Xylella: Martina Franca ufficialmente nella zona infetta

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Sembra inarrestabile l’avanzata del batterio killer che sta uccidendo gli Ulivi pugliesi. Facendo seguito all’approvazione della bozza della mappa della nuova demarcazione pubblicata lo scorso 4 giugno, sulla Gazzetta Ufficiale dell’Unione Europea del 29 Giugno è stata pubblicata la decisione di esecuzione (UE) 2018/927 della commissione del 27 giugno 2018 che modifica la decisione di esecuzione (UE) 2015/789 relativa alle misure per impedire l’introduzione e la diffusione nell’Unione della Xylella fastidiosa (Wells et al.).

Tale Decisione indica la nuova demarcazione della Zona Infetta e richiede di estendere al più presto la nuova delimitazione oggetto di misure di contenimento, visto che il rischio di ulteriore diffusione dell’organismo specificato nel resto del territorio dell’Unione è aumentato con l’inizio della stagione di volo degli insetti vettori. In attesa che il Servizio Fitosanitario regionale delimiti la nuova Zona Cuscinetto, la Decisione UE elenca i comuni ricadenti nella nuova Zona Infetta (che potete leggere qui). Tra questi rientra il territorio di Martina Franca, anche se alcune particelle catastali erano già state indicate e incluse nell’area infetta dal Decreto Martina.

La ridefinizione dei confini avviene a un mese dalla visita degli ispettori UE in Puglia, ai quali il presidente della Regione Emiliano, ribadì la richiesta di risarcimenti: “La Puglia è stata danneggiata dalla Xylella perché qualcuno nell’Unione Europea non ha controllato le piante che derivavano dal Sud America e che sono arrivate qui, importando e introducendo la batteriosi -spiegò- Abbiamo titolo per chiedere un risarcimento e vogliamo regolare questa questione in modo amichevole e chiedere risarcimento danni attraverso misure ordinarie di sostegno senza arrivare al contenzioso”. Ma la situazione attuale della diffusione del batterio affonda le sue radici proprio nelle scelte politiche di una Regione, la Puglia di Emiliano, che non ha saputo affrontare l’emergenza nel modo adeguato, battendosi anche contro le iniziali eradicazioni del primo Piano Silletti al fianco degli ambientalisti. Anche la Magistratura fece del suo, indagando su alcune responsabilità degli scienziati del CNR, accusati di aver diffuso il batterio killer nelle campagne salentine.

Di fatto Politica e Magistratura, al fianco del fronte degli ambientalisti, bocciarono il Piano Silletti lasciando per anni il territorio senza alcuna reale protezione dalla diffusione del batterio che nel frattempo, dal Salento, è arrivato in Valle d’Itria.

Più o meno la stessa cosa che sta accadendo con il Decreto del Ministero delle politiche agricole alimentari e forestali del 13 febbraio 2018, detto Decreto Martina, questa volta però Emiliano ha cambiato sponda, diventando un forte alleato della lotta contro la diffusione della Xylella. La protesta – anche in questo caso tramite ricorsi al Tar del Lazio e ordinanze dei comuni coinvolti – contro il decreto che prevede l’applicazione di diverse strategie per evitare la diffusione dell’epidemia, tra cui una serie di misure per il controllo della sputacchina, l’insetto che fa da vettore al batterio. Sotto accusa, questa volta, è l’obbligo di utilizzo di alcuni insetticidi e pesticidi, tossici per gli esseri umani e l’ambiente. In particolar modo si è puntato il dito contro una categoria specifica di questi agrofarmaci, i neonicotinoidi, di cui si è sottolineata la tossicità per le api, con richiami all’importanza dell’apicoltura nel Salento, che rischierebbe, così, di scomparire e paventando, in potenza, rischi non indifferenti anche per gli esseri umani.

