Referendum costituzionale. Violante voterà SI’. La ricaduta su Martina

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Politica


Orfani di partiti e di grandi narrazioni (credono o ci fanno credere), i politici martinesi sono chiamati a dire la propria in occasione del referendum di novembre per la riforma costituzionale. Dal PD escono due voci distinte ma chiare. La prima pretende un dibattito pubblico, aperto, che coinvolga i cittadini, l’altra invece è più attendista, cercando prima di capire quale potrebbe essere la ricaduta locale del voto nazionale.

L’uscita di ieri di Luciano Violante, padre putativo degli orfani del Pci (Ancona, Scialpi, Micoli), con la quale dichiara l’adesione al Sì e offre importanti strumenti per chi vorrà sostenere la tesi del governo, potrebbe essere il primo movimento di una sonata che ci terrà impegnati fino ad aprile prossimo. Se diamo per scontato (e non lo è) che gli ex Pci, tra cui l’ex sindaco, si schierino a favore del Sì, i suoi detrattori, cioè coloro che non vogliono ancora Ancona sullo scranno di Palazzo Ducale, potrebbero affrettarsi a confluire nei comitati del No, anche dal Pd. Gli attendisti, vicini a Pentassuglia (ma va?), potrebbe decidere all’ultimo, per garantirsi il posto in prima fila da aghi della bilancia politica.

Di contenuti del referendum, ovviamente, non si parla. O meglio, le argomentazioni che saranno usate potrebbero essere strumentali al voto di aprile, creando strane alleanze: per il No sono Sel e i cosiddetti “ex Margherita” (controllate le loro bacheche su Facebook), cioè proprio quella parte che si è presa l’onere di far sciogliere il consiglio comunale. Sarebbe molto interessante che sul No convergesse anche la parte pentassugliana del Pd (Convertini e Palmisano), costringendo Ancona nell’angolo.

Nel frattempo, però, è meglio ricordarsi che a novembre si va a votare per cambiare o meno la Costituzione.


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