Dopo 26 anni Don Franco Semeraro lascia San Martino. Il suo bilancio: “La parrocchia è luogo di accoglienza”

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Dopo 26 anni alla guida della parrocchia di San Martino, don Franco Semeraro andrà in pensione e sarà sostituito, dal 2 ottobre prossimo, da don Peppino Montanaro. Don Franco ha fatto della Basilica un polo attrattivo dal punto di vista culturale, ricercando e ottenendo investimenti, creando il Museo della Basilica e valorizzando il patrimonio della chiesa. Il suo è stato un mandato anche politico, non tirandosi mai indietro quando c’era da dire la propria. San Martino non è mai stata neutra e spesso questo è stato pagato, ma ha anche portato a buoni frutti. Qui di seguito una lunga intervista a far da bilancio a questo quarto di secolo tra statue d’argento e povertà.

Vedendo per la prima volta le statue d’argento dei padroni rimasi allibito, di una piccolezza immensa. Trovai una bella comunità che era stata guidata per oltre 40 anni da monsignor Giovanni Caroli, persona molto rigorosa, attenta, un giurista di fame, un pastore anch’egli vicino alla gente, ma era comprensibile che la parrocchia aveva bisogno di un cammino nuovo. Io mi inserii nel solco di questa storia bella della città e della Collegiata di San Martino. Il cammino non è stato non sempre facile, ma assai stimolante, a volte un cammino di frontiera, però benedico il Signore perché è stata questa parrocchia a formarmi prete ancora di più, la gente, gli umili, i poveri del centro storico, gli amici che ho incontrato. Solo il Signore sa come lascio la parrocchia, io ci ho messo tutta la mia parte, ma non ero solo. È stato un team straordinario composto da tante persone, tanti ragazzi, tanti amici, i sacerdoti che sono passati da qui… Ho voluto connotare questa parrocchia in questi ventisei anni verso l’accoglienza. Questa è infatti una parrocchia sui generis, molto piccola, collocata in un centro storico semi-disabitato, ma il suo ruolo è molto importante, è la chiesa di riferimento della città. Il mio compito è stato quello di aprire, di proporre una chiesa aperta, materialmente, una chiesa accogliente, che non tradisce la sua missione, ma disponibile. Una chiesa di bellezza, che è la cifra della Basilica e di Martina Franca

San Martino con te è diventata anche un motore culturale, con la creazione del Museo della Basilica o dell’Archivio, ma anche ospitando eventi con ospiti nazionali.

La Chiesa non può essere solo ritualità né processioni. La comunità cristiana ha il compito di confrontarsi con la modernità, di non averne paura. Trovare nuovi modi di raccontare il Vangelo. In questi anni c’è stato l’impegno di mantenere la chiesa aperta, come luogo di scambio e di confronto. Sono passate molte persone. Ricordo Massimo Cacciari, Igor Mann, il cardinal Silvestrini, i patriarchi di Gerusalemme, tante persone che si sono confrontate nella Basilica, perché questa si arricchisse di voci nuove, di uomini di buona volontà che anche nelle differenze delle vedute potessero indicarci il senso di questo cammino, di questa storia che stiamo vivendo.La Collegiata possiede un imponente patrimonio culturale, composto da argenti, arredi sacri, codici liturgici, che è conservato in custodie precarie, purtroppo non usufrubili dalla comunità. Avvertii il bisogno che tutto questo patrimonio venisse messo a disposizione della comunità di Martina Franca. Per questo nacque l’idea di creare il museo della Basilica. È stato l’unico modo per valorizzare Palazzo Stabile. Sono certo che avrà successo se si creerà una sinergia tra pubblico e privato. L’obiettivo non era il profitto ma avere un volto alto che rappresentasse al meglio la nostra città. Anche l’archivio è stato inventariato e Umanesimo della Pietra ha digitalizzato l’archivio della Basilica, fino agli atti di nascita risalenti al 1590″.

San Martino con te è stata anche una voce nel dibattito politico, mai neutra, e non ti sei sottratto alla discussione.

