A Martina Franca una pizza dedicata a Mussolini. E non fa ridere.

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Cronaca, Cultura


Una lunga fila di ragazzi e di giovani uomini si srotolava in piazza Immacolata, verso una delle sedi del Partito Fascista a Martina Franca. Alcuni personaggi fuori chiedevano firme per non si sa bene cosa. Per gioco mio nonno e i suoi amici si misero in fila: “Non sia mai che danno del pane in più” pensavano. Un signore distinto, amico del mio bisnonno, passando di lì, si avvicinò a mio nonno e lo trasse in disparte: “Che fai qui? Vattene subito a casa, che non è aria per te…”. Mio nonno capì l’antifona e se ne andò. Quelli che rimasero in fila partirono “volontari” per l’Albania. Nessuno torno indietro.

Oppure, le famiglie dei miei nonni furono costretti a dare l’oro alla Patria per finanziare la guerra. Oppure mio nonno fu prigioniero in Inghilterra. Oppure mio nonno perdette un occhio e metà mano nella campagna di Russia. Oppure ci sono i racconti del podestà di Cisternino che si abbuffava di pasta al sugo mentre la popolazione moriva di fame, come raccontava qualche tempo fa Pietro Parisi, il partigiano “Brindisi”.

Ecco, se qualcuno mi chiede cosa sia il fascismo, a me vengono in mente i racconti dei miei nonni. La violenza e la povertà, i ricchi che si abbuffavano e i poveri che venivano mandati a farsi scannare in guerra. Né ideologia né teoria, ma solo storie. Fatti veri. L’occhio finto di mio nonno e la sua mano a metà. Se qualcuno pensa bene di quel periodo o è stato complice, o non ha studiato la storia.

Oggi scopro per caso che in una pizzeria di Martina Franca sul menu c’è la pizza “Mussolini”, penso al fatto che esiste da tempo e penso a chi sorride e si sente orgoglioso di averlo fatto. Penso che delle due l’una: o ignora quanto sia stato profondo il dolore dei tempi neri anche qui a Martina Franca, oppure è davvero fascista, perché non ha avuto modo di parlare con i suoi nonni, o perché la sua famiglia ha in certo modo goduto del regime. Basta andare in via Mercadante e leggere i nomi e i gradi dei morti. Sono soldati o sottufficiali, sono nomi comuni, nessuna cognome pesante. I ricchi, che i fascisti proteggevano con manganelli e olio di ricino, non morivano, si arricchivano, si appropriavano delle proprietà confiscate ai nemici del regime.

Quel nome sul menu non fa sorridere, non fa ridere. È la misura di un fallimento politico di una certa sinistra post-ideologica che pesca voti anche a destra, è la misura dell’incapacità della destra di emanciparsi da alcuni miti, ma soprattutto è la misura dell’ignoranza. Ogni volta che leggo il nome di Mussolini penso a mio nonno e penso alla povertà e alla miseria, penso al dolore e alla morte. Penso che una pizza col nome di un dittatore non fa ridere e non mi fiderei mai di chi l’ha scelto.


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