Contro la violenza sulle donne rompiamo il silenzio

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Cronaca, Editoriali



Sono quasi cento le donne di Martina Franca e Crispiano attualmente in carico al centro antiviolenza Rompiamo il Silenzio, gestito dall’associazione SudEst Donne. Un numero altissimo, ma andando oltre, dietro ogni singola cifra esiste una donna, una storia, una famiglia, una storia di violenza. E soprattutto la difficoltà di raccontarla, il primo passo perché si possa intervenire. “L’ostacolo principale sta nella cultura. E’ estremamente complesso comprendere profondamente e sradicare gli impedimenti strutturali e culturali che rappresentano ancora il baluardo difensivo di una cultura patriarcale che si annida ovunque, dai servizi territoriali alle aule di tribunale, passando per le rappresentazioni distorte che del fenomeno danno i mass media“, dicono dal centro antiviolenza. Un fenomeno troppo spesso ridotto a episodi di cronaca nera, storie senza passato e senza futuro, come comparse all’improvviso, e non si considera invece il retroterra in cui queste storie trovano un terribile fertilità. Continuano dal centro: “Dobbiamo avere coraggio, essere rivoluzionari in questo. Perché dobbiamo sovvertire una cultura fatta ancora di stereotipi legati al genere e ai ruoli di uomini e donne. Dobbiamo farlo anche a partire dalle scuole, dalle famiglie. Non solo educare al rispetto, ad una diversa relazione tra uomini e donne, ma anche alla libertà di essere donne e uomini liberi da ruoli imposti dalla cultura“. Liberarci dai ruoli imposti dal sistema, dalla cultura dominante, dal pensiero dominante.

I numeri, anche in Puglia, sono impressionanti. Nei primi dieci mesi del 2016, circa 1500 donne hanno contattato i centri antiviolenza (che sono 24 in tutta la regione). Lo stesso numero del 2015. Per il 73% dei casi sono le donne che da sole decidono di chiedere aiuto. La maggior parte di loro (il 92%) ha subito violenza in ambiente domestico. Le donne più esposte sono le coniugate (42%), quindi le donne nubili (24,6%) e infine le separate (22%). Se si spulciano i dati, si scopre che una delle cause principali è la precarietà economica: “La mancanza di lavoro è un problema per molte delle donne che subiscono violenza: la percentuale delle donne non occupate, delle donne casalinghe e delle studentesse è pari al  53% del totale a cui si aggiunge una percentuale del 22,8% di donne che hanno un’occupazione precaria. Il dato mette  in evidenza  la mancanza di autonomia economica potenziale (50%) che potrebbe pregiudicare il percorso di fuoriuscita dalla violenza se non si interviene con risposte integrate e globali“, come emerge in un rapporto. La stabilità economica è un fattore determinante per i percorsi di liberazione.

I comportamenti violenti si alimentano in molti modi. Uno di questi è il mondo della comunicazione digitale, dove l’insulto è facile, e genera emulazione. Laura Boldrini ha deciso, per questo, di condividere alcuni nomi e alcuni tra i commenti più terribili ricevuti. Eccoli:


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