Ragazzi, così non va…

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Cronaca, Editoriali, Società


Così non va, proprio no. Alla bellezza di una sera di primavera sulle scale di San Martino, con gli amici, non si può resistere. Ma così non va, perché se possiamo oggi ripartire, in punta di piedi, con cautela, lo dobbiamo proprio perché abbiamo stretto i denti per tutto questo tempo, perché siamo rimasti a casa. A Martina Franca il Covid-19 ha fatto due vittime, in Italia sono morte trentamila persone. Un paese intero non c’è più. Molte di loro sono andate via da sole, senza il conforto dei propri cari.

Ragazzi, così non va. Il sistema è così delicato che basta una sbavatura di queste e va tutto a puttane. Immaginate cosa potrebbe accadere se la curva dei contagi dovesse risalire: chi ha resistito finora potrebbe non reggere il colpo. Immaginate le conseguenze.

Potreste domandare: “Ma è tutta colpa nostra che vogliamo goderci la primavera della stagione e della vita?”. La risposta è no, ovviamente, ma gli assembramenti di ragazzi sono la parte più evidente di qualcosa che non va, perché tutto il sistema di prevenzione si regge sulle responsabilità individuali, sia che siate adolescenti sulle scale di San Martino, sia che siate titolari di un bar, sia che siate lavoratori piegati sulle macchine. Non possiamo però permetterci di scaricare le responsabilità: gli ultimi sui penultimi, i titolari dei bar sui ragazzi, sui loro genitori che non controllano, su polizia e carabinieri che non vigilano, sul Comune, perché tanto è sempre un po’ colpa del sindaco. Finora il Paese ha dimostrato solidarietà, e non possiamo buttare all’aria tutto quello che di buono ci ha dato il lockdown: la consapevolezza delle conseguenze delle nostre azioni.

Qualche anno fa, per combattere la diffusione di stupefacenti e l’abuso di alcol nelle discoteche si fecero in Puglia dei progetti di peer education. Educatori e operatori sociali frequentavano il mondo della notte (discoteche, feste, concerti), offrendo agli avventori consigli su come comportarsi in maniera positiva. Ha funzionato più questo che non la repressione, è noto. Si potrebbe copiare questa soluzione, coinvolgendo le associazioni giovanili di Martina Franca, chiedendo loro di stare tra i loro coetanei e spiegare i rischi in cui incorrono assumendo atteggiamenti irresponsabili.

Commenta Valentina Bello, titolare dell’Undercover, che di vita notturna ne sa abbastanza: “I bar non devono educare i figli di qualcuno che non è riuscito a farlo. Questo è un momento delicatissimo. Chi ha un attività o sta dentro a lavorare o sta fuori a controllare. In più, i bar nelle vicinanze immediate delle scale sono chiusi. Bisogna intervenire, sicuramente, però mantenendo una certa obiettività. Già il Governo ha scaricato moltissima responsabilità sulle attività, cerchiamo di mantenere un lato solidale, per questo momento e per quelli a venire. Nel frattempo deve intervenire il comune. Con qualcosa di concreto, non con un post su Facebook, ma è fondamentale il dialogo, altrimenti sembrerà un azione repressiva e basta. Bisogna far capire il bene comune ai ragazzi, che poi andranno a casa e lo spiegheranno ai genitori… Magari“.

L’alternativa è mandare pattuglie a disperdere gli assembramenti e multare ragazzini e baristi. Ma davvero vogliamo arrivare a questo?


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