Al Tito Livio non si parla di omofobia (senza il consenso dei genitori)

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Cultura, Società



All’assemblea di istituto di questa mattina si sarebbe dovuto parlare di linguaggi inclusivi, educazione all’affettività e cultura delle differenze, con un rappresentante dell’Arcigay di Taranto, Luigi Pignatelli. Il preside però, secondo quanto riferiscono dal Collettivo 080, non avrebbe dato il permesso e la discussione si è spostata oggi pomeriggio al caffè letterario Undercover.

Secondo il racconto dei ragazzi, il preside avrebbe preferito non affrontare un tema che avrebbe potuto far storcere il naso ad alcuni genitori, posizione poi confermata a ValleditriaNews, che ha raggiunto Giovangualberto Carducci telefonicamente: “La scuola non può sostituirsi ai genitori nell’educazione all’affettività e per un’assemblea del genere avremmo dovuto chiedere il consenso informato dei genitori, perché è un tema educativo importante. I ragazzi mi hanno chiesto l’assemblea solo tre giorni fa“. Un problema logistico e di tempo, quindi.

Dal Collettivo 080 fanno però sapere che Carducci avrebbe chiesto una sorta di contradditorio, come se fosse una questione di opinioni. Ma su questo il preside ha preferito non commentare.

A Martina Franca non sono nuove queste resistenze in merito ad una sana e laica educazione all’affettività. Il 25 aprile 2016 il Comune diede il patrocinio per una iniziativa di un movimento contro l’improbabile “teoria gender”, che all’epoca andava molto di moda, salvo poi sgonfiarsi quando le ragioni elettorali vennero a mancare, lasciando solo una profonda e insabile ferita nel giorno più importante per la cultura laica italiana. L’episodio del Tito Livio, però, dovrebbe essere seguito da una sana riflessione. Perché per parlare di affetto bisogna avere il consenso dei genitori?


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