Il problema, secondo molti degli scienziati coinvolti, è l’approssimazione con cui il movimento di protesta si approccia ad argomentazioni scientifiche basandosi su argomentazioni di pancia o su dati incompleti e, in alcuni casi, non scientificamente provabili. In un articolo pubblicato su Query, la rivista ufficiale del CICAP, il Comitato Italiano per il Controllo delle Affermazioni sulle Pseudoscienze, che coinvolge persone di spicco come Piero Angela e Samantha Cristoforetti, si entra nello specifico. L’EFSA, l’ente europeo che si occupa della sicurezza alimentare, ha confermato l’esistenza di rischi per le api connessi con l’uso di tre neonicotinoidi, il cui uso in Europa è limitato fin dal 2013. Nell’articolo si legge “che nel frattempo alcuni studi e revisioni sistematiche hanno indagato sull’impatto di alcuni neonicotinoidi sulla salute umana, riscontrando alcuni effetti, ma sottolineando la necessità di ulteriori ricerche per poter fornire risposte più certe. Se ci fermassimo qui, probabilmente sarebbe automatico concludere che le proteste contro il decreto Martina siano giustificate dall’applicazione del principio di precauzione. Ma si tratterebbe di una valutazione approssimativa”.

Nell’articolo si leggono anche alcune dichiarazioni di Donatello Sandroni, giornalista specializzato in tematiche relative all’agricoltura, con un dottorato in Ecotossicologia e autore di testi divulgativi e di debunking sul mondo agricolo e gli agrofarmaci, che proprio sulla pericolosità di questi insetticidi spiega: “Le notizie relative a studi che riguardano la tossicità degli agrofarmaci – ha dichiarato a Query – vanno sempre valutate con attenzione. Gli insetticidi, che sono concepiti appunto per uccidere organismi, hanno chiaramente un certo grado di tossicità anche per gli organismi che non costituiscono il loro bersaglio, ma gli allarmismi sono fuori luogo. Oggi – continua Sandroni – gli agrofarmaci sono generalmente molto sicuri. Negli ultimi 20-30 anni le formulazioni dei fitofarmaci sono cambiate molto, divenendo sempre più mirate e meno pericolose per gli altri organismi“.

I neonicotinoidi è una classe molto ampia di pesticidi. “Relativamente al prodotto indicato dal decreto Martina, l’acetamiprid, è importante sottolineare che si tratta di un fitofarmaco che, usato rispettando le procedure corrette, non espone a particolari rischi. Dal punto di vista tossicologico, si tratta di un prodotto con un profilo eccellente, con una tossicità orale trascurabile, riguardo al quale mancano evidenze di mutagenicità, di teratogenicità e di cancerogenicità – continua Sandroni. Il prodotto non rientra, inoltre, tra i neonicotinoidi oggetto di restrizioni da parte dell’Unione Europea perché pericolosi per le api – e aggiunge – si tratta, inoltre, di un prodotto che ha un buon grado di penetrazione all’interno delle foglie e che quindi non è particolarmente soggetto a essere dilavato dalle piogge e a raggiungere i corsi d’acqua, tanto più che si tratta di un agrofarmaco caratterizzato da scarsa persistenza ambientale della sostanza attiva, con tempi di dimezzamento nel terreno dell’ordine di pochi giorni“.

Altro punto su cui Sandroni riflette è nel numero di trattamenti annuali, quattro o cinque circa, che sono comunque nulla rispetto ai più di venti trattamenti che si fanno annualmente nei meleti del Trentino Alto Adige, senza che vi siano problemi per la salute pubblica, anzi: le statistiche sanitarie sono eccellenti. Allo stesso modo, non sembra che vi siano movimenti di protesta quando, nel territorio dei vari comuni, si eseguono disinfestazioni contro zanzare e altri insetti infestanti, per le quali vengono impiegate molecole spesso più pericolose, peraltro in ambiente urbano, e nelle immediate vicinanze delle abitazioni.

Spesso, come quasi sempre accade, alla base delle incomprensioni sembra esserci un difetto di comunicazione e di percezione delle parole utilizzate. Sebbene la disinfestazione e il trattamento agricolo contro gli insetti dannosi per le colture siano, di fatto, operazioni analoghe e per certi versi più dannose per l’uomo, la percezione è molto diversa, anche a partire dalle stesse parole. Parlare di “disinfestazione” fa pensare a un’operazione igienica, mentre il riferimento a “trattamenti” e a “pesticidi” evoca lo spettro della “chimica cattiva”, che ci mette in pericolo.


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