Renzi: “Martina Franca capitale italiana della cultura”

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Martina Franca Capitale Italiana della Cultura 2019. Matteo Renzi, dal palco del teatro Verdi, lancia la candidatura della città all’importante traguardo. Una proposta in linea con il suo pensiero, almeno secondo quanto espresso durante lo show: investire in cultura è la chiave di volta della sua proposta. L’ex premier però si confonde, perchè nel 2019 non ci potrà essere altra capitale se non Matera (Wikipedia).

L’evento ha riempito il teatro mentre tutta la zona intorno a Palazzo Ducale e al Verdi era blindata, con carabinieri, polizia e sicurezza privata. I giornalisti tenuti alla larga fin dall’inizio, messi fin da subito in galleria, senza nemmeno corrente elettrica per alimentare videocamere e pc, salvo poi doversi dividere lo spazio con altri spettatori. “E’ il format!” ripeteva come un mantra l’organizzazione.

Matteo Renzi da solo riesce a tenere il palco benissimo, e chi si aspettava un chiaro endorsement per Donato Pentassuglia, che è andato a prenderlo da Brindisi, è rimasto male. Al primo timido applauso per il PD locale, il segretario nazionale commenta sardonico: “Il Donato Pentassuglia fan club si fa sentire, un po’ poco, potevate essere più decisi”.

L’evento ha però riempito il teatro: più di metà dai militanti e dalla dirigenza provinciale, poi i curiosi, che alla fine si sono accalcati per un selfie o un autografo. Se volessimo trovare una sintesi, si può dire che il PD ha la sua rockstar che dialoga col pubblico e risponde alle sue battute, interpretando al meglio le richieste dello show. Il libro è una scusa per parlare di quello che è stato e di quello che sarà. Le parole d’ordine sono sempre le stesse: “innovazione”, “cultura”, “futuro”, ma si rende necessario, per il segretario, spiegare alcune cose fatte perchè non capite. Sembra di sentire l’amministrazione locale, quando si duole di non saper comunicare. Eppure l’ex premier, che cita la battuta di Hendel sui socialisti, mettendo al loro posto i leghisti, posiziona il PD in modo chiaro per la campagna elettorale: è l’unica forza antipopulista. Se non lui, o Salvini o i M5S: “Io ho preso 5 milioni di voti, 11 alle europee. Sono 16 milioni, più 500.000 a Firenze. E qualcuno con 79 voti a Pomigliano D’Arco e 157 click ci vengono a insegnare la democrazia. è democrazia diretta, ma da qualcuno, è eterodiretta“.

Il tema ILVA toccato di striscio, mentre parla del caso Consip: “Il giorno della telefonata ero a Taranto e avevo fissato di vedere i sindacati dell’ILVA. Nel silenzio sono sempre andato a trovare i lavoratori dell’ILVA, molto spesso di nascosto ho incontrato gli amici sindacalisti“. Peccato, perchè poteva essere l’occasione di approfondire alcuni temi locali, molto importanti, su cui Roma può avere un ruolo fondamentale. Ma il segretario ha glissato con una battuta: “E’ il format“.


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