Pd, spunta ufficialmente la fronda anti-Ancona: “Prima un percorso condiviso, poi la decisione del candidato”

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Elezioni Amministrative 2017, Politica


Dopo la discussa assemblea cittadina del 12 febbraio, durante la quale il Pd ha ribadito l’investitura di Franco Ancona come candidato per le prossime amministrative di primavera, un gruppo di membri dell’ex maggioranza (Vito Pasculli, Romano Del Gaudio, Stefano Coletta, Donato Bufano e Aldo Leggieri) escono allo scoperto con un documento congiunto nel quale si contesta il percorso intrapreso in queste settimane dal Pd, colpevole di aver imposto la candidatura dell’ex primo cittadino senza alcun percorso condiviso:

L’esperienza politica del 2012 partiva con il presupposto di interrompere l’immobilismo politico delle precedenti amministrazioni, che aveva bloccato una serie di interventi strutturali necessari allo sviluppo della città. Sulla scorta di questa premessa il Partito Democratico si era assunto la responsabilità di costruire un progetto di rilancio, rimettendo insieme le migliori energie del centro sinistra. L’intento che la gente ha particolarmente gradito era unire alcune esperienze significative del passato con le forze nuove del presente, guardando al futuro attraverso il così tanto decantato “patto generazionale”.

Un progetto premiato dalla città, attraverso un ampio suffragio. Pur con esperienze all’interno della maggioranza diverse, che costituivano più un punto di forza che di debolezza, al centro dell’agenda politica vi erano il fare, le nuove idee e le nuove proposte, nonché tutto il lavoro messo in campo. Con importanti risultati amministrativi, come l’avvio del percorso relativo al PUG, l’avvio del nuovo servizio di igiene urbana dopo 23 anni dall’ultimo appalto, l’attenzione verso la sostenibilità energetica ed ambientale, l’attenzione verso le classi più deboli, verso i bambini e verso i giovani, la realizzazione di infrastrutture a servizio della città, il miglioramento del rapporto tra istituzioni e cittadini, i nuovi strumenti di democrazia e amministrazione partecipata, la riqualificazione dei quartieri periferici, il partenariato per i beni culturali e la tutela dei beni comuni e del paesaggio e le nuove relazioni di collaborazione istituzionale con gli altri centri della Valle d’Itria.

Il percorso iniziato, adesso, va senza dubbio continuato, pur non potendo non rappresentare, ancora una volta, alcune criticità più volte espresse ma mai superate: la scarsa importanza data alla funzione di indirizzo propria del Consiglio comunale, la poca coesione dei gruppi di maggioranza e la riluttanza del dialogo con l’opposizione su alcuni temi di interesse generale, un approccio accentratore con poco ascolto per le decisioni intraprese, a volte criticate nel merito, sia nella gestione che nell’iniziativa poco collegiale e il coinvolgimento marginale del Partito Democratico, la cui voce, anche espressa attraverso documenti formali, è rimasta spesso inascoltata o considerata come interferenza.

Alla fine di questo percorso, il PD ne è uscito con le ossa rotte. Sarebbe stato necessario rilanciare il PD attraverso un recupero di credibilità con la costruzione di un percorso identitario basato su un confronto oggettivo con la città, costruendo un programma condiviso con le forze sociali, valorizzando le varie esperienze, politiche ed anagrafiche, che in questi anni hanno contribuito a rilanciare la città.

Per questo ci siamo battuti per un metodo diverso, che valorizzasse le giovani energie, integrandole con le esperienze e le risorse che hanno condotto il PD ai risultati importanti ottenuti.

A seguito della tanto discussa assemblea del Partito Democratico tenutasi lo scorso 12 febbraio, i sottoscrittori di questo documento hanno manifestato a più riprese, non solo nella suddetta assemblea, il proprio disagio verso un percorso che escludeva di fatto nuovamente il Pd,  con una delega esterna che non rappresentava il terminale  di un ragionamento interno, difetto che nel passato è stato causa di allontanamenti di risorse importanti interne.

Credere di poter decidere un percorso così importante, che ci porterà alle prossime elezioni amministrative, senza aver elaborato un confronto dialettico interno sano e stimolante, senza aver avuto il coraggio di ascoltare la città, senza aver avuto l’umiltà di chiedere ai cittadini cosa è stato apprezzato maggiormente, sia nell’attività dei componenti di Giunta che di Consiglio, focalizzando quindi l’attenzione solo sui punti di forza, sembra un errore di metodo e soprattutto di merito.

Un errore soprattutto alla luce del clima di antipolitica venutosi a creare dopo la sconfitta del Sì al referendum costituzionale, in cui si chiedeva la riforma dello Stato, e dopo le vicissitudini che stanno interessando il PD a livello nazionale, con scissioni e impoverimenti ogni giorno minacciati sui media, a danno invece di una discussione che dovrebbe riguardare i problemi degli Italiani, con i loro bisogni e i loro desideri di rinnovamento.

Non diversa è la situazione locale, nella quale la corsa strumentale ai posizionamenti per le cariche di sindaco e deputati o senatori sta offuscando invece il dibattito sulla città e sul suo futuro. Una città che soffre l’assenza della Politica, di qualsiasi colore essa sia. Una città in balìa di scelte amministrative opinabili, senza energia, senza quello slancio amministrativo e concreto che solo la buona politica può dare.

Più volte abbiamo chiesto di aprire una conferenza programmatica, invitando i cittadini, le forze sociali, i partiti, i movimenti civici. Con loro avremmo voluto e vogliamo confrontarci per Martina, avremmo voluto ragionare sulle forze da mettere in campo, in quale direzione muovere queste forze per liberare nuove energie ed elaborare una più ampia e innovativa piattaforma programmatica. Solo dopo aver costruito un progetto comune di sviluppo di città, sarebbe stato possibile individuare il candidato sindaco adatto al messaggio che si sarebbe voluto lanciare. Le istituzioni riteniamo che debbano essere individuate dopo un confronto sereno  con la città, in una logica di democrazia partecipata, aperta, plurale, riformatrice che un partito come il PD dovrebbe mettere sul tappeto.

Strategicamente, riteniamo che la scelta sia peraltro sbagliata. Perché, imporre ad ipotetici interlocutori politici, il nome del candidato sindaco prima di aver iniziato la discussione programmatica e politica, non può far altro che allontanarli. E soprattutto allontanare i cittadini e gli elettori. Riteniamo, allo stesso tempo, necessario ascoltare la città, coinvolgere le forze sociali e politiche, stimolare gli agglomerati civici e successivamente indicare, il candidato sindaco del centrosinistra.

C’’è bisogno di federare le idee e le persone, attraverso una sana battaglie delle idee che emergono dalla nuova classe dirigente, riconoscere le diversità e legittimare quelle degli altri, in una logica di alleanze e di inclusione, di sintesi più che di chiudersi in conflitti, correnti e orticelli non disposti e ostili, per mentalità e impostazione culturale, al cambiamento vero.

In conclusione, dal momento che rispetto al 2012 il quadro politico è totalmente cambiato a distanza di anni, dopo aver preso atto di una gestione con alti e bassi, con luci ed ombre, e nonostante il metodo utilizzato verso il quale esprimiamo ed abbiamo espresso nelle sedi competenti profondo rammarico, chiediamo, ancora una volta e con estrema fatica, di costruire un percorso che riporti al centro della discussione la nostra città, l’autonomia della buona politica, che coinvolga prima le forze sociali, politiche ed i cittadini e solo successivamente che si diriga verso la scelta del candidato sindaco.


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