Consumo del suolo: una piazza Navona ogni due ore. A Martina consumati 2600 ettari, 400 in zone a rischio

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Il suolo consumato è perso per sempre. Con questa breve, ma fondamentale premessa proviamo ad entrare nel merito del Rapporto sul consumo di suolo in Italia e a Martina Franca. I dati aggiornati al 2017 da parte del Sistema Nazionale per la Protezione dell’Ambiente (SNPA) e, in particolare, della cartografia prodotta dalla rete dei referenti per il monitoraggio del territorio e del consumo di suolo del SNPA, formata da ISPRA e dalle Agenzie per la Protezione dell’Ambiente delle Regioni e delle Province autonome, mostrano un quadro nazionale desolante e un contesto normativo non del tutto soddisfacente. L’iniziativa delle Regioni e delle Amministrazioni Locali sembra essere riuscita solo marginalmente, per ora, e solo in alcune parti del territorio, ad arginare l’aumento delle aree artificiali, rendendo evidente che gli strumenti attuali non hanno mostrato ancora l’auspicata efficacia nel governo del consumo di suolo.

È un consumo di suolo senza sosta. Tra nuove infrastrutture e cantieri (che da soli coprono più di tremila ettari), si invadono aree protette e a pericolosità idrogeologica sconfinando anche all’interno di aree vincolate per la tutela del paesaggio – coste, fiumi, laghi, vulcani e montagne – soprattutto lungo la fascia costiera e i corpi idrici. Sono stati sottratti alla superficie naturale del territorio italiano altri 52 km2 nel 2017, una piazza Navona ogni due ore.

Il consumo di suolo deve essere inteso come un fenomeno associato alla perdita di una risorsa ambientale fondamentale, dovuta all’occupazione di superficie originariamente agricola, naturale o seminaturale. Le attività antropiche, che da secoli modificano e adattano i territori alle esigenze della comunità, oggi rischiano di lasciarci senza una fondamentale risorsa. Più si costruisce, più un terreno diventa impermeabile e più la funzione naturale del terreno viene meno. Vengono meno i servizi ecosistemici necessari al sostentamento del genere umano: servizi di approvvigionamento (prodotti alimentari e biomassa, materie prime, etc.); servizi di regolazione (regolazione del clima, cattura e stoccaggio del carbonio, controllo dell’erosione e dei nutrienti, regolazione della qualità dell’acqua, protezione e mitigazione dei fenomeni idrologici estremi, etc.); servizi di supporto (supporto fisico, decomposizione e mineralizzazione di materia organica, habitat delle specie, conservazione della biodiversità, etc.) e servizi culturali (servizi ricreativi, paesaggio, patrimonio naturale, etc.).

Se sul territorio nazionale il quadro è desolante a Martina Franca le cose non vanno molto meglio. Nonostante le poche possibilità di crescita, paradosso per un territorio amministrativo tra i più ampi in Italia, ma allo stesso tempo pieno di vincoli, in città il consumo di suolo non si è arrestato. Infatti dal 2012 al 2017 sono stati consumati oltre 25 ettari di suolo (circa 25 campi da calcio). Secondo il rapporto dell’ISPRA 2018 Martina ha consumato in totale l’8,63% del suo territorio, cioè circa 2600 ettari. Può sembrare poco, invece risulta essere tra i comuni non capoluogo più spreconi.

Non sorprende infatti che nel rapporto presentato dall’Istituto Superiore per la Protezione e la Ricerca Ambientale, tra i casi più significativi, è stato inserito uno di Martina. Nello specifico il nuovo capannone della Due Esse che è in costruzione nella zona industriale di Martina Franca. Secondo la cartografia ISPRA e del Servizio Geologico d’Italia quella non solo è un’area fondamentale per l’idraulica della zona, ma rientra anche nell’area SIC.

A Martina, come in tutto il resto d’Italia, si è costruito tanto e male. L’idea di uno sviluppo fatto di crescita e non di qualità ha fatto di Martina un buon terreno per imprenditori e palazzinari attenti solamente a costruire appartamenti da rivendere a peso d’oro. Il risultato è che in città ci sono troppe case rispetto alle reali richieste. Dall’analisi dei dati statistici ISTAT emerge che il numero totale di abitazioni è pari a 30.254, su 49 mila abitanti circa; nel 2011 a Martina le case occupate dai residenti erano 19.277, pari al 63% sul totale delle abitazioni presenti. Questo vuol dire che ci sono poco meno di 11 mila abitazioni libere. Eppure si continuerà a costruire nuovi appartamenti.

Ma non solo, in linea con il dato nazionale, anche a Martina si è iniziato a costruire in zone non adatte. Infatti, su 2600 ettari di suolo consumato e reso impermeabile, circa 400 sono terreni a rischio frana e con pericolosità idraulica medio-alta.

Il suolo è anche una risorsa fragile che viene spesso considerata con scarsa consapevolezza e ridotta attenzione nella valutazione degli effetti derivanti dalla perdita delle sue funzioni; le scorrette pratiche agricole, zootecniche e forestali, le dinamiche insediative, le variazioni d’uso e gli effetti locali dei cambiamenti ambientali globali possono originare gravi processi degradativi che limitano o inibiscono totalmente la funzionalità del suolo e che spesso diventano evidenti solo quando sono irreversibili, o in uno stato talmente avanzato da renderne estremamente oneroso ed economicamente poco vantaggioso il ripristino.

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