Referendum. Vince il NO. Che significato a livello locale?

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Editoriali, Politica


Non c’è nulla da festeggiare, solo che gli italiani hanno deciso di virare sugli scogli una nave diretta a gran velocità verso il baratro. La vittoria del NO al referendum costituzionale è arrivata dopo settimane di cruente battaglie in cui gli schieramenti non hanno esitato alcun colpo. La percentuale del Sì è da considerarsi tutta patrimonio renziano, più o meno, mentre al NO hanno partecipato compagini politiche di tutti i tipi. Non è vero che l’Italia non è pronta per cambiare: gli italiani preferiscono decidere da soli la propria strada senza farsi indicare il percorso dalle necessità della finanza mondiale.

Il dato importante, in questo referendum, è il ritorno al voto da parte degli italiani, segno che i cittadini non è vero che si sono disaffezionati al voto, ma semplicemente scelgono di non andare a votare quando non vale (secondo loro) la pena, quando non c’è nessuno degno di essere votato. Ora, invece, la Costituzione, la Via Maestra, è cosa di tutti, sentita e andava difesa. A livello locale, comunque, il risultato assume altri significati. A Martina Franca il voto referendario poteva considerarsi una grande prova generale per le prossime elezioni amministrative, con la coalizione per il Sì, in qualche maniera sovrapponibile alla vecchia amministrazione Ancona, che ha sostenuto tiepidamente il referendum (non ci è parso di vedere nessun endorsement pubblico da parte dell’ex sindaco), sia perchè da un lato la vittoria era molto difficile e alle vecchie volpi piace giocare solo se si vince, e sia perchè la scelta di sostenere il Sì, era anche un modo per lanciare un messaggio a Roma da parte di qualcuno, per accendere l’attenzione di Renzi in Puglia, alla ricerca di un interlocutore credibile, considerando che Emiliano, che ha sostenuto le ragioni del NO dall’inizio. Una battaglia solitaria, che si è conclusa con la promessa di un nuovo parcheggio per il martinesi. Dall’altra parte dello schieramento c’erano invece tutti, compresi alcuni che sono papabili candidati a eventuali primarie di centrosinistra.

Il risultato del referendum potrebbe dimostrare una cosa fondamentale: i cittadini messi nella condizione di scegliere, scelgono quello che ritengono possa portare loro alcuni vantaggi, e non necessariamente a brevissimo termine. La vittoria del NO, anche a livello locale, dimostra che non tutti i cittadini sono pronti a giocarsi il voto per un piatto di lenticchie, se vengono messi in discussione valori importanti, come quelli sanciti dalla Costituzione Italiana. Parigi val bene una messa, vero, ma se bisogna immaginarsi un futuro diverso, i propri diritti non potranno essere barattati. In Italia ha votato il 68,48% degli aventi diritti, percentuale che cala un po’ in Puglia (61%). A Martina Franca ha votato il 66% degli elettori, una percentuale altissima, che supera addirittura quella delle amministrative del 2012. A Locorotondo quasi il 68%, tre punti percentuali sotto quella delle amministrative di giugno. Il no ha vinto in maniera netta e definitiva e se a Locorotondo il fronte era guidato dal sindaco Scatigna, raggiungendo il 64,35%. A Martina il Pd locale si è speso abbastanza (ma non troppo) per il Sì, posizione sostenuta in particolare da Pentassuglia e dal suo gruppo, anche in contrapposizione a Emiliano, tanto da giocarsi i risultati del riordino ospedaliero e di un nuovo parcheggio all’ultimo (cercando di spostare il baricentro del voto dalla Costituzione alle questioni ultralocali), ma il Sì era sostenuto anche da Franco Ancona & Co., tanto che il voto di ieri ha assunto le fattezze di una prova generale per le prossime amministrative. Con il risultato del NO martinese (63,46%), è evidente che né il Pd né Ancona hanno i numeri per andare da soli alle elezioni (e nemmeno con quel pezzo di centro con cui flirtano da tempo).


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