Ex Ilva. Arcelor Mittal annuncia l’addio. Le motivazioni e le reazioni.

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Economia, Politica



Arcelor-Mittal ha annunciato l’addio all’acciaieria di Taranto. L’ha fatto ieri con una lettera lunga sei pagine (qui si può leggere integralmente), con la quale di fatto si punta il dito verso il Governo che ha tolto lo scudo penale e contro la magistratura di Taranto per il rischio di veder spento l’altoforno 2 (quello in cui morì Alessandro Morricella) per la mancata adozione delle prescrizioni di sicurezza e, a seguire, per le stesse ragioni, anche degli altiforni 1 e 4. E anche per un “clima d’ostilità” generale. Questa scelta arriva anche a pochi giorni dalle notizie non troppo confortanti sul mercato dell’acciaio, che vede una flessione di produzione in tutta Europa, Germania compresa.

Le reazioni all’annuncio di lasciare l’acciaieria non si sono fatte attendere. Da parte del Governo c’è la volontà di non abbandonare la produttività del sito: “Per questo Governo la questione Ilva ha massima priorità. Già martedì pomeriggio ho convocato a Palazzo Chigi i vertici di ArcelorMittal. Faremo di tutto per tutelare investimenti produttivi, livelli occupazionali e per proseguire il piano ambientale”, dice ai leader di Cgil, Cisl e Uil confermando come “c’è la ferma determinazione di proseguire la produzione dell’Ilva, di salvaguardare l’occupazione e di garantire la tutela dell’ambiente”. D’altra parte, prosegue Conte, il governo è pronto al confronto con ArcelorMittal ma “ritene che non ci sia alcun motivo che possa giustificare questo recesso” perché “la norma sullo scudo penale non era nel contratto e non può essere invocata per giustificare il recesso” , ha dichiarato il premier Conte.

I sindacati sono preoccupati per l’impatto sociale. Dichiara Landini: Il governo “deve togliere ogni alibi ad ArcelorMittal facendo applicare l’accordo a suo tempo firmato”. Così il segretario generale della Cgil Maurizio Landini, intervistato oggi (martedì 5 novembre) da Rai Radio1. “Il governo torni con chiarezza a quanto convenuto con ArcelorMittal con l’accordo di settembre, secondo la logica che non si può imputare ad ArcelorMittal cose fatte prima di loro. La stessa protezione che avevano i commissari deve averla anche ArcelorMittal. Il compratore deve essere responsabile se non fa investimenti, ma non si deve scaricare su di lui ciò che prima di lui è stato fatto. Bisogna tornare al senso dell’accordo che era stato firmato un anno e mezzo fa”. Per il segretario Cgil “non si spiega perché il Parlamento abbia modificato un provvedimento che il governo aveva fatto prima. E’ un passaggio che non si comprende. Se si vuole politicizzare questa vicenda si fa un errore, qui bisogna risolvere i problemi”. L’azienda però, ha concluso l’esponente sindacale, “non può usare questo elemento per dire che non applica più l’accordo. Non vorrei che tra qualche giorno si toglie lo scudo, ma poi ci saranno operai in meno, licenziamenti non ne vogliamo”.

Non si fa attendere la reazione degli ambientalisti. Legambiente: “Questa sarebbe la vera e unica immunità accettabile: nessuno che gestisca l’impianto correttamente potrebbe poi essere accusato di creare malattie e morti. Solo in questo ambito può essere meglio disciplinata la questione delle responsabilità nella conduzione degli impianti. Solo così si può affrontare in maniera seria la questione della produzione di acciaio in una città come Taranto, segnata da un pesante tributo di malattie e morti. L’abbiamo sempre detto: l’Ilva o si risana davvero o si chiude. E’ arrivato il momento di scegliere” concludono i presidenti di Legambiente Puglia e di Legambiente Taranto.

Ora si dovranno attendere gli esiti della convocazione al Mise dell’azienda.



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