Come scimmie allo zoo. Il problema è chi resta a casa.

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Editoriali, Elezioni Amministrative 2017, Politica


Mentre in Romania i cittadini obbligano il Governo a ritirare una legge che avrebbe favorito i corrotti, a Martina Franca, proprio ieri mattina mentre facevo la spesa, incontro un amico che non vedevo da tempo, che mi dice: “Allora, il Martina va in Lega Pro se vince la destra!”. Pensavo scherzasse e invece era serio: secondo quanto mi diceva, se a Martina Franca torna a vincere la destra, il calcio ritorna tra i professionisti, dopo che l’armata guidata dall’ultima società semplicemente non si è iscritta più in Lega Pro. Il tema, però, sono le elezioni amministrative, a cui la città si sta avvicinando alla velocità di un treno, lanciata verso uno scenario che, a pochi mesi dal voto, non è per nulla chiaro. Il problema, appunto, è che il dibattito politico è praticamente fermo su alleanze e nomi, ovunque, nonostante affreschi e voli pindarici dei comunicati stampa facciano intendere altro, in realtà c’è solo il vuoto cosmico, pneumatico, zero contenuti, zero proposte, zero prospettive.

Quello che preoccupa di più, però, è la reazione di chi rimane a casa, perchè tolte trecento persone tra politici e addetti ai lavori, la maggior parte del paese pensa ai fatti suoi, e al massimo considera il politico di turno come una scimmia allo zoo a cui si tirano le noccioline per farla avvicinare. Il tema da affrontare, per chi ha voglia di mettersi in gioco, è risalire la china dell’autorevolezza, dopo essere stato sbattuto così in basso che non fa in tempo ad uscire un nome o una lista che le battute si sprecano.

A destra abbiamo Pino Pulito, partito per primo, che rappresenterebbe in qualche maniera le istanze più popolari dei conservatori, appoggiato da Giacomo Conserva di Forza Italia, ma divisi da Gianfranco Chiarelli che, secondo alcuni, sosterrebbe la candidatura del medico Martino Ancona, ricordato in città per la ricetta dell’anatra zoppa. Avrebbe già fatto accordi con pezzi importanti della città, il medico, ma non è detto che l’onorevole alla fine non cambi idea, magari puntando su una rappresentante di una “notabile” famiglia. Nel frattempo spuntano LeAli, e qualcuno chiede le primarie al vento, tanto quello non rispose.

Prima di tuffarci a cufaniello negli affari del centrosinistra, prendiamo fiato con il Movimento 5 Stelle. A Martina Franca sono pochi, ma divisi, risultato raggiunto grazie alla straordinaria capacità dei politicanti martinesi di cannibalizzare per i propri fini qualsiasi cosa nuova nasca. Qualche anno fa c’era, per dire, Angioletto Gianfrate a capitanare i pentastellati, fino ad approdare al più consono lido della Lega di Salvini. Il poco tricotico ex consigliere comunale, ora, non si perderebbe nessuna manifestazione leghista. Tornando ai cinquestelle, che sono pochi e divisi, dovranno affrontare la prima tornata amministrativa e chissà che loro non preparino una bella sorpresa. Al momento, comunque, non esiste nessuna ipotesi di candidato (lo so, lo so: loro pensano al programma :) ).

Bene, apriamo la porta per entrare e abbuffarci del nulla che offre il Pd. Il segretario Vincenzo Angelini ha fatto firmare alla maggior parte dei dirigenti locali, un documento con il quale il partito si impegna a sostenere Franco Ancona alle prossime elezioni. Sembrava fatta, se fossimo negli anni 70 e il Pd fosse un partito e non il comitato elettorale di qualcuno. E infatti, mentre si attendeva la conferma dell’assemblea che avrebbe dato l’ok alla scelta, tutto è svanito in una loffia. Il segretario + la maggioranza dei dirigenti non contano nulla contro il volere di Pentassuglia, Palmisano e di Coletta. Il consigliere regionale ha in mente ben altri piani, in vista di altre competizioni elettorali, e a quattro mesi dal voto non può permettersi di compiere una scelta politica così netta. Meglio tenere aperte tutte le porte, anche a rischio di prendersi una polmonite. Pentassuglia vorrebbe nella squadra l’UDC di Michele Muschio, IdeaLista di Marraffa e la lista di Franco Basile, colui che mandò a casa l’amministrazione Ancona. Una unione contro natura, se si guarda la cosa con gli occhiali del Novecento, ma a Martina Franca, frazione di Carpari, tutto fa brodo, l’importante è portare a casa il risultato. Mentre Coletta, che ha lanciato un movimento politico che guarda oltre i confini elettorali, viene dato da molti come possibile competitor, non si esprime, ma alcuni bene informati sostengono che l’alleanza con la vecchia opposizione non gli andrebbe giù come un zuccherino.

