Nonna Maria compie cento anni. La festa in contrada e i ricordi di una vita

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Maria Vinci ieri ha compiuto cento anni. O meglio, li ha compiuti l’8 ottobre, ma nel 1919, appena finita la Grande Guerra, quando nasceva qualcuno non è che si correva all’anagrafe a registrarlo. Ci sono voluti otto giorni.
Soprattutto se si lavora in campagna e andare in città significa perdere almeno mezza giornata. Nonna Maria è stata festeggiata con una messa solenne, alla quale ha partecipato il sindaco Ancona con tanto di fascia tricolore, e tutta la famiglia ha poi continuato al ristorante.
Perché compiere cento anni è un traguardo importante, e lo è per una famiglia che è unita proprio nel nome e negli insegnamenti della centenaria. Otto figli, tredici nipoti, quindici pronipoti. Il figlio più grande, Vitantonio, ha già settant’anni. A seguire Giovanna, Paolo, Rosa, Franco, Laura, Rina e Graziella. Una vita che ha attraversato il Novecento e ha visto il XXI secolo, con gli stravolgimenti che solo chi ha vissuto tanto a lungo può raccontare.
Nata in campagna, da sempre vissuta in contrada Papa Domenico, vicino alla chiesa, dedicata alla Madonna della Consolata, costruita con le offerte nel 1950 e dove ieri si è celebrata la messa di compleanno, Nonna Maria dall’età di otto anni ha lavorato. Una vita faticosa, come solo i contadini dei primi del Novecento sanno. Sposata nel 1948 e con i primi figli in arrivo, la sua famiglia è divenuta ben presto punto di riferimento della comunità della contrada.
Nel 1960 la sua famiglia fu la prima a possedere un’automobile, una Fiat Belvedere, che doveva essere guidata in due, perché papà Giovanni non riusciva a mettere le marce e ci doveva pensare uno dei figli. Nel 1968 arrivò la prima televisione della contrada, proprio a casa di Nonna Maria: alimentata a batterie che quando si scaricavano si era costretti ad attaccarla all’alimentazione dell’automobile. Per la corrente elettrica si è dovuti attendere fino al 1979.
Sembra una vita fa, eppure il compleanno di Nonna Maria è l’occasione per ricordare come quello che diamo ora per scontato, pochissimo tempo fa non lo era. «Stringi che vinci» è il motto della donna, e in questo modo sono stati cresciuti otto figli, che lo ripetono con orgoglio.
La cultura contadina è agli antipodi dello spreco consumista, perché forma nella fatica e nella precarietà esistenziale, obbliga ad anticipare gli eventi, a mettere da parte perché basta una goccia di pioggia in più o in meno perché tutto il raccolto vada in malora e con esso il sostentamento per la famiglia. 
La fatica di dover fare due km per fare a piedi per prendere il latte per i neonati, o riempire al pozzo comune l’acqua con la «rizzola». Educata all’essenzialità, Nonna Maria però non ha mai lesinato generosità.
Per ogni battesimo in contrada preparava i famosi «giannetti» e dove si mangiava in nove, si poteva mangiare in dieci. C’è chi ricorda ora di quando, giovane pastorello col gregge, nei pressi della casa in contrada Papa Domenico, all’ora di pranzo si vedeva arrivare questa donna minuta con un piatto di orecchiette fumanti: «Che sapore aveva quel sugo!», ripete il fortunato. 

Articolo pubblicato il 17 10 2019 sul Nuovo Quotidiano di Puglia


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