Fiaccolata per le vittime dell’inquinamento: “Angeli che volevano solo essere bambini”

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Ieri, in una città in lutto, l’associazione “Genitori tarantini” ha sfilato, insieme a tanta altra gente, tra le vie della città di Taranto per ricordare tutti i bambini morti di cancro e tutte le vittime di malattie connesse all’inquinamento.

Un fiume di gente che, lentamente e in silenzio, ha invaso le vie centrali della città. Una folla che con estrema dignità ha fatto si che si parlasse di bambini morti, o come meglio gli hanno definiti gli stessi partecipanti alla fiaccolata, di “angeli che avrebbero voluto solo essere bambini“.

Nessun simbolo di partito, solo tanti striscioni di rabbia e dolore.
La fiaccolata, partita poco dopo le 18 da via Di Palma, si è conclusa in piazza Carbonelli vicino alla statua dedicata ai marinai.

Esposte le foto dei piccoli angeli uccisi da terribili malattie, accompagnati dalla frase “Io dovevo vivere”. Presenti Carla Luccarelli e Angelo Di Ponzio, i genitori di Giorgio il ragazzo di 15 anni, morto un mese fa per una rara forma di sarcoma. Ma ci sono i genitori di tanti altri bambini scomparsi negli ultimi anni.

Il 25 febbraio potrebbe essere la giornata dedicata a queste vittime. Il sindaco Rinaldo Melucci ha aderito alla richiesta di “un lutto cittadino simbolico”. Anche l’Amministrazione comunale di Martina Franca ha manifestato la massima vicinanza e sostegno a tutta la comunità ionica e, in particolare, a tutte le famiglie costrette a fare i conti con questo tipo di malattia.

In città i negozianti hanno rispettato il lutto cittadino e per esprimere vicinanza alla comunità di Taranto, anche Arcelor – Mittal ha esposto a mezz’asta le bandiere dello stabilimento di Taranto. Una provocazione per qualcuno, un gesto simbolico e importante per altri.

Taranto che si abbraccia è un simbolo di un movimento “verde” che dovrebbe rinascere. Non meritiamo di vivere in un mondo in cui la vita di un bambino può essere barattata per il profitto. Che sia una morte per malattia rara, per annegamento, per freddo, fame e miseria o per aver mangiato cibo o bevuto acqua contaminati da sostanze nocive. Non solo inquinamento dell’aria e non solo Taranto, l’allarme è mondiale. Viviamo in un un modo che non è più sostenibile. Sulla nostra pelle e nei nostri cimiteri sono evidenti i primi effetti di un’emergenza che non è più emergenza, ma dati di fatto e vita reale.

Nel mondo sono fattori di morte: smog, inquinamento, fumo passivo, acqua non potabile, carenza di servizi igienico-sanitari o igiene inadeguata. Questi fattori causano la morte di un milione e settecentomila bambini ogni anno. Una vera e propria strage che impressiona non solo per i numeri, ma perché ad ucciderli è stato i nostro stile di vita. “Una morte su quattro fra i bambini sotto i cinque anni di età è attribuibile a un ambiente insalubre“. È questa la dichiarazione shock dell’Organizzazione mondiale della sanità nel 2017. Purtroppo in questi anni, nonostante la sensibilizzazione, la percentuale è leggermente aumentata.

Dai nostri polmoni, nell’arco di una vita, passano circa 250 milioni di litri d’aria. Se camminiamo in una strada urbana trafficata possiamo incamerare fino 20 milioni di polveri sottili a ogni inspirazione. Non è solo la fabbrica che ci uccide, è inquinamento quando preferiamo gettare una busta di plastica dall’auto per strada, si tratta di inquinamento anche la lavatrice buttata a fine anno dal balcone per festeggiare.

I dati sono allarmanti, le soluzioni politiche anche. Ci meritiamo meno foto social con panino e Nutella e più bimbi per le strade senza paura di respirare polveri sottili.


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