Gli scout di Martina con i detenuti ridanno vita alla chiesa rupestre di San Nicola

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Società



Il Gruppo scout del Martina Franca 1, in collaborazione con il Centro Socio Rieducativo Fieri Potest, hanno presentato il 2 luglio scorso l’attività di recupero della chiesa rupestre di San Nicola-Belvedere, presso la zona industriale del quartiere Paolo VI, avvenuta grazie alla sinergia con alcuni detenuti beneficiari del permesso di lavorare all’esterno.

Il clan e il noviziato “Martin Luther King” del gruppo Martina Franca 1, come ogni anno, ha affrontato un tema che nel corso dell’anno associativo è stato affrontato con diverse attività. La più importante, quella che conclude l’esperienza, il lavoro fianco a fianco con i detenuti per ridare lustro ad una chiesetta abbandonata.

I ragazzi, aiutati dai loro capi, hanno deciso di conoscere e approfondire la quotidianità dei detenuti entrando in contatto con la loro realtà, non prima però di essersi attentamente documentati sui vari aspetti che caratterizzano la loro vita all’interno del carcere, così come le conseguenze a cui vanno in contro una volta fuori.

Abbiamo analizzato – hanno dichiarato i ragazzi – le varie situazioni che possono presentarsi (condizione delle donne, dei minori, dei tossicodipendenti…) tramite articoli, testimonianze di detenuti e di autorità inerenti all’ambito. Quest’ultime hanno reso evidente quello che loro stessi hanno designato come maggior problema con cui sono costretti a convivere. Non solo la monotonia che caratterizza le loro giornate. Infatti, da quanto ci è stato possibile constatare durante la visita avvenuta alla casa circondariale ‘Carmelo Magli‘ di Taranto, possibile grazie al progetto ‘L’altra Città‘, promosso dal critico d’arte Achille Bonito Oliva e dal comandante Giovanni Lamarca, che prevede un percorso partecipativo e interattivo nella realtà carceraria italiana, siamo riusciti a percepire quanto possa essere difficile vivere in uno spazio tanto limitato da impossibilitare le azioni quotidiane, l’autonomia e la creatività. Ma soprattutto i pregiudizi della società che non permettono loro la reintegrazione all’interno di essa.

Stando a ciò – continuano i ragazzi scout -, dovendo stabilire l’impresa di noviziato e del capitolo, abbiamo avviato un’attività di recupero della chiesa rupestre di San Nicola-Belvedere presso la zona industriale del quartiere Paolo VI di Taranto. Ciò è stato possibile soprattutto grazie alla collaborazione tra noi e alcuni detenuti, affidati all’associazione ‘Noi e Voi‘, avvalendosi dell’articolo 21 (assegnazione del lavoro all’esterno). Il tutto è iniziato il 12 marzo con un intervento di bonifica dell’area che si è poi protratta per diverso tempo. In seguito abbiamo reso agibile il raggiungimento della Chiesa con la realizzazione di un sentiero e di un passamano, utilizzando le capacità acquisite da noi ragazzi negli anni precedenti. Dopo circa 3 mesi, l’opera è giunta al termine e il 2 luglio abbiamo inaugurato il tutto attraverso una veglia tenuta da Don Francesco, responsabile dell’associazione, e condivisione di testimonianze sia di detenuti che di noi scout riguardanti l’attività. Inutile dire che è stata un’esperienza formativa che ci ha portati a una rivalutazione della nostra concezione della realtà e alla presa di coscienza di quanto, quello che può sembrare un ‘semplice’ e stupido giudizio possa in realtà influenzare tanto negativamente il corso della vita di una persona.


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