Demolizione Chiesa della Torre: le reazioni indignate di storici e cittadini

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Cultura, Società


L’abbattimento della chiesetta privata prospiciente via Taranto, ha creato scompiglio in una città che sembrava ormai dedita al monoracconto sulla raccolta differenziata. I martinesi hanno abbandonato per un attimo la storia dei carrellati per riscoprirsi amanti del patrimonio storico della propria città. E questo fa di certo ben sperare.

In tanti si sono chiesti il perché di questa demolizione e in tantissimi hanno voluto manifestare la propria indignazione sui social, come l’architetto Paolo Bruni ( qui il suo post) che suggerisce una riflessione sull’accaduto: “Riflettiamo su quanto accaduto, ma soprattutto riflettiamo su quanta memoria storica stiamo perdendo. Questa chiesetta insieme a tanti altri esempi di manufatti crollati erano parte integrante del paesaggio e della nostra eredità culturale. Senza entrare in merito sull’importanza o sulla bellezza dell’edificio in sé, sta di fatto che doveva essere tutelata, altrimenti l’incuria del degrado porterà inevitabilmente a perdere altri manufatti presenti nel nostro territorio. Preservare il passato ci serve per progettare il futuro e la soluzione non è certamente questa“.

Anche Silvio Laddomada (qui il post), nota guida e memoria storica della città, si unisce al coro degli indignati chiedendo la “testa” dei responsabili: “Abbattuta la bella e originale chiesetta della torre. Un cumulo di macerie invece della messa in sicurezza e restauro. Vanno puniti i responsabili di questo scempio. Un oltraggio alla cultura e al patrimonio storico artistico di Martina. La soprintendenza dov’era?“.

Non è meno duro Piero Marinò (qui il post) che, non poteva essere diversamente, conosceva bene la zona, come dimostra il suo post arricchito da incredibili fotografie: “Abbattuta anche questa chiesetta novecentesca in stile neo gotico! Non è il primo caso e non sarà l’ultimo! Anche le antiche chiese di san Pietro Martire (poi san Domenico), della Madonna del Carmine e di san Martino furono abbattute per cedere il posto alle imponenti chiese barocche che oggi possiamo ammirare! Ma temo che nessuna chiesa sarà costruita in sostituzione di quella recentemente rasa al suolo! Lungo la via per Taranto, a pochi chilometri dalla chiesetta distrutta, c’era un magnifico villino (Colucci) che possiamo vedere soltanto su un vecchio dèpliant turistico. E sulla via per Ceglie fu abbattuta, una dozzina di anni fa, un’antica cappella rurale settecentesca! A Martina si può! A nulla sono valsi 40 anni di attività del gruppo Umanesimo della Pietra. Nessun ascolto hanno avuto gli appelli che ho lanciato, negli ultimi anni, per l’avvìo di una politica che miri al risanamento di alcune emergenze architettoniche e per la tutela del nostro patrimonio artistico e ambientale“.

Una storia, questa, che sicuramente lascerà una cicatrice profonda nella memoria dei martinesi, almeno si spera. Secondo il filosofo Nietzsche, la differenza sostanziale tra l’uomo e l’animale riguarda proprio la capacità di uno dei due ad avere memoria. Secondo il  suo pensiero l’animale dimentica subito, vive d’istinto, ciò che pensa e la sua vita è un insieme di attimi disconnessi tra loro. Al contrario, nell’uomo la memoria riveste un’importanza essenziale, di cui non si può consapevolmente fare a meno. Quindi l’uomo non può, anzi non deve farsi trasportare dal gregge diventando così un animale, ma prendere coscienza della capacità umana di ricordare e lottare contro ciò che viene definito “alienazione dal passato”.

Come se passato e presente fossero la stessa cosa “in una sorta di presente permanente”, una sensazione che ci slega e ci allontana dalla storia, da cui tutti noi proveniamo.

La storia è come un vestito cucito per l’occasione, non tutto il passato è storia e non tutta la storia è degna di memoria. Almeno secondo gli storici. Ma chi decide il valore storico di un bene? La Soprintendenza, nata per poter garantire la stoffa al sarto, dovrebbe farci da garante. Noi ci affidiamo a chi pensiamo possa saperne più di noi. Proprio come quando, dopo aver strappato il nostro pantalone preferito, lo affidiamo alla zia che sa cucire meglio.

Il rapporto col passato è la nostra unica certezza, poiché non ci è dato conoscere cosa ci riserva il futuro. Per questo è importante rimanere vincolati alla memoria storica. Qualcuno ha deciso per noi che il valore storico e culturale di quella chiesetta, molto probabilmente degli anni 20 del ‘900, non meritava futuro e noi non meritavamo di conoscerla meglio. Ci hanno violentato e strappato via un pezzo di storia. Il passato, le tradizioni, le memorie, i patrimoni culturali vengono “confezionati”, da sarti non sempre molto bravi, e consegnati al pubblico che non può far altro che lamentarsi su facebook.


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