Antonio Giovinazzi. Parla il padre: “Stiamo vivendo un sogno”

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Mentre Antonio Giovinazzi incassa il plauso dell’ex direttore sportivo di Maranello, che lo giudico come miglior talento italiano, dopo la gara che l’ha visto dodicesimo al volante della Sauber, Vito Giovinazzi, padre del talento martinese, racconta di aver visto il Gran Premio in famiglia, con moglie e figlia. Due notti quasi insonni ad attendere e ammirare le prodezze di Antonio, il cui debutto in Formula 1 è stato annunciato al padre venerdì, con un messaggio. Un messaggio per avvisare che correva, e una telefonata veloce alla fine della gara, prima di prendere l’aereo: “L’ho sentito dopo la gara, è molto soddisfatto di quello che ha fatto“.

Nella mente di Vito Giovinazzi scorrono tutti i momenti passati ad osservare il figlio da bordo pista, da quando già a due anni e mezzo aveva messo mani ad un mini go-kart: “Stiamo vivendo un sogno, dopo anni di sacrifici. Abbiamo creduto sempre in lui e questo sogno si è avverato. La notizia l’abbiamo saputo venerdì sera alle 23, mentre lì erano le otto del mattino, da un messaggio di Antonio. Praticamente per due giorni non abbiamo dormito: alle quattro del mattino le prove libere, poi la cronometrata, quindi la parata in pista. Poi sapete tutti come è andata. Ha fatto qualcosa di magnifico“.

Preoccupazioni? “L’unica palpitazione era dovuta al fatto che non aveva provato la pista, anche se siamo un po’ abituati. Ma l’ansia c’è sempre. Un po’ di tensione legata al debutto, alla mancanza di prove“.

Al padre abbiamo chiesto se si aspettava un debutto in Formula 1, quando magari accompagnava Antonio Giovinazzi alle gare col go-kart: “Non ho mai pensato che potesse correre in Formula 1. Ho iniziato a credere che lui diventasse un professionista, quando ha esordito in Formula, ma mai in Formula 1. Pensavo che avrebbe corso nei prototipi, con le ruote coperte, ma mai in Formula 1. Sapete benissimo che mondo è. I sacrifici sono stati fatti da tutti. Lui in particolare si è privato di tantissime cose, del divertimento. Posso dire che non ha mai visto la gioventù. Ma il percorso l’abbiamo fatto insieme“.

Il padre ci racconta che la passione per i motori è cosa vecchia: “Fin da piccolo, da quando aveva due anni, associava le auto alle persone. Se vedeva un Bmw l’associava a me, se vedeva una Mercedes, al nonno. A Natale, quando aveva due anni e mezzo, gli stavo regalando una macchinina elettrica, ma trovai alle poste il titolare della pista di go-kart di Martina Franca che mi propose un piccolo kart, vero. A quell’età lo iniziò a guidare nel piazzale di casa, facendo cose inimmaginabili già allora. Oggi forse posso dire che forse siamo stati un po’ leggeri… A quattro anni gli ho comprato un 50 da competizione, e a sette anni ha iniziato a correre a livello agonistico. La prima gara l’ha vinta a Mottola. Alla prima gara nazionale è partito dalla prima fila. Già da allora fu attenzionato da diverse società“.

Vedere le gare del figlio è un rito, quasi, da guardare in santa pace e senza nessun estraneo: “Il Gran Premio l’abbiamo visto da soli: io, mia moglie e mia figlia. Non voglio essere disturbato. Volevano venire a casa un po’ di parenti, ma ho detto loro di no. Anzi, quando correva in Formula 3, molte gare le ho viste da solo in cucina: se non capiscono niente si agitano e mi fanno un sacco di domande e non mi fanno capire nulla“.

 


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