Impatto del Covid-19 sui decessi. Ecco i dati della Valle d’Itria

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Da quando il Consiglio dei Ministri ha dichiarato lo stato di emergenza, lo scorso 31 gennaio, in conseguenza del rischio sanitario connesso alla diffusione del virus Sars-Cov-2, in molti si stanno chiedendo quali saranno le conseguenze per l’Italia e il mondo intero.

La pandemia, che sta mettendo in ginocchio tutti i paesi, e che potrebbe protrarsi ancora per molto tempo, ha dato inizio a quella che ormai tutti definiscono la più grande crisi mondiale dopo il secondo dopo guerra. La questione non è solo sanitaria, anche sociale, culturale, demografica e soprattutto economica. Secondo il Fondo Monetario Internazionale le perdite saranno circa 9000 miliardi di dollari per il 2020, più delle economie di Germania e Giappone messe insieme, e il Pil mondiale calerà del 3%.

La partita è complessa e tutti i settori sono strettamente collegati tra loro, come demografia ed economia. Come annunciato dall’Istat il calo delle nascite, l’invecchiamento della popolazione e la perdita di residenti in atto dal 2015 ha portato a un calo demografico di dimensioni tali da poter avere effetti sul sistema economico italiano. Con il Coronavirus la situazione è precipitata, ma quanti decessi ci sono stati in più rispetto agli anni precedenti?

Proprio l’Istat ha pubblicato diversi dati sui decessi totali inseriti all’interno del rapporto “Impatto dell’epidemia Covid-19 sulla mortalità totale della popolazione residente Primo trimestre 2020“, pubblicato il 4 maggio scorso e realizzato in collaborazione con l’Istituto Superiore di Sanità. Un lavoro capillare sui vari comuni italiani (ne mancano circa 1000 su 7904 totali ndr) che ci mostra una fotografia dell’andamento della mortalità. I dati pubblicati riguardano i decessi, non solo quelle da Covid-19, nel primo trimestre (i dati vengono aggiornati costantemente, l’ultimo aggiornamento risale al 15 aprile 2020 ndr) confrontati con quelli dello stesso periodo di tempi nel 2019.

Considerando il periodo 20 febbraio-31 marzo, si osserva a livello medio nazionale una crescita dei decessi per il complesso delle cause del 38,7%: da 65.592 a 90.946, rispetto allo stesso periodo della media del quinquennio 2015-2019.

Fondamentalmente l’Italia al momento è divisa in 3 parti: al Nord è stato registrato un incremento medio di oltre il 40%, al Centro del 15% e al Sud sostanzialmente in linea con quelli dello scorso anno.

E nei Comuni della Valle d’Itria?

I dati sono in linea con quelli del 2019, anche se si registra un leggero aumento da marzo in poi. A Martina Franca, nonostante il Covid-19, tra gennaio e marzo i decessi sono stati inferiori rispetto a quelli del 2019, per poi avere un’impennata ad aprile. A Locorotondo invece i dati del primo trimestre parlano di un aumento costante, con picchi di oltre il 100% dei decessi in più, per poi scendere nel mese di aprile. In crescita costante invece i dati che riguardano Ceglie Messapica e Cisternino, le zone più colpite dal virus. Mancano all’appello i dati di Alberobello e in parte di Ostuni. I dati di aprile fanno riferimento solamente ai primi 15 giorni del mese.

Di seguito gli incrementi percentuali dei decessi totali dall’1 gennaio al 11 aprile (file completo visionabile qui)

GennaioFebbraioMarzo Aprile
Martina F.-12,2-17,8-1,836,4
Ceglie Messapica-29,510,634,652,2
Locorotondo18,1106,530-7,9
Cisternino-8,5-13,56,6n.d.
Ostuni-18,623,4-6,1n.d.
Alberobellon.d. n.d. n.d. n.d.

In Italia nel 2019 sono morte circa 650 mila persone e ne sono nate solo 435 mila, il livello più basso dal 1918. Uno scarto che supera le 200 mila unità e aumenta di anno in anno e che proietta l’Italia in una crisi demografica dalla quale sarà molto difficile uscire.

Per questo la crisi sanitaria legata al Coronavirus può, in Italia, dare il colpo di grazia definitivo e creare disagi ad un sistema già fortemente compromesso.

Nonostante la curva dell’epidemia ci mostra chiaramente una situazione di decrescita, e questo è un segnale positivo, gli esperti ci suggeriscono di non abbassare la guardia. Secondo una stima dell’Istat nel 2020 potrebbero esserci dai 35 mila ai 100 mila decessi in più rispetto al 2019.

In più, come dichiarato da Gian Carlo Blangiardo, presidente Istat, l’idea che il lockdown possa aver aiutato a incrementare i concepimenti nel paese si poggia su fondamenta sbagliate: “La paura e l’incertezza sono i sentimenti che prevalgono in questo contesto – commenta il presidente Istat in un’intervista al TG3 Leonardo – per tanto un impatto negativo sulla natalità per il 2020 dovremmo considerarlo molto probabile”.

Di seguito i grafici interattivi sui decessi.


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