, di cui omettiamo il nome per rispetto al suo status,  intervenuto recentemente ad una iniziativa sull’accoglienza organizzata da Sinistra Italia ad Alberobello “Dentro e fuori i confini d’Europa”. Un intervento molto significativo in giorni in cui il tema della violenza verso persone di diversa provenienza geografica è fortemente attuale.

Signore e Signori, buonasera.

Mi chiamo H. e sono di nazionalita’ camerunense.

Sono molto felice di essere qua’ e di vivere qua’ in Italia, in particolare ad Alberobello. E’ la prima volta in vita mia che mi trovo in un luogo in cui ho la possibilita’ di esprimermi senza avere paura di finire imprigionato o di morire.

In effetti sono un migrante che ha subito tutto quello che subisce una persona che non ha paura di esprimere la propria opinione in Africa.

Vorrei quindi raccontarvi delle differenze tra i nostri due stati, il Cameroun e L’Italia.

Ma vorrei cominciare ricordando come grazie all’Italia il Cameroun sia diventato famoso nel mondo durante la partita finita 1-1 nel corso dei Mondiali del 1982. Il mondo intero e’ rimasto sorpreso nel vedere come quegli uomini di colore tenevano testa alla grande squadra azzurra che nel corso della stessa competizione diventa campione del mondo. Era l’11 luglio 1982. Otto anni piu’ tardi quegli stessi uomini di colore battevano la grande Argentina di Diego Maradona, detentrice del titolo, nella partita d’esordio della Coppa del Mondo che si giocava in Italia. Questo per raccontarvi che l’Italia ha molto contribuito a rendere il Cameroun rinomato nel mondo.

Ma se ho fatto questo esempio che risale al 1982 e’ per dirvi che nello stesso anno saliva al potere Mr. Paul Biya in qualita’ di presidente del Cameroun, in carica ancora oggi come governatore assoluto su tutti i beni dello stato. Secondo le informazioni in mio possesso l’Italia ha invece visto alternarsi al potere e nello stesso periodo di tempo 20 diversi Presidenti del Consiglio: Spadolini, Fanfani, Craxi, Fanfani, De Mita, Goria, Andreotti, Amato, Ciampi, Berlusconi, Dini, Prodi, D’Alema, Dini, Berlusconi, Prodi, Berlusconi, Monti, Letta, Renzi.

Al contrario Mr. Biya e’ ancora l¡, senza alcun cambiamento. Anzi, continua a torturare il popolo camerunense, rendendo ignorante un popolo prima intelligente favorendo l’abuso di alcool, imprigionando ed eliminando tutti coloro che si oppongono a questa maniera di governare uno dei paesi piu’ corrotti al mondo. Il Cameroun e’ anche un paese molto ricco (ci sono oro, diamanti, petrolio, gas e tanto altro che io personalmente non conosco) ma tutta questa ricchezza e’ nelle sole mani di Mr. Biya, della sua famiglia, della sua ristretta cerchia di amici,  e della Francia.

Tutte le manifestazioni d’opposizione nel mio Paese vengono bloccate da interventi militari brutali, carcerazioni arbitrarie ed esecuzioni a morte. Nel mio paese si soffre senza poter piangere, altrimenti si rischia di finire imprigionati o di morire. Tutte le aziende dello stato sono state vendute a privati e il paese si ritrova ad essere diviso in due classi sociali tra loro molto distanti.

La prima e’ quella dei borghesi, amici e e famigliari del presidente.

La seconda e’ quella dei poveri e dei miserabili, o almeno quelli che sopravvivono e che non hanno alcun diritto di lamentarsi per le ingiustizie subite ogni giorno.

Tra coloro che soffrono e che ogni giorno rischiano di morire, alcuni cercano una soluzione alternativa e decidono di migrare in altri paesi africani per salvarsi almeno la pelle. In alcuni di questi paesi come la Libia e’ difficile essere cristiani fra tanti musulmani che non capiscono che la religione non puo’ essere motivo per essere considerati nemici.

Ma al giorno d’oggi con tutti i problemi che conosciamo (terrorismo, guerra), vivere in questi luoghi diventa anche pericoloso per questi migranti che non possono tornare al proprio paese, a casa propria. L’instabilita’ di questi paesi e’ il motivo principale che costringe a migrare perche’ non e’ vita quella che si vive in posti dove tutti i giorni si rischia di morire. E se anche siamo migranti, pensiamo di avere il diritto alla vita. Come voi.

E cosi anche da paesi come la Libia non si ha altra scelta che emigrare di nuovo, imbarcarsi su un gommone alla volta di un nuovo paese, come l’Italia.

A volte funziona, ma la maggioranza delle volte NO.  

Faccio appello a voi di questo gruppo politico affinche’ tendiate una mano all’Africa e aiutiate gli Africani a cambiare il modo di fare politica, a favorire l’alternanza al potere, abbandonare la dittatura, applicare la democrazia, ascoltare la popolazione e soprattutto affinche’ si passi dalla monarchia alla repubblica.

Vi ringrazio,

H.


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