Epidemie. Quando i martinesi si rivolgevano a Santa Bonosa

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Cultura


di Damiano Nicolella

In tempi di epidemia come quelli attuali (un po’ come la peste manzoniana de “I promessi sposi”) ecco che tiriamo fuori la stori della figura completamente dimenticata di Santa Bonosa vergine e martire romana, che al pari di Comasia, Martina, Filomena ed altre antiche cittadine dell’Urbe campionesse della fede è arrivata in epoca barocca nella valle d’Itria per rimanervi ospite fissa e venerata dai martinesi di ogni tempo.

A ognuno il suo: come Martina si occupa di fulmini e terremoti, Comasia di portare la pioggia in tempi di siccità essendo la vergine delle acque e Filomena si prende cura di orfane e ragazze, così Bonosa (vedi foto in allegato del Suo ritratto sul secondo altare destro nella chiesa di Sant’Antonio dei Cappuccini oggi sede del Villaggio del Fanciullo, nella valle dei trulli) chissà perché è patrona contro il vajolo e la varicella (malattia ancora dilagante qui fra noi bambini negli anni ’80) e le malattie contagiose in genere, al pari di San Rocco per la peste celebratissimo nella dirimpettaia Locorotondo.

Bonosa, nobildonna romana, fu martirizzata per la fede cristiana con la sorella Zosima ed Eutropio sotto l’imperatore Settimio Severo nel 211 dopo Cristo.

Nel 1256 alcune Sue reliquie furono traslate da Porto, località presso Roma, nell’abbazia di Clairvaux in Francia dal monaco Goffredo; all’epoca la martire godeva di grande venerazione in una chiesa dedicata a Lei nel quartiere Trastevere. Fino al 1888 la chiesa di Santa Bonosa a Roma custodì il suo corpo; dopo che questa fu demolita, oggi la vergine riposa nella parrocchia romana di Santa Maria della Mercede e Sant’Adriano. Fino al XIX secolo Bonosa nell’Urbe era invocata dai pastori, che ne custodivano l’immagine negli ambienti infetti delle stalle, perché li preservasse dalla varicella e dal vajolo; il suo culto giunse a Martina Franca nel ‘700 in seguito alle epidemie che funestarono il Regno di Napoli in quegli anni, a cui in valle d’Itria fecero fronte efficace le invocazioni del popolo anche a San Martino di Tours e a San Rocco. Il quadro che rappresenta la Santa nell’atto di benedire una popolana che le raccomanda il suo bambino chiazzato di macchioline tipiche della varicella si trova a Martina Franca nella chiesa dei Cappuccini oggi sede dei Padri Somaschi, immersa nell’incantato paesaggio della valle dei trulli. Le ultime tracce della pubblica venerazione dei martinesi per la martire risalgono agli anni Trenta, quando vennero stampate e distribuite presso la chiesa alcune Sue immaginette custodite oggi nell’Archivio Grassi presso la biblioteca comunale di Martina; poi più nulla. Bonosa viene celebrata il 15 luglio.


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