La sindrome del guscio e il valore dell’abbraccio

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Società


di Claudio Bello*

Osservare la foto del ringo martinese in una temperata serata di venerdì di fine maggio non sempre può assumere i connotati di un sogno in una notte di inizio estate. Leggendo e analizzando gli innumerevoli interventi social dei miei concittadini ho potuto notare come tutto ciò che fino a qualche mese fa risultava configurabile come normalità, adesso sembra essersi tramutato in un incubo. L’emergenza coronavirus ci ha portato ad aver paura della nostra quotidianità e a criminalizzare la normalità.

Il termine ringo indica in toponomastica una strada di confine, un anello di congiunzione tra la città nuova e il borgo antico. Spetta a noi non far degenerare questo storico luogo di incontro e confronto in una piazza di scontro stile Far West. Rivedere a distanza in quello scatto fotografico una delle arterie principali dello sviluppo urbano martinese, riconducibile anche al cuore pulsante della movida cittadina, ha generato in me un profondo senso di nostalgia.

Ormai da alcuni anni vivo lontano da Martina e insegno in una scuola superiore di Varese, nel profondo Nord e nel cuore della Lombardia, ferita a morte dal Covid-19. Grazie alla mia professione, sono quotidianamente in contatto con le nuove generazioni di ragazzi, colpevolizzati di libertinaggio, e con le loro famiglie (accusate di inadempienza educativa). Il segreto per il buon funzionamento di un rapporto – sentimentale, lavorativo o comunitario – risiede sempre nella comunicazione, nel dialogo e mai nella repressione.

I figli talvolta sono le specchio dei loro genitori. I figli non fanno mai quello che dicono le loro famiglie: i figli fanno quello che i genitori fanno. La mela quindi non cade mai lontana dall’albero,  eppure spetta proprio alla società e alla politica il gravoso compito di creare un tessuto sociale per attutire la caduta.

Le cause dell’emergenza sanitaria sono ascrivibili esclusivamente alle responsabilità del singolo cittadino? Quale ruolo esercitano a tal riguardo la classe dirigente, le amministrazioni cittadine e i singoli partiti politici? In questa delicata fase di riabilitazione civile, definita Fase 2, come vivremo i futuri appuntamenti elettorali? In quale maniera occuperemo i consueti spazi pubblici destinati ai comizi in Piazza XX settembre o in Piazza Maria Immacolata?

Una classe dirigente di Sinistra dovrebbe limitarsi a denunciare dall’alto la propria indignazione, ricalcando i modelli repressivi degli sceriffi? Oppure l’area progressista avrà finalmente il coraggio di intervenire e condividere le proprie scelte politiche con la comunità? I politici sono infatti parte della cittadinanza.

Spetta a noi cittadini il compito di riappropriarci della nostra libertà, rispettando sempre le libertà altrui. È arrivato il momento di uscire dal nostro guscio e di fuggire la tentazione del muro e la cultura del sospetto (Homo homini lupus). I diritti invisibili sono fondamentali ma risulta opportuno occuparsi anche del visibile. Cara Martina, non aver paura di riabbracciare i tuoi figli di ritorno quest’estate. Conserva il tuo animo solidale. È giunto il momento della responsabilità e del coraggio. Per tutti.

*Docente a Varese, originario di Martina Franca

Gli altri articoli sull’argomento:

  • La denuncia del cittadino: https://www.valleditrianews.it/2020/05/30/assembramenti-notturni-amministrazione-inerte/
  • Il commento dello scrittore Davide Simeone: https://www.valleditrianews.it/2020/05/30/non-disprezzate-quei-privilegi-invisibili-che-vi-sono-stati-concessi/
  • Il commento del gestore: https://www.valleditrianews.it/2020/05/30/ce-chi-vuole-buttare-fumo-negli-occhi/
  • Il punto di vista del docente: https://www.valleditrianews.it/2020/05/31/la-sindrome-del-guscio-e-il-valore-dellabbraccio/
  • Il comunicato stampa dei commercianti: https://www.valleditrianews.it/2020/05/31/movida-lassociazione-ho-re-ca-i-locali-vuoti-non-li-vede-nessuno/

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