Perché Martinuccio, la maschera di Carnevale di Martina Franca, ha le corna?

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Cultura, Società


di Piero Angelini*

Anche quest’anno con l’arrivo del carnevale, a Martina, è facile imbattersi per le strade del borgo, in uno strano individuo alla testa di un numeroso gruppo di personaggi abbigliati con splendidi costumi settecenteschi. Costui è Martinuccio, una maschera che ad alcuni martinesi “capetoste” proprio non piace, per via di un “accessorio” svettante sul suo capo che offenderebbe, a detta di molti, l’onorabilità dei mariti e la reputazione della città.

Martinuccio s’ispira al Santo Patrono della Città: San Martino, protettore dei soldati, dei viaggiatori e dei…cornuti!

Che il nostro Santo sia legato a questo scabroso argomento, è ampiamente riscontrabile in numerose storie tradizionali che vanno dal Trentino alla Sicilia e dall’Ungheria al Portogallo.

Apro ora una parentesi sulle “corna”, intese come risultato di un rapporto andato a male. Ci sarebbero da aprire disquisizioni infinite, conferenze e seminari, ma per rimanere al riparo da eventuali ulteriori polemiche non più (ahimè) da bar, ma da social, tengo a precisare che le “corna” non hanno sesso e nascono lì dove muore un rapporto d’amore, di qualsiasi tipo d’amore. Sino all’altro ieri, del resto, gli uomini ricoprivano un ruolo dominante. Se accadeva che l’uomo veniva colpito da cornutaggine, la sua donna, minimo, veniva prontamente additata come una poco di buono. Se invece era lei a subire la medesima sorte, ella rimaneva semplicemente una compatita cornuta e lui invece promosso a possente maschio sciupafemmine. È sufficiente ricordare che ancora nel XX secolo, l’articolo 587 del Codice Penale, prevedeva una pena decisamente attenuata per chiunque avesse cagionato ”la morte del coniuge, della figlia o della sorella nell’atto in cui ne” avesse scoperto “la illegittima relazione carnale e nello stato d’ira determinato dall’offesa recata all’onor suo o della famiglia”. La sanzione era altrettanto attenuata per chi avesse provocato la morte della persona che aveva intrattenuto la relazione illegittima col coniuge, con la figlia o la sorella. Solo nel 1968 la Corte Costituzionale dichiarava l’incostituzionalità dell’articolo 559 del Codice Penale che prevedeva la punizione dell’adulterio della moglie e non anche del marito, mentre bisognerà aspettare la Legge n°442 del 10 agosto 1981 per l’abrogazione delle disposizioni sul delitto d’onore…qui ho chiesto aiuto ad un mio amico avvocato, giusto per rendere più dotto questo mio frivolo scritto. È chiaro che oggi queste ingiuste disuguaglianze sono superate o quasi. Ad essere aperti di mente e di cultura dotati, dovrebbe ormai essere consolidata l’idea che quando spuntano le corna, queste portano grande sofferenza in egual misura a uomini, donne, donne e uomini. Chiusa parentesi.

Quando Alba Manara mi chiese di disegnare una maschera che rappresentasse Martina Franca, pur non ritenendomi degno, accettai subito perché all’istante mi ritornò in mente una storia che mi raccontava mia nonna: quella di San Martino che dovendo iniziare un lungo viaggio, ed essendo molto geloso della sua bella sorella, la portò con sé in groppa al suo destriero per non lasciarla a casa sola, esposta alle mire vogliose dei giovani concittadini. Lungo il viaggio, Martino evitò accuratamente di lasciarla sola, a protezione della di lei virtù. Un giorno lei chiese al fratello di potersi appartare pochi attimi per via di un’impellenza fisiologica. Per pudore scavalcò un parete e così poté soddisfare il proprio bisogno. Ripresero il viaggio, e col passare dei mesi il povero cavallo aveva perso la sua andatura spedita e appariva ogni giorno più stanco e affaticato. Finché un giorno, Martino scorse la sorella senza le ampie vesti che solitamente nascondevano le sue forme e con stupore la trovò ingrassata e con un grosso ventre rigonfio portatore di una nuova vita. Insomma alla sorella del povero Martino, bastò scavalcare un parete per trovare un momento di generoso amore donatogli da un contadino che casualmente li era a faticare. Ed è da questa nota favola che sul capo di San Martino, oltre all’aureola spuntarono due lunghe corna.

Diversi anni dopo assistetti a una pittoresca lite tra un retto marito e la sua onorevole moglie. Lui si rivolgeva a lei apostrofandola col nome comune di un antico mestiere: “putten!” e lei prontamente fiera gli rispondeva: “ce je so puttèn, tu si curnot!”. Beh, mettendo insieme questi due ricordi, non ho avuto dubbi, la maschera di Martina Franca doveva essere un CORNUTO, nobile, santo, ma cornuto! Ora, mettendo da parte concetti, preconcetti, culto, storia e rispetto è noto che a carnevale si diventa folli e protetti da questa follia, per pochi giorni l’anno, e sempre entro i limiti della decenza, è consentito osare. Si possono deridere i potenti, i paesi vicini, le proprie storie e tradizioni, prendere in giro preti e politicanti e spennacchiare l’onorevole morale comune, vera o apparente che sia. Poi, finito il carnevale, torniamo tutti a essere seri, compiti e cornutamente liberi, dura poco e non fa male!

*Piero Angelini è autore e fumettista, direttore artistico del Manuscripta, festival della letteratura a fumetti


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