Annetta Fumarola, Penelope martinese, è andata via. Le sue mani hanno formato il nostro presente

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Cultura, Economia


Se esistesse la possibilità di avere un riconoscimento per il lavoro fatto nella vita, Annetta Fumarola, passata a novant’anni, dovrebbe essere la prima. Cavalieri e commendatori dovrebbero inchinarsi a questa piccola donna, nata a Martina Franca, che dal giorno in cui imparò a tessere non ha più smesso. Dovrebbero inchinarsi i sarti, i confezionisti e anche gli operai, ad Annetta, andata via che pesava trenta chili, che dormiva e mangiava poco perché non aveva voglia di perder tempo. Dovrebbero dire grazie a lei e a tutti coloro che a mano hanno tessuto, hanno passato la spoletta, filato la lana e il cotone per produrre abiti e giacche, pantaloni e capani, coperte e tappeti. Nata in una famiglia di lavoratori come pochi se ne incontrano ancora, Annetta Fumarola imparò fin da subito a usare il telaio, lavorando per aiutare i redditi famigliari. Andò presto in sposa ad un uomo che forse non l’amava, ma con cui fece quattro figli. Sei, in totale, considerando quelli che il marito portava con sé. Cresciuti forti nel suo esempio, cresciuti educati al lavoro, al suo rispetto. La storia col marito, fortunatamente, finì presto.

Annetta a Martina Franca era un’autorità in fatto di orecchiette, la sua bravura era riconosciuta ovunque e tantissimi ristoratori hanno costruito la loro fortuna sulle mani e il coltello che lei utilizzava per arricciare la pasta fresca. A casa sua spesso le finestre erano spalancate, nonostante il freddo, per permettere alle orecchiette di asciugarsi, nonostante la sua salute, nonostante i rimproveri dei figli.

Ad Annetta sono stati dedicati articoli anche un servizio televisivo di Sereno Variabile. È stata una di quelle persone che hanno determinato la vita della città, ma che hanno vissuto sempre in silenzio, per non disturbare, chini sul tavolo da lavoro, ma con le cui mani hanno plasmato i successi di altri. Martina Franca deve molto al lavoro di Annetta, che litigava con la madre perché lavorava anche durante le ore di riposo, la città dovrebbe riconoscerle un monumento, o una strada, o una piazza, solo perché non ci sono esempi come il suo, quell’attenzione al lavoro, quella riverenza nei suoi confronti, quell’impegnarsi per dare il meglio. Annetta era la memoria di una civiltà che non esiste più, il ricordo di una generazione che hanno la storia, che ha fatto l’Italia, che ha faticato il doppio perché noi potessimo faticare la metà.

I suoi figli e i suoi nipoti, che l’hanno salutata sabato scorso per l’ultima volta nella chiesa di Sant’Antonio, le hanno messo accanto per l’ultimo viaggio il coltello con cui faceva le orecchiette e la spoletta con cui telava. Le hanno dedicato una poesia, scritta nel 2011 da Elena D’Arcangelo:

Emozioni d’antichità

Mi sei venuta incontro porgendomi la tua piccola mano
ma forte nella stretta per accogliermi
in un mondo a me sconosciuto.
La tua anima, il tuo cuore, i sacrifici di una vita
custoditi come un tesoro in una piccola stanza
dove padronggia un telaio di legno,
austero nella sua grandiosità e antichità.
Tu, dolce Annetta, lavoratrice instancabile,
dominavi quel gigante tutto nodoso
che t’ha fatto tanto lavorare
anche a lume di candela.
Le tua mani, incanti di memoria,
volano sul telaio ancora con destrezza
hai spiegato come dei bioccoli di lana
cardati con il fuso diventano fili
e intrecciandoli l’uno in senso opposto all’altro
con colpi di pedale formi una trama,
mentre un pettine altero nella sua figura
dà uniformità al tessuto.
Mi hai mostrato con sensibilità
vari esempi della tua creatività:
panno, rigatino, tele grezze e tele ricamate.
Ti guardavo intensamente con tanta emozione,
eri solo rammaricata che queste grandi testimonianze del passato
schiacciate dal progresso
possano perdersi nell’oblio.
Arte, non è solo poesia, pittura e musica,
arte è anche creatività come risorsa di lavoro
e la tessitura è l’espressione economica vivente
tra il passato e il presente.

Ad Annetta Fumarola, memoria storica di Martina Franca


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