Immigrazione. Le parole che Minniti non ha detto

/ Autore:

Società


Entrando a San Martino, sabato scorso, sembrava di essere a messa, con un signore distinto in abito scuro che parlava con voce affettata. Sembra un’omelia. Il ministro Minniti, ospite della Basilica, ha dialogato con l’arcivescovo Santoro e con Luciano Violante, ormai martinese. Il tema era l’immigrazione. Il ministro avrebbe lodato il modello Martina Franca e invitato ad una maggiore coesione. Un incontro di alto livello.

Però il ministro ha fatto alcuni passaggi che avrebbero dovuto lasciare quanto meno sorpresi chi conosce i fatti dell’immigrazione. Uno su tutti: secondo Minniti il Governo combatte l’immigrazione illegale e regola quella legale. Ci saremmo aspettati qualcuno che si mettesse a ridere, almeno un vocio. Niente. Eppure il concetto di immigrato illegale esiste solo in Italia ed è opera del duo Bossi-Fini, con quella legge che rende criminale un individuo non per quello che ha fatto ma per quello che è. Un’assurdità di diritto, un regalo alla destra xenofoba che quando Berlusconi era premier, sosteneva il Governo. Un concetto così palesemente anti-umano che il fatto stesso che nessuno si sia ribellato all’impalcatura retorica utilizzata da Minniti dimostra quanta ignoranza ci sia in materia. O quanto razzismo, che poi è la stessa cosa.

I flussi di richiedenti asilo o migranti provenienti dall’Africa attraverso barconi sono spinti dalla consapevolezza che in Italia non si può entrare in maniera legale e non si può attendere la risposta delle commissioni deputate alla verifica dei requisiti. Si deve essere presi, stipati nei centri di prima accoglienza, e magari diventare manodopera a bassissimo costo. Per evitare le stragi, sulle quali i governanti versano inutile ma telegeniche lacrime, sarebbe bastato aprire un corridoio umanitario. Oppure superare la Bossi-Fini. Ma per farlo ci voleva un ministro.

E Minniti lo è.

(la foto nell’articolo è di Francesco Speciale)


commenti

E tu cosa ne pensi?