Processo Ilva. Cosa ha detto Vendola

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Ambiente, Politica



L’ex presidente della Regione Puglia respinge le accuse di concussione, rispondendo alle domande del processo Ambiente Svenduto per più di due ore. L’aula bunker a Paolo VI è tutta per lui, accusato di concussione nei confronti dell’allora Direttore Generale di Arpa Puglia Giorgio Assennato, sul quale, secondo l’accusa, avrebbe fatto pressione per far cambiare rotta all’Agenzia Regionale, affinché si ammorbidisse nei confronti dell’acciaieria.

Alle domande del pm Epifani, Vendola risponde ricordando che nei confronti del professor Assennato ha un timore reverenziale e avrebbe “difficoltà a dargli del tu”, perché il suo legame risale addirittura ai padri di entrambi, entrambi antifascisti. Sarebbe stato impensabile, sostiene, immaginare Assennato fare anticamera, riferisce in merito alla riunione del 15 luglio 2010 quando in Regione si discusse di ILVA, delle centraline di monitoraggio e della stabilizzazione dei precari. Il racconto dell’ex governatore della Regione Puglia si snoda attraverso gli appuntamenti di quel 2010 ricco di impegni talmente da “non avere il tempo di delinquere”. L’anno della sua rielezione, durante il quale, secondo le parole di Vendola, avrebbe sentito Archinà solo due volte per le “consuete lagnanze”. “Con Archinà abbiamo avuto il primo conflitto serio nel 2006 quando ILVA aveva licenziato otto delegati sindacali. Io avevo interrotto tutte le relazioni con ILVA, anche con un comunicato duro. Quando ILVA mi mandava il capo del personale, De Biase, per me era un’ansia totale perché era un muro di gomma. Archinà svolgeva un ruolo di mediazione. In ogni vicenda l’atteggiamento di Archinà è stato l’uomo del dialogo e della mediazione. L’atteggiamento del management milanese non è mai stato aperto”.

È l’avvocato del WWF Italia, parte civile nel procedimento, a dare la possibilità a Vendola di rispondere su quelle risate sentite durante l’intercettazione telefonica con Archinà, quella in cui ride: “Il mio atteggiamento di ilarità è nei confronti di Archinà, mi sembra comico l’atteggiamento un po’ servile. Tanto è vero che nell’intercettazione autentica, non manipolata, ho quasi un sentimento di dispiacere perché penso di aver mortificato Archinà. Conosco via Veneziani 1 a Milano, da quando ho 19 anni, mi sembra ridicolo che si possa ridere dei morti di cancro”.

Nel collegio difensivo di Vendola, capeggiato dall’avvocato Muscatiello, c’è anche l’avvocato martinese Francesco Zaccaria, in qualità di difensore di fiducia di Nicola Fratoianni.

L’ex governatore racconta i retroscena della nomina di Assennato come capo dell’Arpa: “Ho nominato Giorgio Assennato all’ARPA, appena ho potuto consentire un trasloco al dottor Alfredo Rampino, accettando un trasferimento nella ASL di Brindisi. L’8 marzo 2006 su proposta di Losappio ho nominato Assennato, direttore di un’agenzia che esisteva solo sulla carta. La normativa nazionale che impone l’istituzione delle Agenzie Regionali è degli anni novanta. L’ARPA Puglia ha una condizione paradossale: 60 funzionari a Bari, 60 Foggia, 57 Brindisi, 30 a Taranto, nella città in cui c’è una giuridicamente conclamata emergenza ambientale dal 1995 l’ARPA è sostanzialmente nulla, se non un ufficio diroccato”. Infine un commento su Taranto: “La città è inquinata da un certo disincanto e da una certa disperazione”.


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