Una donna di Martina Franca nella Resistenza. La storia di Anna Montanaro

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Cultura, Società


Anna Montanaro era una sarta. Nata il 5 settembre 1916 aveva poco più di ventisette anni quando aderì al movimento di liberazione che la portò a militare, per quasi un anno, dal 15 settembre 1943 al 28 agosto 1944, nella 4a Divisione Garibaldi in Piemonte. Quasi un anno di servizio in una delle divisioni partigiane che liberò Torino. La sua scheda nella banca dati della resistenza piemontese, non dice altro. Era considerata un’artigiana, ma non sappiamo se fosse sposata con un partigiano o scelse liberamente di aderire alla Resistenza. Sappiamo che abitava in corso Stupinigi 68, un lungo viale alberato circondato da alti palazzi moderni. Anna Montanaro è stata riconosciuta patriota. Si qualifica patriota colui che ha collaborato e contribuito attivamente alla lotta di Liberazione, sia militando nelle formazioni partigiane per un periodo minore di quello previsto, sia prestando costante e notevole aiuto alle formazioni partigiane, si legge dal Decreto legislativo luogotenenziale del 21 agosto 1945, n.518, dal titolo Disposizioni concernenti il riconoscimento delle qualifiche dei partigiani
e l’esame delle proposte di ricompense (d. lg. Lgt. 518/1945).

Sono oltre 300 gli antifascisti segnalati a Martina Franca, tra patrioti, partigiani, comunisti e socialisti. Segnalati, schedati, arrestati, a volte uccisi. Sono coloro che hanno gettato le fondamenta della società in cui viviamo, che hanno scelto di ribellarsi all’invasore, ai nazisti, ai fascisti che avevano affamato il Paese. Erano ventenni, catapultati dai campi e dalle vigne alle trincee, costretti a compiere una scelta fatale in poche ore, dopo la firma dell’armistizio. Hanno fatto l’Italia. Qui il loro elenco, tratto dal bellissimo lavoro di ricerca di Pati Luceri.

Martina Franca, però, ha un brutto rapporto con la memoria. Quando accade qualcosa di spiacevole, si trattiene il fiato aspettando che passi. Il timore è che possa intaccare lo scorrere sempre uguale delle cose. Ricordare è l’atto che precede il cambiamento, perché senza memoria le cose si ripetono sempre uguali. Ricordare cosa hanno fatto le persone semplici, i nostri parenti, può essere d’esempio per affrontare il futuro che verrà. Per questo facciamo appello a chi più informazioni su Anna Montanaro o sugli altri partigiani e antifascisti, di farsi avanti, perché la loro memoria diventi patrimonio collettivo.

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