Politica è attenzione alla polis, difesa della città, difesa degli emarginati e dei poveri. Il Vangelo è una carta politica, non partitica. Non abbiamo mai inteso essere pulpito di correzione verso gli altri, però certamente la dottrina sociale della Chiesa è la traduzione nella vita quotidiana degli insegnamenti del Vangelo. Per la comunità cristiana la Chiesa ha il compito di indicare degli itinerari, che comportino il rispetto della persona umana, dell’emarginato, la capacità di accoglienza. Schierarsi da una parte o dall’altra mi pare sia trasbordare. La Basilica in questi anni ha svolto questo ruolo, per la chiesa è una comunità pubblica, non privata. Dico sempre che i cittadini e i fedeli il più delle volte coincidono. L’impegno è essere voce anche nel deserto, essere voce libera delle persone, anche nelle difficoltà della gestione amministrativa e politica. Voglio dire alla fine del mio mandate che non c’erano interessi personali, famigliari, ma un’amore grande per la città. Vedo con piacere che c’è un cammino di cittadinanza che si fa sempre più forte, un bisogno di comunità. Per la città di Martina Franca è segno di una bella crescita“.

Qualche esempio?

Mi ricordo un discorso del Corpus Domini in un momento di crisi dell’amministrazione Palazzo, un discorso che fu un po’ strumentalizzato, ma era soltanto una voce alta, una voce del Vangelo che chiedeva un impegno più determinato e coraggioso al servizio della città. Era l’epoca in cui i ragazzi che frequentavano la parrocchia erano molto scontenti, ci fu anche una lettera di un gruppo di scout che fu inviata all’amministrazione del tempo

Da tempo cerchi di sollevare il problema dello spopolamento del centro storico.

Vedo un ulteriore diradamento di abitanti del centro storico. Anche la comunità albanese, che prima vi abitava, ha trovato alloggi nuovi. Ci sono alcune strade completamente vuote. Per fortuna c’è una grande tenuta della città che permette alla strade vuote di essere sicure. C’è una presenza significativa delle forze dell’ordine. Il problema del centro storico non è di facile soluzione, indubbiamente. Il nostro è enorme e forse c’è una dimenticanza, una specie di rivalsa dei cittadini martinesi, perché per molti di quelli la casa nel centro storico significava tornare a quando si era bambini, in monolocali con dieci persone. Una dimensione di precarietà che pesa ancora sulla città e probabilmente il centro storico viene ancora guardato con questa memoria, quasi da esorcizzare“.

La parrocchia di San Martino ha o aveva in dotazione diversi cespiti immobiliari. Cosa ne è accaduto?

La parrocchia aveva tante casette sparse nel centro storico, con fitti che arrivavano a 50 o 70 lire al mese. Fatiscenti, affittate a chi aveva bisogno. La parrocchia ha una sola masseria, lasciata forse cento anni fa, quella di Tre Piantelle, ancora affittata. Abbiamo provato a valorizzarla, ma forse era prematuro. Quando arrivai d’intesa con l’arcivescovo del tempo decidemmo di valorizzare Palazzo Ruggieri, acquistato dal mio predecessore. Vendemmo queste casette agli affittuari, con prezzi di favore, e mettemmo insieme la somma per restaurare il Palazzo. Siccome su queste case gravavano oneri legatari, depositammo in Curia un volume di offerte bastevole per continuare a celebrare le messe. Il restauro di Palazzo Ruggieri ha ridato vitalità al centro storico, un polmone buono per la parrocchia, forse il volano per il restauro di tante altre cose nel centro storico“.

Come vedi il futuro di Martina Franca e il tuo?

Mi dicono che oltre mille ragazzi sono andati via da Martina per cercare lavoro. Se da una parte c’è una precarietà lavorativa, dall’altra abbiamo una città vivace dal punto di vista culturale, dove c’è un giornalismo libero e tanti uomini di buona volontà. Questa è la vera ricchezza di Martina Franca, e il suo ineguagliabile patrimonio artistico e culturale. Un’isola in cui la biodiversità ha la sua vera casa. Io adesso mi dedicherò agli amici, allo studio, all’ascolto. Sarò molto rispettoso, ma non sarò un pensionato in pantofole vicino al caminetto, o che guarda dalla finestra disinteressandosi. Vorrei ancora essere partecipe della città. Una città che sento molto mia

Quale messaggio lasci a don Peppino?

La parrocchia accoglierà il nuovo parroco e monsignor Montanaro saprà intravedere nuove strade per il cammino della Basilica nel cuore del centro storico“.


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