Coletta pronto al rientro. Ma i consiglieri lo vogliono ancora?

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Politica


Stefano Coletta è pronto a rientrare a fare il vicesindaco e l’assessore. Questo è il risultato del mandato esplorativo che la segreteria del PD ha avuto dal direttivo del partito il 14 maggio scorso. Stefano Coletta sarebbe pronto al rientro, ma con meno deleghe rispetto a quelle che aveva (Bilancio, Sport, Ambiente, Turismo oltre alla delega di Vicesindaco). Il Partito Democratico si è espresso quindi per il rientro, e ha constatato la volontà dello stesso ex assessore (che comunque nella scelta di dimettersi non ha per nulla coinvolto il partito che rappresenta). Ora dovrebbe toccare al sindaco rimettergli in mano le deleghe se non ci fosse un problema sorto in Consiglio Comunale, dove i consiglieri dem avrebbero già espresso il loro dissenso per il rientro in giunta di Coletta, sia dalle loro pagine Facebook, come Angelini, oppure proprio dallo scranno di consigliere, come ha fatto Lafornara. Inoltre, con la poltrona vuota, la più papabile a prendere il posto di Vicesindaco sarebbe Nunzia Convertini, che lascerebbe, a cascata, il posto in Consiglio a Vito Cramarossa, attuale segretario del Pd, e il posto di capogruppo, per il quale ha evidentemente più possibilità Angelini. Se Coletta dovesse tornare questo gioco del quindici delle cariche e deleghe non potrebbe attuarsi.

La presenza dell’assenza di Coletta (perdonate il gioco di parole) e la sua disponibilità al rientro, stanno spaccando il PD, che da un lato vede il direttivo a sostenere questa ipotesi, dall’altro i consiglieri che fanno muro. Si pone quindi la solita domanda, sull’egemonia tra Partito e rappresentati istituzionali. Se la logica vorrebbe che è il segretario cittadino che detta la linea e gli altri, pur con le differenze e le autonomie, si adattano, la mutazione genetica del partito in comitato elettorale impedisce che avvenga questa semplice cosa, facendo risultare una mera appendice folkloristica gli organi interni al PD.

Cosa accadrà non può essere predetto, ma possiamo fare appello che nella lotta tra ambizioni personali e progetti politici, il futuro della città non venga considerato un semplice sfondo su cui recitare a soggetto.


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