Consumo del suolo, Martina tra i comuni più spreconi. Maglia nera per la Puglia

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Ambiente


Secondo quanto riportato dal rapporto 2016 dell’ISPRA, l’Istituto Superiore per la Protezione e la Ricerca Ambientale, ente pubblico di ricerca, il consumo di suolo in Italia è tra i più alti in Europa, e la Puglia è tra le regioni italiane che cementificano di più. Anche il dato su Martina Franca non è incoraggiante, segnalata tra le città, non capoluogo, a consumare un’alta percentuale del suolo disponibile.

Ma cosa vuol dire consumare il suolo? Partiamo col dire che il suolo è un corpo estremamente fragile che si rinnova in tempi generalmente molto lunghi, ma che può essere distrutto in tempi brevissimi o alterato chimicamente e biologicamente, nonostante la sua resilienza, sino alla perdita delle proprie funzioni. L’incremento demografico, la disordinata espansione dei centri urbani, lo sviluppo industriale, il proliferare delle infrastrutture, l’estrazione delle materie prime, lo sviluppo di pratiche agricole intensive e gli effetti locali dei cambiamenti climatici globali, l’inquinamento, determinano le principali pressioni sul suolo.

Da quando l’uomo ha imparato a trasformare l’ambiente attorno a sé, il suolo ha iniziato pian piano a ridursi fino all’accelerata incontrollata avuta nel secolo scorso. In paesi come l’Italia, anticamente antropizzato, l’avanzata dell’urbanizzazione ha rubato il terreno all’agricoltura, proprio per la scarsità di suolo edificabile, spingendosi in aree sempre più marginali, a volte non adatte all’insediamento, come quelle a rischio idrogeologico, trasformando irrimediabilmente il suolo.

Martina è cresciuta esponenzialmente durante il boom economico degli anni 50, come in tutta Italia, con la tendenza a cementificare disordinatamente sul suolo libero. Questo modo di fare, all’epoca poco regolamentato, è entrato nel DNA di qualcuno diventato prassi in molti contesti, soprattutto nel Sud Italia. Un carattere identitario e allo stesso tempo un male difficile da estirpare. La cementificazione attuale non segue la crescita demografica, si costruisce per soldi e non per necessità. Secondo un rapporto dell’Istat del 2008, per una crescita pari allo zero l’alto consumo del suolo in Italia non è giustificabile se non per meri interessi economici: “portare soldi nelle casse dei Comuni, creando in periferia abitazioni a basso costo”. In sostanza il numero di abitanti non cambia, semplicemente si creano movimentazioni dal centro verso i quartieri residenziali. Anche le classiche infrastrutture, strade e autostrade, fondamentali per l’industrializzazione di un territorio e, più in generale, per il commercio, vengono realizzate per rendere edificabili le aree attraversate, non viceversa. Quindi aree sempre nuove, spesso poi abbandonate, e zero riqualificazione di quelle già esistenti. Questo mentre in Europa avanza la tendenza alle riqualificazioni delle aree ex-industriali, i cosiddetti “brown fields”.

Martina Franca oggi vive le problematiche di quelle cementificazioni disordinate, nonostante il sottosuolo carsico, viviamo il paradosso della impermeabilità del terreno. Da via Massafra alla Zona industriale, per passare dal Votano, Martina è  vittima di palazzinari e imprenditori affamati di suolo. Anche l’amministrazione Ancona è caduta per cause che coinvolgono, tra le altre, interessi sul suolo. Ed è stato lo stesso Franco Ancona a confermarlo durante i vari interventi pubblici, puntando spesso il dito nell’area a servizi di Via Pietro del Tocco, dove c’è in programma la costruzione di un parcheggio, ma dove sono concentrate le attenzioni di molti costruttori edili che a suo dire hanno tentato il ricatto politico pur di provare a impossessarsene.

In ogni caso il rapporto dell’ISPRA parla chiaro, in riferimento ad un intervallo di tempo tra il 2012 e il 2015, l’analisi a livello comunale ha messo in evidenza valori elevati in alcuni comuni che non sono capoluogo, come Vittoria (5.200 ettari) Marsala ed Eboli (3.600 ettari), Noto, Modica, Gela, Fiumicino, Cerignola, Battipaglia, Licata, Giugliano in Campania, Faenza, Aprilia e Martina Franca (tra i 2.500 e i 3.200 ettari).

 

Quanto ci costerà tutto questo? “Considerando il consumo di suolo stimato dalla carta nazionale del consumo di suolo tra il 2012 e il 2015 – si legge nel rapporto ISPRA -,assumendo un grado di impermeabilizzazione compreso tra il 50 e il 100%, e immaginando di proiettare questi valori nel futuro, possiamo stimare un aumento potenziale di costo, per gli anni futuri, compreso tra i 50 e i 99 milioni di euro annui (per tutto il territorio nazionale ndr) che si vanno ad aggiungere alla spesa già elevata per gestire le acque nelle aree urbanizzate italiane (stima oscillante tra i 7 e i 14 miliardi/anno). Anche questa è una delle valide ragioni per orientare la prossima urbanistica solo ed esclusivamente ad occuparsi di ciò che già esiste ovvero del suolo già compromesso e quindi già impermeabilizzato (aree dismesse, volumi inutilizzati o sottoutilizzati, etc.)”.

Cliccate sul link per leggere il rapporto integrale.

 

 

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