Movida. Fotografare non serve a nulla, non siamo ateniesi

/ Autore:

Società


La parola movida deriva dallo spagnolo e dovrebbe significare “movimento”. Ecco perché a fotografarla serve arte, professionalità, altrimenti la foto viene manco a farla a posta mossa.

L’altra sera abbiamo avuto l’ennesima prova di come a fotografare non siamo bravi tutti, ci vuole passione costanza e partecipazione. Se non sei un professionista chiedi al soggetto fotografato di mettersi in posa, vale a dire, di stare fermo.

Credo che sia quanto successo l’altra sera nel centro storico.

Qualcuno ha pensato con uno scatto non di denunciare dei ragazzi ma, inconsapevolmente, almeno spero, di metterli sul patibolo. Il messaggio era ed è sempre lo stesso i ragazzi non rispettano il distanziamento sociale, non hanno i dpi e quindi il coronavirus ci punirà tutti.

Bene, anzi male, perché può essere. Non lo sappiamo, abbiamo poca esperienza ma le statistiche non sono a nostro favore.

Quella che è diventata virale è una delle tante foto che a me costringono  a “rinnovare il dolore” parafrasando il sommo poeta. Quelli mossi in foto, presi quasi sempre dall’alto,  in piedi o seduti sulle scale di San Martino a me fanno pensare a tanti inconsapevoli Enea.

Chi ha letto Virgilio (credo che gli autori delle due foto in questione l’abbiano fatto) sa che il povero Enea a differenza di tutti gli eroi suoi predecessori ha un compito che non si è scelto lui, è stato gettato.  Esattamente come quei ragazzi.  Il dramma di Enea è che quello che fa, che si ritrova a vivere non è quello che avrebbe voluto vivere.  Esattamente come quei ragazzi. Lui, Enea,  si trova a non far nulla di quello che avrebbe voluto fare ma quello che poi deciderà di fare,  lo vorrà con tutto se stesso. Esattamente come quei ragazzi faranno ( anche perché lo hanno già  fatto meno di 2 settimane fa).

A quei ragazzi toccherà fondare la nuova Italia. Esattamente come ha fatto Enea.

Cosa fare dunque? Facciamo altre migliaia di foto mosse? Andiamo a fotografare gli assembramenti  di anziani? Di adulti che quotidianamente  si assembrano senza mascherina?  Diamo la colpa al comune? Al sindaco? ai vigili, ai ragazzi, ai genitori? Ai baristi?

La colpa è nostra e di chi ci ha preceduto.

Qualche giorno fa mi è capitato di rileggere a distanza con i ragazzi di un liceo un testo molto importante per la nostra società che è uno dei fondamenti del nostro concepire la democrazia vale a dire l’orazione che Pericle fa in commemorazione dei caduti del primo anno di guerra riportata dal mitico Tucidide  nelle Guerre del Peloponneso. A un certo punto il sapiente greco dice,  riferito agli atenesi, cioè ai suoi concittadini, che “Amiamo il bello, ma con semplicità, e ci dedichiamo alla filosofia, ma senza debolezza”.

A questo punto una ragazza ha interrotto giustamente la lettura e mi chiesto il senso di questa frase.

Ma può essere che tutti gli ateniesi amavano il bello e la filosofia. Tutti erano professori di arte e di filosofia?

La risposta è stata un secco no con un lunghissimo ma avversativo.

Che cosa stava dicendo Pericle ai suoi concittadini? Pericle diceva una cosa semplicissima, oggi ci sembra surreale,  che tutti i cittadini di Atene  tendono al sapere e al bello, in altre parole, tendono a sapere fare bene.

Un contadino tende a coltivare la  terra con tutta la passione che ha, un barista preparerà la sua bevanda e la servirà la meglio che può fare,  idem il fruttivendolo ecc. (sentiamoci  tutti chiamati in causa).

Quindi quello che ci sta discendo Pericle è che se tu non sai fare bene quello che è il tuo lavoro che democrazia vuoi fare?  In che democrazia vuoi vivere?  Se tu non fai bene quello che sai fare come puoi contribuire al bene comune?  Il bene supremo, quello tuo e degli altri, contemporaneamente.

I cittadini giovani o anziani che sono devono operare sempre nel senso del bello  nelle loro opere quotidiane, se non si lavora bene  se non ci si comporta bene non si può avere il bene comune.

Quindi il discorso non vale solo per i ragazzi dalle 23 in poi ma vale sempre. 24 ore  su 24 in tutti i campi. Dal commercialista al barista, dall’ operatore ecologico al medico. Nel centro storico e nella città nuova. Negli uffici e nelle case.

Quindi fotografare non serve a nulla. Perdersela con i ragazzi men che meno e neppure con i loro genitori la colpa è che nell’era democratica, nell’epoca dove pensiamo di sapere tutto, nell’epoca dove i ragazzi sono sempre i portatori del male e non del fare, noi non siamo ateniesi.

Tutti gli articoli sull’argomeno:

  • La denuncia del cittadino: https://www.valleditrianews.it/2020/05/30/assembramenti-notturni-amministrazione-inerte/
  • Il commento dello scrittore Davide Simeone: https://www.valleditrianews.it/2020/05/30/non-disprezzate-quei-privilegi-invisibili-che-vi-sono-stati-concessi/
  • Il commento del gestore: https://www.valleditrianews.it/2020/05/30/ce-chi-vuole-buttare-fumo-negli-occhi/
  • Il punto di vista del docente: https://www.valleditrianews.it/2020/05/31/la-sindrome-del-guscio-e-il-valore-dellabbraccio/
  • Il comunicato stampa dei commercianti: https://www.valleditrianews.it/2020/05/31/movida-lassociazione-ho-re-ca-i-locali-vuoti-non-li-vede-nessuno/
  • Fotografare non serve a nulla, non siamo ateniesi: https://www.valleditrianews.it/2020/06/01/movida-fotografare-non-serve-a-nulla-non-siamo-ateniesi/

commenti

E tu cosa ne pensi?