Militare israeliano sparò a sua figlia. Prima negato e poi riconosciuto lo status di rifugiato a palestinese ex-beneficiario dello Sprar di Martina

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Cronaca



 

Con un’ordinanza del 10 ottobre 2016, il Tribunale di Lecce ha riconosciuto ad un richiedente asilo palestinese lo status di rifugiato dopo che la Commissione territoriale gli aveva riconosciuto solo la protezione per motivi umanitari.

A comunicarlo è l’avvocato Mariagrazia Stigliano che ha seguito dall’inizio alla fine il caso del rifugiato politico ex-beneficiario dello Sprar di Martina Franca.

L’Associazione Salam, ente gestore dello Sprar, aveva denunciato tempo fa quanto capitato al profugo palestinese, soprattutto e anche alla luce di un fatto gravissimo che lo aveva colpito: il ferimento di sua figlia che all’uscita da scuola, a Nablus in Cisgiordania, era stata colpita da un’arma da fuoco per mano di un militare israeliano.

Il cittadino palestinese che aveva sperato fino all’ultimo di ricevere lo status di rifugiato, alla decisione da parte della Commissione Territoriale di riconoscergli la sola protezione per motivi umanitari, aveva visto dunque crollare il suo sogno: il ricongiungimento familiare. Infatti, la legge italiana tutela l’unità del nucleo familiare dei soli beneficiari a cui è stato riconosciuto lo status di “rifugiato” e la “protezione sussidiaria”. Al profugo quindi era stata preclusa questa possibilità avendo ricevuto la sola protezione umanitaria: lui così come il fratello, entrambi beneficiari del progetto Sprar di Martina Franca.

Ma la storia ha avuto fortunatamente un lieto fine. Infatti, dopo il ricorso presentato dall’avvocato Stigliano, il giudice del Tribunale di Lecce, nel ricostruire dettagliatamente la storia del cittadino palestinese, lo ha considerato credibile ed il racconto congruo e complementare all’audizione del fratello.

Come si legge nell’ordinanza: “si osserva, in merito a quanto appena riportato (i fatti raccontati dal ricorrente, ndr) , che quando due soggetti presentano un racconto falso e concertato, le due versioni saranno tendenzialmente sovrapponibili sinché la deposizione viene resa in maniera spontanea, ma cadranno assai facilmente in contraddizione l’una con l’altra quando, a seguito di domande di approfondimento, si scenda nei dettagli. Per tale motivo, è pienamente condivisibile la strategia usata dalla Commissione territoriale (sentire i due fratelli in successione ponendo domande simili). Ma la quasi totale coerenza tra le risposte date dai 2 fratelli è forte sintomo di attendibilità e i due racconti si forniscono quindi un reciproco riscontro.”

Il giudice ha deciso quindi di riconoscere sia al ricorrente che al fratello lo status di rifugiato, in quanto come si legge nell’ordinanza per entrambi “il motivo che ha spinto alla fuga e che gli impedisce oggi il ritorno in territorio palestinese ed in particolare in Cisgiordania è con evidenza riconducibile a persecuzione per motivi politici”.

E’ questa una bella pagina di un libro autobiografico che racconta la storia di un intero Paese, la Palestina sotto occupazione e controllo israeliano. Racconta la storia di due fratelli che fuggono per motivi politici. Racconta la vita di un profugo palestinese che separato dai suoi affetti, dalla sua casa, dalla sua terra oggi in Italia vedendo riconosciuto il diritto d’asilo, può sperare di ricongiungersi con la sua famiglia.


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