Decreto Salvini, associazioni contro il provvedimento: SPRAR quasi scomparso. E’ un “Decreto Insicurezza”

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Dopo l’approvazione del “decreto sicurezza”, voluto dal vicepremier Salvini e che restringe le possibilità di accoglienza degli stranieri – ponendo al contempo una serie di nuovi dispositivi di sicurezza – arriva la presa di posizione di Enzo Pilò dell’Associazione Babele, facente parte del sistema SPRAR:

Ci preme commentare lo sconcertante comunicato a firma della parlamentare jonica On. Alessandra Ermellino del Movimento 5 Stelle, pubblicato sulla Gazzetta di ieri (29/11) a proposito dell’approvazione del cosiddetto decreto Salvini. Sentiamo questa urgenza in quanto ogni tentativo di incontro e confronto, tentato dalla scrivente Babele e altri soggetti professionisti operatori nel campo della protezione internazionale e del volontariato, con i parlamentari cinque stelle di Taranto sia andato fallito e rifiutato attraverso la non risposta degli stessi. Nel comunicato della parlamentare si riprendono i soliti luoghi comuni ormai radicati nel linguaggio dei componenti del Governo, senza entrare nel merito delle questioni: si continua a sostenere che il decreto sia utile a contrastare mafia e malaffare nel settore dell’accoglienza, quando nella realtà il sistema è stato consegnato completamente alla gestione opaca dei privati, fornendo gli strumenti di arricchimento a realtà non controllate dal pubblico.

Il decreto, infatti, ridimensiona gravemente, fino quasi a farlo scomparire, il sistema pubblico degli SPRAR, a controllo dei Comuni e dei revisori dei conti, in cui viene rimborsato esclusivamente ciò che è dimostrabile attraverso le fatture e la tracciatura dei pagamenti dei servizi erogati. Un sistema pubblico in sussidiarietà con il terzo settore che obbliga a standard di erogazione dei servizi diventato modello per tutti i Paesi di area Schengen. Al contrario, il decreto privilegia il sistema privato, mettendo nero su bianco che i richiedenti asilo non potranno più entrare a far parte del sistema SPRAR, bensì verranno alloggiati in strutture private dove sarà vietato erogare qualsiasi tipo di servizio, a cominciare da quello basilare di alfabetizzazione. Viene abolito il supporto psicologico, l’orientamento legale e ai servizi sul territorio. Si garantisce, insomma, semplicemente vitto e alloggio per il periodo necessario all’esame della domanda di protezione. In poche parole un grande affare per gli speculatori che non dovranno rendere conto alcuno dei 29 euro a persona che saranno pagati all’ente appaltante. Basta poco per capire, difatti, che una spesa di 12/15 euro a persona per il vitto, senza erogazione di servizi, assicuri un profitto di almeno 10 euro al giorno a persona. Basta moltiplicare per 250/300 persone in accoglienza per rendersi conto di quanto “gli immigrati rendano più della droga”, per rifarci a parole diventate ormai famose.

La deputata Ermellino si vanta del miglioramento del decreto che, a suo dire, tutela diritti fondamentali dei più deboli. Mente, sapendo di mentire, difatti il testo prevede che i soggetti vulnerabili, ovvero persone con disabilità fisiche e psichiche, e nuclei familiari con minori, non abbiano più diritto ad essere accolti in un progetto SPRAR, e già da diversi giorni in tutta Italia persone vulnerabili sono state messe per strada. A Taranto, come altrove, si è in procinto di revocare l’accoglienza a tutti i titolari di protezione umanitaria, con tutte le conseguenze che si possono prevedere. Il Decreto Sicurezza, insomma, si traduce in Decreto Insicurezza, mettendo in condizione di grave difficoltà migliaia di persone alle quali si negano percorsi di inclusione sociale che hanno dato negli anni risultati estremamente positivi. L’Onorevole Ermellino, inoltre, rende ampiamente evidente quanto sia confusa sull’argomento che vorrebbe trattare, quando confonde l’Hot Spot con il sistema di accoglienza.

Rendiamo noto che l’Hot Spot non è un centro di accoglienza, bensì un centro di identificazione, a tutt’oggi non normato dalla legge, dove avvengono violazioni sistematiche dei diritti umani e delle convenzioni internazionali. La visita dell’On Brescia, richiamata nel suo comunicato dall’On Ermellino, non si è affatto occupata di mettere in evidenza nulla di ciò, ma si è limitata a considerare alcune opacità di gestione, da tempo segnalate da noi e altri soggetti del territorio, pur rimanendo, come sempre, inascoltati anche da parte dei referenti del Movimento 5 Stelle al Consiglio Comunale (ricordiamo, infatti, che la gestione dell’Hot Spot è assegnata al Comune di Taranto). Ci attenderemmo, a questo punto, che l’On. Ermellino e i suoi colleghi promuovessero una Commissione di inchiesta parlamentare, a cui daremo il nostro entusiasta contributo per descrivere dinamiche e fatti rimasti da troppo tempo taciuti. Restiamo in attesa, quindi, di soddisfare la sua curiosità attraverso la nostra partecipe collaborazione sull’argomento. Per concludere, se l’On. Ermellino e i suoi silenti colleghi, vorranno ascoltarci, saremo lieti di partecipare ad un incontro assicurandoli che non indosseremo magliette rosse, vista l’idiosincrasia cromatica da lei espressa nel suo comunicato, purchè non ci si chieda di indossare camicie nere, per le quali ci risulta la medesima avversione.


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