Sabato senza auto in Corso Messapia. Buona idea, ma che pasticcio!

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In Corso Messapia non tutti sono stati contenti del progetto di pedonalizzazione annunciato quasi un mese da Palazzo Ducale. Ben 28 commercianti hanno raccolto firme per protestare contro la scelta ma anche contro la mancata concertazione. Si chiude la strada e stop, ti avviso col comunicato stampa e se va bene, bene, altrimenti si tolgono le transenne e facciamo finta di nulla.

Dopo appena due sabati di sperimentazione sembra sia finita la pazienza e mentre si organizzava un incontro con gli assessori Lasorsa e Maggi, sui giornali locali compare la notizia della raccolta firme e la possibilità di mediare viene improvvisamente, e stupidamente, meno. La fretta gioca brutti scherzi e alla comparsa delle notizie della raccolta firme, da parte di Palazzo Ducale sembra quasi, come si dice da queste parti, che qualche assessore “mette il muso”. Il comitato di Corso Messapia e dintorni, uno dei tre comitati di via di Martina Franca, è costretto a inviare un comunicato stampa con il quale si ribadisce la volontà di mantenere un dialogo aperto con l’Amministrazione:

L’interesse suscitato sulla questione della chiusura al traffico di Corso Messapia e dintorni emerso nelle ultime ore conferma quanto la viabilità sia un argomento delicato in città. Come comitato di via ci siamo sempre posti l’ambizioso obiettivo di rendere evidente quanto le attività commerciali possano anche essere presidi diffusi sociali e culturali. La chiusura al traffico veicolare del sabato pomeriggio e della domenica di Corso Messapia e dintorni sicuramente è una decisione che mette in discussione un modo di vivere la città. La necessità di concertarla meglio con l’Amministrazione è emersa con forza dopo appena due sabati e come Comitato abbiamo immediatamente contattato l’Amministrazione  e preso il reciproco impegno di trovare la migliore mediazione tra la necessità di rendere più moderna e sostenibile la città e la giusta aspirazione a non mettere in difficoltà le attività che si affacciano sulla strada. La fuga di notizie di queste ore porta con sé non solo il rischio che su una vicenda complessa come il rapporto tra viabilità e commercio si ragioni in termini di tifoserie, ma soprattutto la mancata condivisioni di informazioni essenziali. La nostra capacità di risolvere al meglio la questione è direttamente proporzionale alla capacità di mantenere aperto il dialogo con coloro i quali di fatto decidono. Sebbene è evidente che nella scelta della chiusura della strada al traffico veicolare sia mancata la condivisione e la concertazione, non possiamo però non rilevare che l’ambizione a rendere più sostenibile il nostro quartiere è risaputa.  Il comitato nasce per sostenere le necessità dei commercianti e dei cittadini che vivono Corso Messapia e dintorni e per questo siamo convinti che il mantenimento o meno della scelta di chiudere al traffico veicolare la nostra via non potrà che avvenire solo dopo un confronto ufficiale che, effettivamente e come è noto anche a chi va di fretta, non ci è mai stato negato“.

Cosa è accaduto quindi in Corso Messapia?

Proviamo a fare una sintesi stretta stretta: da tempo a Martina Franca si discute di allontanare le auto dal centro. Se ne parla in iniziative e incontri, alcuni (tanti) applaudono entusiasti, pochi disapprovano apertamente, i molti stanno in silenzio per capire verso dove va il carro dei vincitori. La chiusura al traffico per il sabato pomeriggio e la domenica mattina di Corso Messapia rientra in questo grande progetto di “sostenibilizzazione” della città, unito alla voglia di provare ad alzare l’asticella dell’offerta cittadina, facendo di Martina Franca una perla così brillante da attirare solo pescatori facoltosi. Questa idea si scontra frontalmente con la realtà dei fatti, fatta essenzialmente di piccole e sicure quotidianità che difficilmente potranno mutare. Se si ascolta con attenzione le parole che scorrono in Corso Messapia si potrà distinguere chiaramente le parole “passaggio” e “passeggio”. La differenza tra i due concetti è netta: il primo riguarda le attività commerciali che si rivolgono essenzialmente ad un pubblico casuale, il secondo invece indica le attività commerciali che sono di per sè stesse attrattive. Secondo il senso comune, se si pedonalizza una strada, le prime saranno danneggiate e costrette a chiudere, mentre le seconde ne riceveranno un vantaggio. Il senso comune però si scontra sempre coi dati: dopo due sabati appena è possibile tracciare un bilancio della scelta? Non si può, sarebbe folle pensarlo, eppure ecco assistere ad una levata ti scudi.

I commercianti lamentano però una mancata concertazione, condivisione della scelta di pedonalizzazione. Qui sta tutta la debolezza della scelta di chiudere al traffico (ribadiamo, per pochissime ore) quel tratto di città. Scegliere di cambiare l’assetto della viabilità, quindi le abitudini, dei cittadini, è una prova politica e culturale di un certo valore. Per farlo non basta mandare un comunicato e un messaggio su whatsapp. Serve condividere il progetto, creare consenso attorno all’obiettivo. Serve fare un buon lavoro di comunicazione che spieghi a tutti che chiudere per poche ore di sabato pomeriggio quel tratto di strada servirà a sperimentare un nuovo modo di vivere la città. Magari spiegando qual è il progetto finale, come è andata nelle altre città, dando spazio a chi la pensa diversamente, provando a condividere l’immaginazione invece che affidare a cartelli di divieto di sosta il gravoso compito di informare.

E invece, come al solito, la ricetta perfetta tra fretta, presunzione e pressappochismo hanno creato una piccola tempesta in un bicchiere d’acqua, anzi, in una tazzina di caffè.


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