L’origine della frase “Il lavoro rende liberi”

/ Autore:

Società



Da questa mattina gira sui social la foto di un manifesto stampato e affisso in città con impresso il logo del Comune di Martina Franca dedicato al mondo del lavoro. Un messaggio istituzionale per omaggiare la festa del 1° maggio dedicata, per l’appunto, ai lavoratori.

Questo manifesto riporta due frasi, la prima è l’art. 36 della Costituzione della Repubblica italiana che così cita: “Il lavoratore ha diritto ad una retribuzione proporzionata alla quantità e qualità del suo lavoro e in ogni caso sufficiente ad assicurare a sé e alla famiglia un’esistenza libera e dignitosa“, la seconda frase, che in realtà sarebbe utilizzata come titolo del manifesto, è “il lavoro rende liberi“.

Arbeit Macht Frei “Il lavoro rende liberi” è il titolo di un racconto del novellista e linguista tedesco Lorenz Diefenbach, che nel 1873 scrive questo racconto morale nel quale i giocatori d’azzardo e i truffatori scoprono la via della virtù attraverso il duro lavoro.
Naturalmente chiunque conosce il significato di questa scritta perché era ed è affissa sul portone d’ingresso del campo di concentramento di Auschwitz in Polonia.

Sappiamo con certezza oggi, grazie agli studi di diversi storici che si sono occupati della Shoah, che questa frase è stata utilizzata per la prima volta nel campo di Dachau e successivamente per volere di Rudolf Hoss un ufficiale delle SS e fatta forgiare anche per il campo di Birkenau da Jan Liwacz un prigioniero polacco che per dissenso al regime montò la lettera “b” al contrario (divenendo un eroe nazionale polacco per il gesto di ribellione).

La scritta in realtà era la sintesi delle bugie che i tedeschi raccontavano sui campi di concentramento soprattutto dopo la Conferenza di Wannsee del 20 gennaio 1942, evento nel quale si decise per la “Soluzione finale” ovvero lo sterminio dei reclusi.

La realtà è storia: nei campi di concentramento, come si può leggere su qualsiasi libro di scuola, venivano condotti i prigionieri per i lavori forzati e la condizione disumana (Se questo è un uomo di Primo Levi lo racconta benissimo) spesso portavano alla morte, contrastando così il significato opposto della frase incisa sul portone d’ingresso.

Alla luce di tutto questo ci chiediamo quale sia il messaggio che l’Amministrazione comunale di Martina Franca abbia voluto dare alla città utilizzando questa frase.


commenti

E tu cosa ne pensi?


Commenti