Chi proprio dice no ad alleanze diverse da quelle del 2012, è Franco Ancona, che con Visione Comune sta lavorando ad un processo partecipativo per chiedere alla città idee sui prossimi anni, con la certezza che faranno la fine della Rigenerazione Urbana proposta dal Partito Democratico. L’ex sindaco, furbissimo, si è tenuto alla larga dal Partito Democratico, consigliando ai suoi più vicini di iscriversi, cosa che è accaduta. Su di lui, a parte l’endorsement di Vincenzo Angelini (a cui praticamente nessuno ha dato peso), c’è stata la convergenza di Sinistra Italia, già Sel, che a questo giro ha perso i suoi campioni Donatella Infante e Giuseppe Cervellera (passato nel più comodo PD). L’impasse sta proprio nella riconferma di Ancona, mandato a casa dal suo stesso consiglio comunale. Se a lui si può riconoscere di aver amministrato bene, bisogna anche ammettere che in quattro anni e mezzo non ha costruito nulla di politicamente rilevante, non ha attivato nessun processo di cambiamento culturale che avrebbe favorito una maggiore e migliore partecipazione. Traduco: Martina Franca è una città che non ha bisogno di essere governata da un amministratore delegato, che ha il mero e misto impero e sceglie scientemente di non ascoltare nessuna istanza, concentrato sulla propria strada, delegando agli assessori il compito di riempire di colore e simpatia la scena. Ancona non vuole nemmeno passare dalle primarie, in fondo solo Dio può indicare il re.

Chi ha avuto la fortuna di ascoltare Guglielmo Minervini invitato a Manufacta, troverebbe illuminante un passaggio che il fortissimamente compianto assessore regionale, fece sulla politica attuale. Secondo Minervini, essendo finita l’era in cui la politica poteva essere Pantalone, il suo ruolo deve essere quella di unire, mediare, mettere insieme. Ascoltare, innanzitutto, e proporre sintesi. Non dividere, non scavare profondi solchi. Soprattutto capaci di ammettere gli errori. Ancona, in quattro anni, ha scavato quei solchi profondi non solo in città (tra i suoi sostenitori e i non), ma anche all’interno stesso del quadro politico. Martina Franca, adesso, ha bisogno di un sindaco amato, che possa convincere la città a compiere scelte difficili, che sicuramente si troverà ad affrontare (pronti per gli esuberi ILVA?). Non Marchionne, per capirci, ma un Pertini.

Il punto, però, è che manca una classe dirigente vera, capace di assumersi il rischio delle decisioni, la responsabilità di dire le cose. A tutti i livelli. Ma quella locale è più importante: lasciamo velleità e ambizioni personali a chi vuol andare a Roma (e utilizza la nostra città come moneta di scambio), la città di Martina Franca ha bisogno di allearsi con Locorotondo, con Ceglie, non con le correnti dei partiti. I Comuni, ora (e su questo aveva ragione, ammettiamo, Ancona sindaco) sono i portafogli dello Stato, i gabellieri. Bisogna guardare con simpatia chi sta al nostro stesso livello, e sospettare di chi sta più sopra. E’ la regola, è la legge, è l’unica forma di sopravvivenza.

Tutto questo, a poche ore dal direttivo del Pd dove (non) si decideranno le sorti di Martina Franca, non ha nessun valore se i cittadini continuano a trattare la politica come una serie televisiva e i politici come scimmie a cui tirare noccioline, se non decidono di partecipare in prima persona, di alzare la mano e chiedere dove si sta andando, riempiendo di nuovo le piazze, le assemblee, i partiti, le associazioni, riprendendosi la città.


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