Il diritto all’ignoranza

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Ambiente, Editoriali, Società


Un angolo di una strada di campagna molto nota in città. Un cartello della Monteco che indica che i rifiuti possono essere lasciati lì solo il venerdì dalle 6.30 alle 9.00, un cumulo di sacchetti di rifiuti anche se è mercoledì. Una foto che qualcuno scatta, gira su Facebook, scatta l’indignazione, l’azienda interviene (forse sollecitata dall’assessore).

Quel cumulo di sacchetti è una specie di monumento al diritto di essere ignoranti. Un diritto che sembrava impossibile per una società civile, per una democrazia avanzata nel XXI secolo. Il diritto a essere ignoranti sembra essere una prerogativa degli ultimi anni, legittimata in prima istanza dai media più popolari, con la ribalta di personaggi che ne incarnavano gli atteggiamenti, e quindi traslando questo consenso prima in politica (cafoni arricchiti, o ignoranti fieri di esserlo) e quindi anche nel sistema morale nazionale, con la diffusione di concetti quali la giustizia personale, la legittima difesa, o pensare che un selfie vada bene anche ad un funerale (scelta legittimata da un ministro della Repubblica che poteva sottrarsi all’infamia e non l’ha fatto).

Il diritto ad essere ignoranti ha un corollario: non sono tenuto a conoscere la legge e le regole e quindi meno che mai sono tenuto a prendere in considerazione un punto di vista diverso dal mio. E dato che non sono tenuto a conoscere le regole e quindi a condividerle, faccio quello che voglio. Se mi beccano è colpa di Renzi, o della Boldrini, o di Ancona, o di qualche altra figura mitologica. L’ignorante non legge i cartelli, non sono scritti per lui, e forse non ne capirebbe il senso. L’ignorante fa quello che vuole e quando vuole, e si approccia alla complessità mandando in stand-by il sistema cognitivo-relazionale per evitare un corto circuito. L’ignorante parcheggia in doppia fila e si lamenta del traffico, l’ignorante getta il pacchetto di sigarette per terra e si lamenta che la città è sporca, l’ignorante vota.

Il problema di fondo è proprio questo: l’ignorante vota e il suo voto vale tanto quello di un cittadino che è invece rispettoso delle leggi.

Il voto dell’ignorante è importante. Siccome si muove su base di pensieri semplici (figa, no alla casta se non ne faccio parte, pallone – con rispetto parlando dei veri tifosi) il voto dell’ignorante è un tesoro a cui tendono tutti e questo, di fatto, abbassa anche la qualità della classe dirigente. Basti vedere come cambiano i curricula di chi ci governa, dal locale al nazionale. L’ignorante non solo vota, ma viene votato e il sistema prima va in tilt, poi fa un reboot cambiando le regole: se la regola non ti piace puoi anche telefonare all’assessore (o mandare un messaggio su whatsapp) per fartela cambiare. L’ignorante pensa di essere l’eccezione, e pensa di meritarlo.

La questione della raccolta differenziata è l’emblema della lotta tra ignoranza e civiltà. Il cumulo di sacchetti in campagna non è l’esempio di una cittadinanza che non conosce le regole, ma di una cittadinanza che sfida apertamente le regole e le Istituzioni, che se ne sbatte degli altri cittadini, del prossimo, del vicino di casa, del fratello. Una cittadinanza che non studia ed è fiera di non studiare, che non legge ed è fiera di non leggere, che pensa di avere il diritto di alzare la voce e di avere ragione. Una cittadinanza che è però minoranza, legittimata dalle leggi del consenso che ne fanno una parte importante, nonostante sia circondata da una maggioranza silenziosa che pensa che l’ignoranza sia vergogna. Le leggi del consenso tendono a portare in primo piano le esigenze dell’ignoranza perché i politici (locali e nazionali) misurano il loro operato in termini di like ricevuti, quindi qui e ora. Chi tra quelli che siedono a Palazzo Ducale o in Parlamento avrebbe davvero le palle per innescare un processo di cambiamento lungo e chi invece preferisci farsi il selfie con la piazza piena? La legittimazione è tutta lì: nella foto della piazza piena, nell’istantanea che non vuol dire nulla se non che c’è una folla, nel cumulo di immondizia che viene pulito dall’azienda per poter poi dire: abbiamo pulito noi. Il diritto ad essere ignoranti sarà garantito fino a quando qualcuno ci guadagnerà, fino a quando questo atteggiamento non comporterà un problema evidente ma facile da risolvere, la cui risoluzione potrà essere anche fotografata.

Questa mattina Monteco ha ripulito il cumulo dei rifiuti. Alle 7.45 ci fanno sapere. Dopo meno di un paio d’ore ecco di nuovo le buste di immondizia. Il Comune avrebbe dovuto impedire all’azienda di procedere con la raccolta, quel monumento all’ignoranza sarebbe dovuto rimanere lì, con la sua puzza, con tutta la sua bestialità.

Rifiuti in contrada Guardarello. Foto scattata il 23 agosto 2018 alle 10.00

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