Le dimissioni dell’assessore ai tempi di Facebook

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Editoriali, Politica


Le dimissioni da vicesindaco multidelega di Stefano Coletta sono un evento che mette in luce una serie di questioni politiche. La più evidente attiene alla comunicazione, ovvero alla modalità con la quale sta avvenendo il dibattito in queste ore. Stefano Coletta, secondo il racconto di alcune fonti, ha protocollato le dimissioni ed è partito, rifiutando di rispondere alle telefonate dei suoi ex-colleghi e senza passare dal suo partito, il Pd, la cui maggioranza dei tesserati fa riferimento a lui. Dalle sedi convenzionali, giunta e partito, la discussione della sua scelta si è spostata sui social network, su Facebook, dimostrando in qualche maniera come il dibattito politico avvenga in luoghi e spazi social più che sociali (solo in italiano è possibile godere di questa distinzione semantica), e questa dinamica può dirsi ormai consolidata. Il Pd, con un comunicato congiunto segreteria e gruppo consiliare, afferma laconicamente che non c’è nessuna crisi politica, ma dalle bacheche Facebook sia l’ex segretario e consigliere comunale Angelini, che l’assessore Gianfranco Palmisano, pongono delle domande all’ex vicesindaco, segno che nemmeno loro si attengono alla versione ufficiale. Così come Coletta ha utilizzato (letteralmente) il proprio balcone per comunicare le motivazioni della scelta di mollare, così sia Palmisano che Angelini non hanno perso l’occasione di affacciarsi dai loro rispettivi balconi per “parlare” con Coletta. In realtà entrambi più che all’ex vicesindaco hanno comunicato ai loro rispettivi amici di Facebook, più per stabilire distanze e mettere in evidenza le differenze. Palmisano fa intendere che Coletta si sia dimesso per le difficoltà derivate dalla raccolta differenziata (“CHE TU HAI FORTEMENTE VOLUTO”) e fa un appello come se fosse scomparso, mentre Angelini chiede che venga difesa la dignità dei consiglieri, ma non si può non ricordare che tra i due c’è una vecchia questione, che risale a quando l’ex segretario firmò nottetempo un documento con il quale si sanciva l’appoggio alla ricandidatura di Ancona, sbarrando la strada all’ipotesi Coletta sindaco, nonostante fosse stato proprio quest’ultimo a portare dal nulla Angelini alla carica più alta del Pd martinese. Il tema di questa riflessione non è tanto le motivazioni di Coletta o le reazioni di tizio o caio, ma le modalità con le quali questa vicenda si sta evolvendo. Le sedi ufficiali, nelle quali si dovrebbero apprendere motivazioni e obiezioni sono praticamente ignorate, ma esse non sono solo quattro mura di pietra o una rimessa con il logo di un partito, ma spazi che garantiscono la democrazia reale, il rapporto di fiducia, la delega ai propri rappresentanti. Se le dimissioni di Coletta, non annunciate e non comunicate possono essere uno scandalo, lo sono pure gli appelli e i comunicati affidati a Facebook da parte di rappresentanti politici dello stesso partito, segno che quel contenitore, da sempre fragile e delicato, è sempre più vuoto, riempito da personalità singole incapaci di amalgamarsi. Il punto è che lo spazio della politica è sempre meno quello ufficialmente deputato e sempre più le piattaforme online, dalle quali ognuno può aprire il proprio balcone e comunicare alla folla dei propri sostenitori, decidendo di rispondere a tizio e non a caio, e eventualmente bannando (allontanando dalla piazza) i più critici. Coletta politico ha raccolto il proprio consenso grazie a Facebook (ma non solo) ed è naturale che debba rispondere prima ancora che al proprio partito e al proprio sindaco, proprio alla sua fanbase. Se lì si incontra il suo “popolo”, è lì che Angelini e Palmisano lo vanno a trovare, ognuno dal proprio balcone, ognuno col proprio messaggio, ognuno consapevole, nel profondo, che i meccanismi di comunicazione che sottendono ai social network permetteranno anche di godere un po’ della lunga coda della visibilità che questa vicenda sta creando. Un po’ come quando in morte di un musicista, ognuno ci tiene a dire la sua, metacomunicando qualcosa tipo: “Ehilà! Ci sono anche io!”.


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