Coletta mette like a Pino Pulito ed è polemica

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Editoriali, Elezioni Amministrative 2017, Politica


Stefano Coletta ha messo like alla fanpage di Pino Pulito. Il gesto ha avuto un lungo strascico polemico e merita di essere affrontato con piglio etnografico, perché non dobbiamo mai dimenticare che tra una battuta e un commento, ci giochiamo il futuro.

Contesto: l’Italia, governata da una coalizione incolore, oscilla tra diversi poli populistici. Il leader del partita xenofobo ha recentemente dormito nel più grande centro d’accoglienza d’Europa, per dimostrare che i migranti mangiano salsiccia e patate. Nel frattempo il Partito Democratico, figlio legittimo della DC ma mai riconosciuto dal PCI, fa approvare una legge per legittimare l’uso di armi da fuoco in casa dopo l’imbrunire. Il movimento politico che ha disinnescato, a ridosso della crisi, il malcontento e le possibili destabilizzazioni, si impegna per liberare le persone dall’obbligo di vaccinare i propri figli. Se allarghiamo lo sguardo, il presidente degli USA fa di tutto per far arrabbiare un Paese dotato di atomica, anche se non sa dove si trova. La Turchia ha fatto passare un referendum per concedere poteri semi-divini al capo di Stato. Comunque vadano le cose, il futuro globale sarà sicuramente segnato dalla violenza.

A Martina Franca ci sono le elezioni amministrative, si vota l’11 giugno, giorno ottimo per godere di spiagge quasi deserte. I candidati sindaci, sette al momento, e le loro coalizioni, si battono a colpi di slogan e di hashtag. La battaglia per strada è ancora silenziosa, e anche su Facebook, dove sono pochi quelli che hanno il coraggio di ammettere con chi stanno, a meno ché non siano candidati. Questa campagna elettorale si preannuncia poverissima di contenuti, nonostante il Pd locale si sforzi di tenere alto il dibattito, prendendo tutto con la massima serietà e con ironia quasi nulla (come in un post di risposta alle critiche di un utente di Facebook, pubblicato ieri e poi rimosso dopo la nostra segnalazione).

Accade che Stefano Coletta, ex assessore all’Ambiente, candidato al Consiglio per il Pd, decida di mettere un “like” alla fanpage di un candidato sindaco avversario. Un gesto privato che, al di là delle intenzioni, diviene pubblico, tanto da far partire una discussione tipo: “Ah-a! Abbiamo capito tutto”, e “Inciucio!!!”.

Il fatto, che è in sé non è che un gesto di qualcuno che utilizza con molta generosità lo strumento Facebook, solleva alcune questioni: è possibile che gli elettori siano così disabituati ai contenuti che scambino qualsiasi gesto come politico? Di chi è la responsabilità se non si riesce a distinguere qualcosa di importante da qualcosa di meno importante? Come è possibile che tutto può essere pretesto per polemizzare? Se dovessimo guardare le cose con gli occhi di qualcuno che ci legge dai libri di storia, tra cinquant’anni, cosa troveremmo? Quanto dovremmo aspettare perché la discussione politica entri nel merito delle questioni, il lavoro che manca, ad esempio, e non si limiti a stampare manifesti, occupare spazi pubblici con le vele pubblicitarie, lanciare minacce e appelli dai microfoni? Se il “like” di Coletta a Pino Pulito ha un valore politico, perché qualcuno che condivide solo foto di piatti di cozze, citazioni a cazzo e grigliate con gli amici merita di essere votato?

Le domande sono aperte e il nostro sguardo va verso gli elettori, responsabili del futuro prossimo venturo. Non vendiamoci la nostra primogenitura per un piatto di lenticchie.


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