Crack Banca della Valle d’Itria. C’è il rinvio a settembre. Ammessa una parte civile

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Cronaca, Economia


Il processo per il crack della Banca Valle d’Itria e Magna Grecia è stato rinviato il 25 settembre, ma nell’udienza del 24 aprile scorso è stata ammessa una parte civile, ovvero uno dei circa duemila soci che hanno perso tutto. La banca è stata ceduta alla cifra simbolica di 1 euro a BancApulia (Gruppo Veneto Banca).

La vicenda risale ad alcuni anni fa: secondo il pm Mariano Buccoliero, la banca avrebbe prestato soldi senza le dovute garanzie e almeno tredici di queste operazioni sono finite sotto la lente d’ingrandimento della Procura.  I nomi furono riportati dalla Gazzetta del Mezzogiorno: Coop Agricola Guida, Meridiana Charter, Palmasera, Criam, Climaria Sangalli, Coi Costruzioni Immobiliari, Costruzioni General Internazionali, Fittipaldi Impresim, Fast Service, G&G Grippa F, Geia Industria Generle A., Happy Auto e HiFi Basile.

A settembre c’è stato il rinvio a giudizio per gli imputati, dei quali solo una, Filomena Carucci, ha chiesto il rito abbreviato. Per gli altri invece non ci sono richieste di riti alternativi. Coinvolti nomi eccellenti: gli ex senatori Peppino Semeraro e Giuseppe Lezza, l’imprenditore manduriano, ex Taranto Calcio, Luigi Blasi, Nicola D’Ippolito di Ceglie Messapica, Giovanni Lenoci di Martina Franca, Roberto Maggi di Martina Franca, Cataldo Ciccarone di Ceglie Messapica, Luciano Reale di Napoli, Luigi Ecclesia di Tricase, Aldo Cassese di Villa Castelli, Matilde De Marco di Brindisi, Anna Cassano di Martina Franca, tutti in qualità di ex componenti del Consiglio di amministrazione della banca. In attesa di giudizio anche gli ex direttori delle filiali: Francesco Minno e Filomena Carucci (quest’ultima ha chiesto il rito abbreviato), Severino Giangrande (Gagliano del Capo), Giorgio Guacci (Lecce).

Al momento solo una richiesta, accolta, di costituzione di parte civile, seguita dall’avvocato Francesco Zaccaria di Martina Franca.


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