Locorotondo per il No: L’altra faccia del Referendum

 

Settimana molto densa di appuntamenti politici quella che si è conclusa ieri sera a Locorotondo. Solo nella giornata di ieri ci sono stati il Comizio del Movimento 5 Stelle in piazza Vittorio Emanuele, la visita di Antonio De Caro, Sindaco di Bari e Presidente dell’ANCI e del Consigliere regionale Donato Pentassuglia nella sede del “Comitato Basta un  Sì” in corso XX Settembre e il prof. Fabio De Nardis, docente di Sociologia Politica all’Università di Lecce, per il Comitato Locorotondo per il NO ancora a Villa Mitolo.

Questa volta, l’evento è stato un dibattito con il pubblico e gli interventi non sono mancati sugli stimoli che il prof. De Nardis ha solleticato con acume di argomenti, toccando aspetti che hanno riguardato poco la parte tecnica di una proposta di modifica della Costituzione, mentre sono stati portati alla luce riflessioni che riguardano la realtà del Paese, il ritardo del Sud e una Costituzione non ancora del tutto realizzata.

“Perché Matteo Renzi – ha esordito il prof. De Nardis – investe tutto il suo capitale politico per una riforma della quale alla gran parte dei cittadini italiani interessa poco ? Perché lo fa in disprezzo del duplice fatto che la riforma è partorita da un Parlamento dichiarato illegittimo e del fatto che il provvedimento non era nel suo programma d’insediamento?”.

Così si è passati all’analisi di una economia globalizzata che ha regole che poco hanno a che fare con la democrazia e che riesce a pervadere le linee operative di molti Governi. Ha analizzato il rapporto della più grande società finanziaria del mondo, la J.P. Morgan, che in un suo documento del 2013 – Aggiustamenti nell’area Euro – preconizza questa sottile destrutturazione della Costituzione. In quel documento è scritto: “I sistemi politici e costituzionali del Sud presentano le seguenti caratteristiche: esecutivi deboli nei confronti dei parlamenti, governi centrali deboli nei confronti delle regioni, tutele costituzionali dei diritti dei lavoratori, tecniche di costruzione del consenso fondate sul clientelismo, il diritto di protestare se i cambiamenti sono sgraditi….”. E analizzando quanto il Governo Renzi ha fatto con il Jobs Act, la Buona Scuola, gli 80 euro, si evince che gli slogan della semplificazione, della riduzione dei costi della politica e della velocizzazione nell’emanazione di norme legislative, nella sostanza, sottendono trasformazioni adeguate al XXI secolo, ovvero trasformazioni coerenti e funzionali ai processi graditi alla grande finanza sovranazionale.

Una lettura dell’Italia, del Mediterraneo, dell’Europa e del mondo  fatta nel corso della serata da De Nardis che prefigura un assetto istituzionale che non emerge se ci si ferma alla sola analisi lessicale di una proposta confusa, contraddittoria, pasticciata e di una legge elettorale fatta ad uso e consumo di una minoranza del Paese.

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