Navicella spaziale in caduta libera. Alcuni frammenti potrebbero raggiungere l’Italia meridionale. Battiston: “Evitiamo allarmismi”

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Cronaca



Una navicella spaziale impazzita sta precipitando verso la terra e alcuni frammenti potrebbero cadere anche sull’Italia meridionale, così come in Brasile, Stati Uniti, India e Cina. Sostanzialmente ovunque.

Potrebbe sembrare la sinossi di un film di fantascienza o la recensione di un testo di David Bowie, invece è la realtà. Dal 2016 la navicella spaziale Tiangong-1 (made in China) è fuori controllo e sta precipitando lentamente verso la Terra. Si saprà solo trentasei ore prima se i frammenti raggiungeranno New York, Istanbul, Toronto o davvero l’Italia. Il raggio di 100 chilometri, entro il quale avverrà l’impatto, però, potrà essere definito solo 40 minuti prima. La stazione spaziale consiste approssimativamente di due moduli cilindrici montati uno sull’altro: quello di servizio, con un diametro di 2,5 metri, e quello abitabile, con un diametro di 3,4 metri. La lunghezza complessiva è di 10,5 metri. Su lati opposti del modulo di servizio sono anche attaccati, perpendicolarmente all’asse di simmetria dei cilindri, due pannelli solari rettangolari, larghi 3 metri e lunghi 7 metri.

Non si tratta di un evento eccezionale: i rientri senza controllo di stadi o satelliti con una massa superiore alle 5 tonnellate avvengono, in media, una o due volte all’anno. In oltre 60 anni di attività spaziali nessuno è mai rimasto ferito per il rientro incontrollato di un oggetto artificiale dall’orbita terrestre. Anche il presidente dell’Agenzia spaziale italiana, Roberto Battiston, fisico di fama internazionale e appassionato di divulgazione scientifica, ha sottolineato l’importanza di evitare allarmismi inutili. Secondo una nota dell’Istituto di scienza e tecnologie dell’informazione ‘A. Faedo’, esiste una percentuale dello 0,2% che frammenti della struttura, lanciata in orbita il 29 settembre 2011, cadano sulla nostra Penisola il 1 aprile.

Nel caso, improbabile, che si verifichino delle esplosioni ad alta quota durante il rientro, a causa del riscaldamento prodotto dall’attrito con l’aria, alcuni frammenti potrebbero essere proiettati lateralmente anche a un centinaio di chilometri di distanza dalla traiettoria originaria.

Non si può escludere una contaminazione chimica di alcune parti che potrebbero toccare Terra. Nel frattempo, sul sito della Protezione civile, viene pubblicata una pagina dedicata all’evento con delle norme di autoprotezione, un vademecum per la popolazione che vive nei territori potenzialmente esposti all’impatto:

  • è poco probabile che i frammenti causino il crollo di edifici, che pertanto sono da considerarsi più sicuri rispetto ai luoghi aperti. Si consiglia, comunque, di stare lontani dalle finestre e porte vetrate;
  • i frammenti impattando sui tetti degli edifici potrebbero causare danni, perforando i tetti stessi e i solai sottostanti, così determinando anche pericolo per le persone: pertanto, non disponendo di informazioni precise sulla vulnerabilità delle singole strutture, si può affermare che sono più sicuri i piani più bassi degli edifici;
  • all’interno degli edifici i posti strutturalmente più sicuri dove posizionarsi nel corso dell’eventuale impatto sono, per gli edifici in muratura, sotto le volte dei piani inferiori e nei vani delle porte inserite nei muri portanti (quelli più spessi), per gli edifici in cemento armato, in vicinanza delle colonne e, comunque, in vicinanza delle pareti;
  • è poco probabile che i frammenti più piccoli siano visibili da terra prima dell’impatto;
  • alcuni frammenti di grandi dimensioni potrebbero sopravvivere all’impatto e contenere idrazina. In linea generale, si consiglia a chiunque avvistasse un frammento, senza toccarlo e mantenendosi a un distanza di almeno 20 metri, di segnalarlo immediatamente alle autorità competetenti.

Ci sarebbe da interrogarsi sull’utilizzo che l’uomo fa della natura attorno a sé. Come ha confermato l’Agenzia spaziale da circa 60 anni cadono sulla terra, una o due volte l’anno, dei frammenti di navicelle o satelliti che ricadono sulla terra sotto forma di spazzatura. Spazzatura spaziale non priva di rischi di contaminazione. Inesorabilmente torna alla mente il brano musicale “Space Oddity” scritto da David Bowie e pubblicato l’11 luglio 1969, una canzone ermetica dal significato profondo legata alla fine di un ciclo e di un animo carico d’ansia per la perdita di “controllo”.

Ground Control to Major Tom
Your circuit’s dead,
there’s something wrong
Can you hear me, Major Tom?

 

 

 

 

 

 

 

 


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