Curray 2016: da Martina Franca ai monti dell’Albania (Parte III

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Terza e ultima puntata del racconto che vede protagonista il Gruppo speleologico Martinese impegnato nella spedizione sulle Alpi Albanesi. (Parte I) (Parte II)

Venerdì  sera, 19 agosto, intorno alle 23,15 il traghetto lascia il porto di Bari.  Alessio Augugliaro, Mimmo Caldaralo, Pasquale Calella, Susana Crespo, Jelena Demidoveca, Orlando Lacarbonara, Donatella Leserri, Alessandro Marraffa, Michele Marraffa, Claudio Pastore, Tommaso Santagata e  Sonia Zucchini danno avvio a tutti gli effetti alla spedizione Curray 2016.

Il gruppo speleologico Martinese, in collaborazione con il gruppo speleologico Bolognese GSB-USB e il gruppo speleologico Faentino, ha dato  avvio per il secondo anno consecutivo alla spedizione sulle Alpi Albanesi . Gli speleo martinesi rientreranno il 31 mattina in Italia.

“Il progetto Curraj di quest’anno – commenta   Michele Marraffa presidente del GSM–  prende il nome dell’omonimo villaggio (Curraj I Ëperm) sito in una valle fluviale ai piedi dei monti Kakise (2.359 m.s.l.m.) e Boshit (2.415 m.s.l.m.). Le spedizioni precedenti ai progetti Curraj sono nate dalle esplorazioni portate avanti dal Gruppo di Faenza, in particolare da Ivano Fabbri, che ha poi condiviso con noi Martinesi quanto aveva scoperto, chiedendoci di partecipare alle future ricerche. Nel 2015 nessuno speleologo del gruppo Faentino è riuscito ad unirsi alla spedizione, così il gruppo Martinese è diventato capofila nell’organizzazione delle spedizioni. È nata così  una proficua e trasversale collaborazione intergruppi, Gs Martinese, Gs Bolognese e Gs Faentino in primis, ma che accoglie anche speleologi di altri gruppi d’Italia (La spezia, Prato e Reggio Emilia). Il gruppo Faentino ha già fatto una pre-spedizione composta da 3 speleologi lo scorso luglio aprendo nuovi fronti esplorativi, condividendone immediatamente con noi tutte le informazioni necessarie per il proseguimento dell’esplorazione”.

Quest’anno inoltre il progetto Curraj si arricchisce di un nuovo partner, l’associazione di esplorazioni geografiche la Venta, soprattutto grazie alla presenza di Tommaso Santagata

 

“Il primo obiettivo – commenta Claudio Pastore geologo del GSM- sarà cercare di concludere le esplorazioni alla Shpella Mark, che attualmente ha circa un chilometro di sviluppo, ma ha tutte le carte per diventare un grande complesso, dato che lo scorso anno le esplorazioni si erano fermate per mancanza di tempo e senza mai trovare un effettivo ostacolo che ne impedisse la prosecuzione.

La complicata logistica per raggiungere il villaggio richiede l’utilizzo di muli e cavalli con circa quattro ore di cammino. Dal campo base alla grotta vi sono inoltre, ancora due ore di avvicinamento, e questo richiede un continuo avvicendamento delle squadre a lavoro in grotta al fine di portare fuori quanto più esplorato possibile”.

Oltre alle esplorazioni in grotta alcuni giorni saranno dedicati alle zone più alte delle montagne che bordano la valle, in particolare l’area della dolina di Kakverrit e nei pressi del villaggio di Vrane.

Il traghetto oramai non si vede quasi più, resta un luccichio, così flebile ma così ricco di speranza, la cifra di qualsiasi esploratore. Ora si  perde in lontananza, al di la dell’Adriatico, al di la dell’orizzonte diventando Mediterraneo, il mare tra le terre, quel mare che molti vollero confine, ma che oggi, questa la nostra speranza, resta un ponte tra l’est e l’ovest.

Ora tocca  aspettare il ritorno di quella dozzina di esploratori  per continuare il racconto di questo pezzo di Europa ancora da scoprire e da condividere con il resto del mondo.


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