Marika Kaufmann Venezia presenta a Locorotondo “Sonderkommando Auschwitz”

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Cultura


 

Quinto Appuntamento di Libri Nei Vicoli del Borgo 2016, venerdì 22 luglio alle ore 20,00 nella villa comunale di Locorotondo.

Marika Kaufmann Venezia  presenterà   Sonderkommando Auschwitz dialogando con Antonella Girolamo e accompagnata dalle coreografie di Roberta Chirulli (Arte Danza).

“Per me è il Giorno della Memoria, ogni volta che parlo di ciò che è successo a Shlomo.- ha dichiarato l’autrice – perché non è importante la data, ma ciò che si trasmette.”
Marika Kaufmann Venezia presentando il libro “Sonderkommando Auschwitz” di Shlomo, suo marito e cittadino italiano, nato a Salonicco (Grecia) il 29 dicembre 1923, porterà la testimonianza della Shoah attraverso l’emozionante racconto dei 55 anni di vita passati accanto ad un uomo che celava dentro di sé un terribile segreto: essere stato internato e sopravvissuto al terribile campo di sterminio di Auschwitz Birkenau.

Shlomo Venezia divenne tra i più importanti portavoce della tragedia dell’Olocausto solo quarantasette anni dopo la fine della tragica esperienza del Lager. La dura realtà vissuta nel Sonderkommando lo portò ad una grave sofferenza interiore e a un silenzio atroce, perché non era stato creduto, perché nessuno voleva ascoltare gli ex deportati e anche per il senso di colpa tremendo, che caratterizzò la vita dei pochi sopravvissuti e in particolare per il lavoro da lui svolto nel Lager. Il dovere della memoria lo ha portato dapprima a superare il silenzio – nella metà degli anni Novanta – cominciando a raccontare in pubblico, e soprattutto ai più giovani, quanto aveva sofferto fino ad arrivare alla pubblicazione di “Sonderkommando Auschwitz”. Ospite in trasmissioni televisive, nelle scuole, nelle manifestazioni a ricordo della Shoah, egli rivolge il suo interesse ai giovani come portavoci futuri dell’immane tragedia che si abbatté sull’Europa tra il 1940 e il 1945.

“Tutto mi riporta al campo. Qualunque cosa faccia, qualunque cosa veda, il mio spirito torna sempre nello stesso posto… Non si esce mai, per davvero, dal Crematorio.” Shlomo è uno dei pochi sopravvissuti del Sonderkommando di Auschwitz-Birkenau, una squadra speciale selezionata tra i deportati con l’incarico di far funzionare la spieiata macchina di sterminio nazista. Gli uomini del Sonderkommando accompagnavano i gruppi di prigionieri alle camere a gas, li aiutavano a svestirsi, tagliavano i capelli ai cadaveri, estraevano i denti d’oro, recuperavano oggetti e indumenti negli spogliatoi, ma soprattutto si occupavano di trasportare nei forni i corpi delle vittime. Un lavoro organizzato metodicamente all’interno di un orrore che non conosce eccezioni: il pianto disperato di un bimbo di tre mesi, la cui madre è morta asfissiata dal gas letale, richiama l’attenzione del Sonderkommando, lo scavare frenetico tra i corpi inanimati, il ritrovamento e subito dopo lo sparo isolato della SS di guardia che ammutolisce per sempre quel vagito consegnandolo alla storia.

Per decenni l’autore ha preferito mantenere il silenzio, ma il riaffiorare di quei simboli, di quelle parole d’ordine, di quelle idee che avevano generato il mostro dello sterminio nazista ha fatto sì che dal 1992 abbia incominciato a parlare, e quei racconti sono la base della lunga intervista che è all’origine di questo libro.
Un racconto secco, intenso, a tratti spietato, che non lascia quasi trasparire emozioni, perché Marika non vuole impietosire nessuno, ma solo mantenere viva la memoria di suo marito. Più volte ribadisce che Shlomo ha sempre evitato di riportare ricordi confusi ed episodi poco chiari e tutto ciò che ha scritto nel suo libro, Sonderkommando Auschwitz (uscito nel 2007 per Rizzoli e tradotto in 23 lingue), e raccontato durante le numerose conferenze a cui ha partecipato è stato veramente vissuto e visto con i suoi occhi, perché la tragedia esige parole precise e non accetta inesattezze.

Dopo la morte del marito, avvenuta nell’ottobre del 2012, Marika ha ereditato queste parole, ha fatto suoi quei ricordi, è diventata “testimone del testimone”, facendo in modo che niente possa andare perduto, perché tutti sappiano ciò che è successo e nessuno possa più negarlo.


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