L’astronauta e il giornalista

/ Autore:

Cultura, Editoriali



Ieri sera a Martina Franca si aggiravano due VIP (non è la prima volta e ormai non fa più notizia), estremamente diversi tra loro. La loro presenza e il comportamento dei cittadini, però, ci offre lo spunto per fare un paio di riflessioni (le quali sicuramente non serviranno a nessuno tranne che all’ego di chi scrive, sfidato da questo esercizio di stile).

Roberto Vittori, astronauta italiano, con alle spalle tre lanci nello spazio e alcuni periodi sulla ISS, e Fabio Caressa, giornalista sportivo. Il primo era stato invitato nell’ambito delle iniziative della Biennale delle Memoria, organizzata dalla fondazione di Luciano Violante (come da foto) e l’altro in giro per i fatti suoi. Il primo era nella chiesa di San Martino a raccontare la sua esperienza spaziale, il secondo con la figlia a fare aperitivo in piazza. Dal primo c’erano una trentina di persone, per il secondo abbiamo contato almeno tre comitive di ragazzi che provavano a farsi un selfie. Del primo non ci sono foto sui social, del secondo se ne contano decine con centinaia di like e commenti. La presenza del primo era annunciata (?), la presenza del secondo era totalmente estemporanea.

Quanto sopra ci sembrano ottime premesse per provare a riflettere su com’è l’acqua oggi (per dirla alla D. F. Wallace).

Proviamo a sintetizzare le differenze tra i due personaggi. Roberto Vittori era a Martina per raccontare una storia, mentre Fabio Caressa era a Martina per farsi i fatti suoi. Il primo è un astronauta, il secondo si occupa di calcio. Il primo ha condotto esperimenti sulla sopravvivenza umana nello spazio, il secondo commenta i gol. Senza entrare nel merito delle differenze di contenuto tra il primo e il secondo, è evidente che il primo era qui per condividere una storia, il secondo no. Eppure dal primo c’erano poche persone, mentre il secondo era inseguito.

Da un punto di vista puramente logico, ci troviamo di fronte ad un cortocircuito. Come è possibile che il secondo sia più popolare del primo? (domanda retorica)

Forse non c’è una risposta univoca, ma possiamo affrontare la questione attraverso una dinamica di comunicazione.

La presenza dei due VIP e il loro racconto è sempre strumentale alla propria storia personale. Così come questo articolo, ad esempio, che è prima di tutto funzionale a chi lo scrive e poi a chi lo legge. L’inseguimento di Caressa non era probabilmente destinato a chiedergli una storia, un commento, ma semplicemente a farsi un selfie, così come davanti ad un monumento, un messaggio ai propri follower, una richiesta di presenza e di riconoscimento. Caressa, bontà sua, è stato strumentale al successo social del ragazzino di turno. Per Vittori, invece, era necessario entrare in chiesa, andarsi a sedere, ascoltare la storia, rimanere attenti, capire la storia, ecc. ecc. La dinamica è esattamente inversa: Vittori potrebbe far bene alla nostra storia personale, ma quella che non può essere oggetto di selfie.

La notizia della presenza del secondo si è propagata a velocità cosmica, mentre della presenza del primo lo si sapeva solo in pochi, quelli che leggono i giornali. Non c’è stato bisogno di un ufficio stampa per far sapere alla città della presenza di Caressa, mentre la comunicazione della presenza di Vittori è stata un po’ da élite.

Da un punto di vista meramente logico, alla città e ai cittadini di Martina Franca fa più bene ascoltare la storia di un uomo che ha raccontato quali sono le prospettive dell’umanità verso lo spazio oppure raccogliere selfie con un giornalista? Questa è la domanda a cui dovremmo rispondere, intimamente, ognuno di noi. E quindi, quale sarà il futuro di una società in cui prevalgono i secondi rispetto ai primi?

EDIT: dopo aver pubblicato l’articolo, abbiamo raccolto alcuni commenti che ci hanno indotto a approfondire la riflessione. Il punto, secondo chi scrive, è la “popolarità” parente stretta del “populismo”. Come si fa a rendere popolare Vittori affinché possa essere inseguito per strada da comitive di ventenni? Come si fa a liberare Vittori (in senso figurato) dalla prigionia dell’elitismo, dalla buona società, del bello per pochi?


commenti

E tu cosa ne pensi?