Depuratore di Martina Franca. Un anno fa il sequestro della 172. C’è una nuova denuncia

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Ambiente, Politica



Il Comitato dei Cittadini della Valle d’Itria, di cui fa parte anche la Camera del Lavoro di Martina Franca, ha presentato una denuncia alla Procura di Taranto per la situazione che si è venuta a creare riguardo il depuratore e il recapito finale. Un anno fa, tutti lo ricordano, i carabinieri del NOE di Lecce, sequestrarono 200 metri di statale 172, tagliando in due la Valle d’Itria e separando nettamente e fino a settembre, Martina Franca dal versante adriatico. Il sequestro avvenne pochi giorni dopo quello con facoltà d’uso del depuratore di Martina Franca e del recapito finale, praticamente adiacente alla statale. A cose fatte, da Palazzo Ducale, ampiamente preavvisato della gravità della situazione, ma fattivamente rimasto ad attendere i tempi burocratici di alcune trattative in corso a Bari, la reazione fu qualcosa tipo: “Non ci hanno detto nulla”.

Eppure dal 2013 il Comitato, la Cgil e la stampa denunciavano la gravità della situazione, che si trascinava, secondo le carte, dal 2003, da quando l’appalto per l’adeguamento dell’impianto di depurazione fu vinto dalla ditta Putignano di Noci. Secondo il pm Marazia che effettuò il sequestro del depuratore, del recapito finale (che sono ancora sotto sequestro) e della statale 172, il problema era da individuarsi a monte, dall’incapacità dell’impianto di depurare anche in situazioni di normalità. Tra i possibili reati, per i quali ci sono cinque indagati, c’è quello di disastro ambientale: nei pozzi artesiani intorno al recapito finale era stata riscontrata la presenza di piombo e zinco in quantità superiori alla norma, così come alte concentrazioni di escherichia-coli. Il sindaco dichiarò che comunque l’acqua era potabile, perchè l’acqua serviva prevalentemente per uso irriguo.

La Procura affidò alla Regione Puglia la risoluzione del problema del recapito finale, all’ANAS la risoluzione del problema della strada e all’Autorità Idrica Pugliese quella del depuratore, spacchettando, di fatto, la gestione dell’emergenza. Questa scelta avrà anche una conseguenza diretta: da anni si tentava di tenere nella stessa discussione sia l’adeguamento del depuratore che la costruzione del recapito finale (quelle trincee drenanti che ora saranno fatte), che dovevano essere sottoposte a Valutazione di Impatto Ambientale nel loro complesso, una richiesta proveniente sia da ARPA che dalla Sovrintendenza. Effettivamente a luglio 2015 ci fu la risoluzione in tal senso, salvo poi bloccarsi tutto fino al sequestro, avvenuto sei mesi dopo.

Ora, con una determinazione risalente ad ottobre 2016, la variante per la costruzione delle trincee drenanti, da tempo combattute dai cittadini del luogo, non sarà sottoposta a VIA, mentre è stato depositato il progetto per il nuovo depuratore, per un importo di 10 milioni di euro. I costi della variante, cioè delle trincee drenanti, si aggirano intorno ai tre milioni di euro, e saranno pagati, secondo quanto è emerso, tramite le tariffe.

Un anno fa il nostro territorio si è trovato ad affrontare un’emergenza come mai prima, che ha avuto ricadute anche sull’economia, incidendo nei flussi turistici. Una emergenza da tempo preannunciata dai cittadini e da alcune organizzazioni, ma sembrava quasi sottovalutata dall’allora amministrazione di Franco Ancona, che si è trovato costretto, ad un certo punto, anche a organizzare discutibili azioni di protesta, come piantare una tenda nei pressi del sequestro.


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