Regolamento per gli eventi. Va cambiato, ma serve chiarezza

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Cronaca, Società



L’assemblea convocata dal nuovo commissario prefettizio per discutere del regolamento voluto da Castaldo per l’utilizzo degli spazi pubblici per le manifestazioni ha visto la Sala Consiliare riempirsi dei rappresentanti delle associazioni e degli eventisti locali. Per alcuni (il WWF ad esempio), il regolamento è proprio da rifare da capo, perchè nella sua stesura non era stata coinvolta alcuna associazione. Sulla stessa posizione anche le associazioni di volontariato che però sembrano pretendere che si faccia una distinzione tra chi organizza eventi per promuovere attività associative e chi invece organizza eventi in maniera professionale. Negli ultimi anni, infatti, aggiungiamo noi, le maglie troppo larghe dei regolamenti aveva fatto in modo che alcune manifestazioni a fini di lucro venissero equiparate alle manifestazioni di associazioni culturali reali o agli eventi delle organizzazioni di volontariato. Quello che ha alimentato la rabbia delle associazioni è l’obbligo di versare onerose cauzioni per l’occupazione di spazi e suolo pubblico.

Un gruppo di associazioni, riunitisi nel coordinamento C.A.R.MA. di cui fanno parte anche società e comunque gruppi che organizzano eventi a fini di lucro, hanno fatto quattro richieste al nuovo commissario:

  1. Eliminare cauzione e fideiussione
  2. Ottenere un numero di protocollo certo che certifichi la data della presentazione della richiesta
  3. Chiarezza nei requisiti per non pagare gli immobili e gli spazi
  4. Nessuna limitazione temporale per la richiesta degli spazi

L’assemblea, nonostante sia compatta contro il regolamento, è quindi divisa: da una parte le associazioni che durante l’anno svolgono attività rivolte ai propri soci, o comunque gruppi organizzati per scopi specifici (culturali, di volontariato, attività socialmente rilevanti) e associazioni o comunque gruppi che svolgono professionalmente l’organizzazione di eventi. Negli anni scorsi la manica di Palazzo Ducale non solo era larga, ma a tratti addirittura slabbrata, tanto da penalizzare i più piccoli, proprio a causa dell’incertezza delle regole. Il regolamento di Castaldo ha rappresentato l’altro estremo: troppa rigidità e comunque equiparazione di tutte le organizzazioni. Serve fare chiarezza, serve certificare le distinzioni


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